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Ricominciare da sé, un passo alla volta: “Marzo, tempo di rinascita” di Chiara Mariani

Un percorso di progressiva emersione della consapevolezza.

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“Marzo, tempo di rinascita” di Chiara Mariani è un’opera scritta sotto forma di diario in cui l’autrice racconta dei suoi disturbi del comportamento alimentare.

«Ho capito che ognuno di noi ha dei limiti, delle insicurezze. Siamo esseri umani. Ho imparato ad accettarmi per ciò che sono, a dare meno importanza a ciò che gli altri pensano di me. Sono fatta così, e sono felice per quello che sono […] Il dolore condiziona la nostra vita, ma sta a noi decidere come affrontarlo. Il dolore può essere un punto di partenza, un nuovo inizio. Si cade e ci si rialza, con una nuova energia. Come un bambino che, dopo ogni caduta, trova la forza di rialzarsi e riprovare»: “Marzo, tempo di rinascita” di Chiara Mariani è un’opera scritta sotto forma di diario in cui l’autrice racconta dei suoi disturbi del comportamento alimentare, indagati come manifestazione di una frattura identitaria che lei, nel tempo, è riuscita fortunatamente a sanare.

chiara mariani
 
Casa editrice: bookabook
Genere: Diaristica/Disordini alimentari
Pagine: 296
Prezzo: 18,00 €
Codice ISBN: 979-1255993575

Un percorso di consapevolezza

Tanto è stato il dolore provato che l’autrice, in assenza di un linguaggio adeguato a rappresentare la sofferenza, ha delegato al corpo il ruolo di mediatore, trasformando il sintomo in una forma di comunicazione. È stato un tentativo, per quanto disfunzionale, di dare forma a un’esperienza altrimenti indicibile; è giunto poi il giorno, invece, di voler articolare quel passaggio così doloroso della sua esistenza, scrivendo un diario che potesse essere terapeutico sia per lei che per le persone che si trovano nella stessa situazione.

L’opera si sviluppa come un percorso di progressiva emersione della consapevolezza: la fase iniziale è caratterizzata da una forte dissociazione tra percezione interna e realtà esterna, in cui Chiara appare incapace di riconoscere la gravità della propria condizione, mentre il contesto familiare ne percepisce l’evoluzione con crescente angoscia. La narrazione procede quindi attraverso una serie di nuclei tematici ricorrenti, tra cui spiccano il senso di inadeguatezza, il bisogno di controllo e la paura del giudizio: tali elementi alimentano il disturbo, contribuendo a consolidare una struttura identitaria fragile e dipendente da criteri esterni di validazione.

Il processo terapeutico

Particolarmente significativa è la rappresentazione del processo terapeutico: l’ingresso in una struttura di cura offre la possibilità concreta di una riorganizzazione del sé; in questo spazio liminale, Chiara è costretta a confrontarsi con le proprie dinamiche interiori, avviando un lento percorso di ridefinizione identitaria che conoscerà anche interruzioni, crisi e momenti di sfiducia. In merito a ciò, la scrittura sembra assumere una funzione catartica e metacognitiva, consentendo alla protagonista di rielaborare la propria esperienza e di costruire una narrazione coerente del suo vissuto: il testo stesso può essere interpretato quindi come parte integrante del processo di guarigione, in cui la parola sostituisce progressivamente il sintomo, offrendo una nuova modalità di espressione.

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