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L’auto senza conducente, il futuro del settore automative

L’auto autonoma

L’auto senza l’uomo è la nuova frontiera della mobilità. Non si tratta semplicemente di una rivoluzione tecnologica, ma di una vera e propria metamorfosi culturale che stravolge gli attuali stili di vita. Il veicolo che si muove autonomamente consente, infatti, a chi è a bordo di impiegare la durata del tragitto per altri scopi. In pratica, ci può condurre al lavoro e, nel frattempo, possiamo telefonare, leggere un giornale e organizzare la nostra agenda quotidiana. Terminato questo compito, la vettura può da sola tornare indietro per accompagnare i ragazzi a scuola o la moglie a fare shopping, per poi fermarsi in un’area di sosta in attesa del prossimo appuntamento da rispettare. Non si tratta di fantasie futuristiche, ma di una realtà su cui stanno lavorando tutti i grandi gruppi automobilistici, FCA compreso. Restare indietro su questo terreno, infatti, significherebbe perdere le sfide del prossimo futuro.

L’auto come status symbol

L’auto autonoma segna la fine di un’epoca in cui l’indipendenza e la libertà individuale erano strettamente connesse alle sconfinate possibilità di mobilità che le “quattro ruote” garantivano, sotto il controllo diretto del conducente il quale, da questa posizione di comando, traeva anche un piacere intrinseco di dominio sulla “macchina” e su quanto essa rappresentava. Un feticcio da possedere, venerare, coccolare e governare, l’orizzonte dei propri sogni, uno status symbol da esibire in bella mostra in qualunque occasione, un oggetto che consente, a chi lo possiede e comanda, un’ampia libertà di scelta (dove andare, quando partire e in quanto tempo arrivare).

 

 

Il robot a quattro ruote

Privata del driver umano e spogliata da qualsivoglia sovrastruttura ideologica e valoriale, l’auto robotizzata, invece, non rappresenta più un fine, è semplicemente un mezzo strumentale alla soddisfazione dei bisogni pratici dell’uomo. Non è più lui ad assumerne il pieno controllo e, quindi, a stabilire l’andamento del viaggio, ma un complesso e sofisticato sistema tecnologico che, in cambio, lo libera dall’impegno e dalla responsabilità della guida, assicurandogli, nel contempo, più serenità, nuove opportunità di impiegare il tempo di percorrenza e, soprattutto, maggiore sicurezza. Il robot a quattro ruote, inoltre, è facile da condividere con altre persone, con notevoli risparmi in termini di costi di esercizio, di traffico (si riducono le vetture in circolazione) e di inquinamento, tanto più che i nuovi veicoli verranno realizzati ad emissione nulla o, comunque, a basso impatto ambientale.

 

Quando questa rivoluzione?

Quando sarà portata a termine questa rivoluzione è ancora presto per dirlo. In gioco non c’è solo la tecnologia, ma anche, e soprattutto, l’ambiente destinato ad accogliere questa novità, intendendo con ciò gli aspetti culturali, normativi ed infrastrutturali in mancanza dei quali l’auto senza pilota si ridurrebbe soltanto ad un mero esperimento di laboratorio. Troppe e complesse sono ancora le variabili da tenere sotto controllo e da regolamentare, non considerando le questioni giuridiche e sanzionatorie derivanti da eventuali infrazioni o sinistri. Allo stato attuale, infatti, l’auto autonoma non potrebbe sopravvivere in città come Napoli, ma pure in tanti altri centri urbani. Strade sconnesse, prive di segnaletica e occupate dalla sosta selvaggia, da cantieri o da altri ingombri, conducenti, e molte volte anche pedoni, indisciplinati, incroci non presidiati, ingorghi “a croce uncinata” sono alcuni dei principali rischi per la sicurezza della circolazione di difficile gestione senza l’intervento dell’uomo. Per quanto affascinanti, gli scenari ipotizzati dall’avvento dell’automobile a guida autonoma sono ancora avveniristici per noi che, per il prossimo futuro, nutriamo aspettative più ordinarie, come strade senza buche, marciapiedi percorribili, passaggi pedonali protetti, trasporti efficienti e via dicendo. Insomma, normali condizioni di mobilità senza le quali l’auto del futuro è destinata a restare solo una proiezione fantastica, un sogno nel cassetto.

 

Di Antonio Coppola

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