Home / Cultura  / Arte  / La Divina Commedia in una noce

La Divina Commedia in una noce

Museodivino Divina commedia

A Napoli il Museodivino espone le rappresentazioni in miniatura dell’opera dantesca firmate da Don Antonio Maria Esposito, sacerdote e artista, che ha fatto dei gusci di noce dei veri capolavori.

Il 2021 è l’anno di Dante Alighieri e come ogni buona tradizione che si rispetti, l’Italia si prepara a celebrare i 700 anni della sua morte. La pandemia di certo non ha posto un freno, anzi! Noi per l’occasione ci siamo imbattuti nella Divina Commedia più piccola al mondo che il Museodivino di Napoli conserva con tanta fierezza. Qui infatti, attraverso gusci di noce e qualche goccia di pittura, le mani del sacerdote Antonio Maria Esposito hanno raccontato il viaggio che Dante intraprese nella primavera del 1300.

 

«Immaginiamo Don Antonio all’opera come un antico certosino o un miniaturista medievale – spiega Silvia Corsi, responsabile del Museodivino – che concepisce la sua Divina Commedia al pari di un esercizio spirituale, di pazienza, di concentrazione e di preghiera. È l’unico esemplare di Divina Commedia in miniatura e al momento della sua scoperta ci è sembrato nostro dovere creare un’esposizione permanente affinché queste opere, dopo la mostra del 2017, non tornassero a rivivere in un cassetto».

Museodivino e la collezione SAME

Eccoli allora i 42 gusci di noce del sacerdote stabiese: 30 sull’Inferno, 11 sul Purgatorio e 1 sul Paradiso, tutti raccolti nella più ampia collezione SAME (acronimo di Sacerdote Antonio Maria Esposito) comprendente anche la serie dei presepi ed esposta all’interno del Museodivino, un progetto che prende vita dall’associazione ‘Progetto Sofia, Donne verso la Bellezza’ impegnata a studiare la figura femminile nell’arte.

 

museodivino gusci di noce

 

E non a caso il legame di Dante con le donne è da sempre al centro delle loro riflessioni dove ricorre sempre la domanda: come Dante vede le donne? «Per me Dante – risponde Silvia – è un uomo all’avanguardia, probabilmente ha scritto la Divina Commedia in italiano affinché anche le donne potessero leggerla. Le donne hanno voce nella sua opera. È Francesca che racconta la sua storia d’amore con Paolo. Beatrice invece guida Dante nel suo viaggio nel Paradiso. Il Sommo Poeta offre una nuova chiave di lettura: è la donna che può dare all’uomo la chiave d’accesso alla teologia, alla sapienza o addirittura al Paradiso».

La figura femminile di Don Antonio

Nella Divina Commedia di Don Antonio l’unica figura femminile presente è Matelda: la giovane e bella donna che Dante incontrò nell’Eden. Nel suo guscio di noce infatti Don Antonio scolpisce Matelda in cima alla montagna del Purgatorio mentre Dante, accompagnato da Virgilio e il poeta Stazio, si trova dall’altra parte del fiume Lete. Nel viaggio nell’Inferno, Purgatorio e Paradiso Dante incrocia tantissime donne, ma Matelda che vive nel paradiso terrestre, il posto in cui l’umanità prima del peccato originale aveva conosciuto l’innocenza e la felicità, appare diversa. É enigmatica. «Matelda – aggiunge Silvia – è pura ma al contempo sensuale. È bellissima e affascinante ma lontana dall’icona di donna tentatrice. C’è da chiedersi allora perché Don Antonio sceglie lei e non Beatrice o Francesca».

Divina Commedia: il significato

Potendo fare solo dell’ipotesti perché la collezione entra negli spazi del Museodivino dopo la scomparsa di Don Antonio, forse la risposta risiede proprio nel suo modo di avvicinarsi ad uno dei poemi più importanti per la letteratura italiana. «Lui si approccia alla Divina Commedia come artista e religioso – commenta Silvia Corsi –.

 

Noi siamo abituati a scindere e considerare separatamente le diverse “anime” che compongo quest’opera: poesia, teologia e filosofia, l’una slegata dall’altra. Invece la Divina Commedia è una summa di tutti questi aspetti e credo che per Dante questa definizione c’era e probabilmente anche per Don Antonio».

 

museo divino divina commedia

 

Per Dante la Divina Commedia è il viaggio fatto dall’uomo per salvare la propria anima, per Don Antonio forse la Divina Commedia è un lavoro vissuto per lenire le sofferenze della vita. Le sue motivazioni non sono chiare ma osservando da vicino con una lente di ingrandimento e una torica questa piccola opera il suo scopo forse si può leggere.

 

«Sembra che con questa Divina Commedia Don Antonio – aggiunge Silvia – abbia trasformato in un’opera d’arte la sua sofferenza di fronte i problemi sociali che affliggono i nostri tempi. Ad esempio, lui ripete per ben due volte l’immagine della foresta dei suicidi che forse ci raccontano la disperazione di un sacerdote che di fronte a queste situazioni anche lui si sente impotente».

Cosa ci direbbe oggi Dante?

Un messaggio quanto mai attuale. Sorge infine spontanea una domanda: oggi, cosa ci direbbe Dante? «Esiste un verbo nella lingua russa – conclude Silvia – che è difficile tradurre precisamente in italiano: держить (derjìt) significa sostenere, mantenere insieme, potremmo anche dire “sopportare”, ma senza quella sfumatura di rassegnazione che il verbo “sopportare” spesso comporta. Ecco, penso che Dante parlerebbe russo! E ci direbbe: sostenete questa situazione, attivamente, tenete duro, insieme. держитe!
Quale è la promessa di Silvia e del Museodivino di fronte ad un’opera nuova ma soprattutto in un anno così importante per la memoria del mito di Dante Alighieri? «farla conoscere a tutti. Abbiamo tanti progetti in cantiere e per noi il 2021 è appena iniziato. In questo anno noi non festeggeremo la morte di Dante ma il fatto che lui è stato vivo e cosa con le sue opere ci vuole dire in questa nostra vita».

Di Rosaria La Rocca

NESSUN COMMENTO

POSTA UN COMMENTO