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L’adolescenza. Il malessere di un’età da ripensare

adolescenza

Si fa presto a dire adolescenza. Ma chi e che cosa siano davvero quei figli che a un certo punto ci sembrano degli sconosciuti, è difficile dirlo.

 

Le incertezze iniziano già quando si vuole stabilire l’inizio e la fine della fase adolescenziale. Un tempo si era soliti identificare l’adolescenza con il periodo della durata di circa 7-8 anni che sanciva la transizione dallo stato infantile a quello adulto. Oggi, dall’ultimo studio pubblicato su Lancet Child & Adolescent Health, sembra che l’età in cui si inizia a badare a se stessi e si chiude la parentesi tra l’infanzia e l’età adulta, si sia spostata più in là, fino a 24 anni, perché restando per più tempo nel sistema educativo, si spinge in avanti il momento dell’indipendenza economica e quindi la scelta di un compagno o di avere figli.

L’adolescenza e i falsi miti

Daniel Siegel, psichiatra a capo del Mindsight Institute della University of California, sostiene che per capire i teenager ed essere in grado di accompagnarli verso un futuro sereno, il primo passo è quello di lasciarsi alle spalle i luoghi comuni su questo delicato, ma importantissimo periodo della vita. Al top della classifica dei falsi miti, resiste l’idea che gli ormoni “impazziti” siano responsabili di mandare fuori di testa i giovani in questa fascia d’età. In realtà, l’aumento del livello ormonale non è la causa di quanto avviene durante l’adolescenza, sono invece i cambiamenti dello sviluppo cerebrale a esercitare un forte influsso.

 

Gli adolescenti non sono manipolatori irresponsabili che vogliono renderci la vita impossibile. Più semplicemente, non sono in grado di comportarsi diversamente perché sono alle prese con trasformazioni neurobiologiche inevitabili che li rendono attratti da quelle esperienze che offrono un forte senso di eccitazione ed euforia. Durante l’adolescenza si intensifica l’attività dei circuiti cerebrali che utilizzano la dopamina innescando la spinta a cercare gratificazioni, per questo i giovani sono così attratti da esperienze capaci di offrire eccitazione immediata e, spesso, si lanciano in esperienze pericolose.

Un’opportunità per crescere

L’adolescenza, però, non è solo una fase evolutiva con cui i genitori si trovano a fare i conti, quest’età definita da sempre “sconsiderata”, è in realtà una straordinaria opportunità per crescere, ed è per questo che è fondamentale la presenza competente degli adulti di riferimento. Anche perché l’obiettivo degli adolescenti non è affatto liberarsi dai genitori che “rompono” o “non capiscono niente”, come spesso ripetono, quanto, piuttosto, un modo per verificare la tenuta del legame.

 

Come se i nostri figli per crescere, avessero bisogno, a un certo punto, di mettere alla prova l’essere accettati e amabili agli occhi dei genitori. Per questo invito i genitori a salutare con favore il conflitto con il figlio adolescente: è la prova provata del percorso evolutivo che si sta compiendo in modo sano e naturale, ma soprattuto è la conferma di aver costruito un rapporto che ci si può permettere di sfidare perché non si ha paura di distruggere.

 

Accade allora che la relazione diventi uno yo-yo: ci si avvicina e ci si allontana, spaziando continuamente tra il bisogno di prossimità e quello di individuazione, lasciando ai genitori la fatica di gestire un terremoto emotivo, prezioso ma pur sempre disorientante. 

Educare: qual è la chiave?

Educare non è una scienza, ma un’arte creativa da affinare ogni giorno con ogni figlio. Per questo, quando mi si chiede quale sia la chiave, rispondo che non lo so: è da inventare di continuo, perché i nostri figli, come noi, cambiano ogni giorno. Tuttavia, per mantenerci adulti credibili e competenti quando parliamo con loro e di loro, dobbiamo tenere presente che i ragazzi cambiano al mutare delle variabili che fanno da cornice ai loro tentativi di diventare grandi. 

 

«Per come la sto capendo io, grazie al loro aiuto – ci dice S.Andreoli e io sono d’accordo – oggi siamo alle prese con la reazione dei ragazzi al cambiamento degli adulti, un po’ adolescenti tardivi (penso agli “adultescenti” descritti da Massimo Ammaniti) e un po’ genitori più che mai disorientati e confusi».

 

Si tratta, allora, di provare a tenere insieme la nostra paura di un periodo della vita che non è mai uguale a sé stesso e che porta con sé, di generazione in generazione, nuove sfide e nuovi pericoli e l’urgenza di pensare ai ragazzi e a come è fisiologico e funzionale che siano ad una certa età, mettendo da parte come noi avremmo bisogno che fossero, per sentirci rassicurati. 

L’adolescenza come specie in via di estinzione

La posta in gioco è alta: tentare di salvare l’adolescenza come specie in via di estinzione restituendola nelle mani dei giovani affinché la usino, così come dovrebbe essere, per diventare grandi, senza essere impediti dal nostro ingombro. 

 

‘I nostri ragazzi stanno male. Era così anche prima della pandemia’, dice S. Andreoli nell’editoriale di Sette del Corriere della Sera del 29 Aprile 2021. Ora, però, da genitori, educatori e politici possiamo fare finta di dare la colpa al Covid-19 e così, deresponsabilizzati e compatti, finalmente farci carico del loro malessere, rimettendoli al centro e facendoci noi un po’ più in là. 

 

Di Paola Dei Medici

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