Dialoghi col Vulcano

‘Dialoghi col Vulcano – storia di corsa e altri amori’ di Ersilia Saffiotti

‘Dialoghi col Vulcano – storia di corsa e altri amori’, scrittura di esordio di Ersilia Saffiotti, avvocata civilista, madre di due figli, moglie e runner, ma soprattutto napoletana, è un libro a metà tra saggio e monologo, in un flusso di emozioni caratterizzato dal continuo dialogo e confronto con il simbolo della Città di Napoli: Il Vesuvio.

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‘Dialoghi col Vulcano – storia di corsa e altri amori’, scrittura di esordio di Ersilia Saffiotti, avvocata civilista, madre di due figli, moglie e runner, ma soprattutto napoletana, è un libro a metà tra saggio e monologo, in un flusso di emozioni caratterizzato dal continuo dialogo e confronto con il simbolo della Città di Napoli: Il Vesuvio.[vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”26996″ img_size=”full” css=”.vc_custom_1633342398860{margin-top: 20px !important;margin-bottom: 20px !important;}”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text css=”.vc_custom_1633343244867{margin-top: 20px !important;}”]

Dialoghi col Vulcano – storia di corsa e altri amori

Edito da Colonnese, arriva sugli scaffali delle librerie dal 23 settembre ed è già in cantiere una trasposizione teatrale in cartellone al Teatro San Carluccio di Napoli nella primavera 2022, con la regia di Riccardo Citro e Gigliola De Feo.

 

Gli 11 brevi capitoli ripercorrono l’esperienza di vita vissuta, misti a viaggi onirici nella parte più profonda e meno razionale dell’autrice. La personificazione della corsa, intesa come forma di meditazione nel suo senso più profondo, ha per la scrittrice un valore terapeutico e purificatore e accompagna la narrazione della scoperta della città di Napoli. 

 

La corsa come fil rouge del racconto diventa così, un sapiente espediente narrativo, che conduce per mano il lettore a ricoprire la bellezza e l’anima di una città troppo spesso non rispettata nei suoi luoghi che per l’autrice sono prima di tutto luoghi dell’anima. Ecco allora che la corsa stessa cadenza un modo di sentire e vivere la città all’ombra del Vesuvio. 

Il Vesuvio è il punto di partenza, il centro da cui parte il racconto. Ma come capita un giorno a una donna di avere un “dialogo” con lui? 

Tutti noi napoletani siamo legati alla nostra terra e al Creator Vesevo, che è l’icona, se vogliamo, della napoletanità. Il mio dialogare con lui nasce da una viscerale vicinanza alla Napoli più vera, più viva, più autentica, ad un’appartenenza, che sento atavica, alla mia terra, ai suoi insegnamenti, alla sua saggezza, più che alla sua bellezza, ovviamente indiscutibile. Il Vesuvio, come magistralmente Gigliola de Feo dice nella prefazione al mio scritto, interpretando il mio cuore, è un amico, un amante, un padre passionale che “capisce anche quando non gli arrivano parole e spiegazioni”.

Nel suo libro parla di sogni, di corsa, di Napoli ma anche della professione di avvocato, del suo angelo custode e di incontri casuali che hanno segnato la sua vita. A quale di questi capitoli è più legata? 

Senza nulla anticipare riguardo il contenuto dell’opera che lascio scoprire alla curiosità del lettore, credo di essere maggiormente legata ai capitoli più onirici, che solo all’apparenza sono frutto di fantasia ma che, invece, credo rappresentino la parte di me più autentica. 

Lei è un avvocato ma come nasce l’esperienza della scrittura e, soprattutto, dove ha trovato il tempo, tra mille impegni? 

Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha sostenuto, apprezzato e dato la possibilità di pubblicare la mia opera: Gigliola de Feo, attrice e direttrice della scuola di teatro San Carluccio nonchè donna di grande cultura, quale mia mentore, e Colonnese Editore, che ha deciso di investire su di me, pubblicandola. Senza dimenticare la mia editor, Rosaria Rizzo, l’artista Gaetano Gravina che ha realizzato la copertina e i disegni, Ferdinando Tricarico, poeta, che ha curato la postfazione.

 

Ho sempre amato scrivere da quando ero ragazza, un’esperienza intima, un esercizio di ricerca, utile a scandagliare l’animo nel profondo, a conoscersi, a tirar fuori la propria verità. I miei ‘Dialoghi col Vulcano’ sono nati alcuni anni fa come un flusso di coscienza inarrestabile e improvviso, tra mille impegni lavorativi, la responsabilità della mia professione di avvocato e la famiglia. Sono stati scritti di notte, ma anche nel mio andare in metropolitana da casa in tribunale e allo studio, durante le attese, in tutti i possibili ritagli di tempo, in momenti di riflessione all’interno di una vita complessa e convulsa. 

Si tratta della sua opera prima, ma già è in cantiere una trasposizione teatrale…

È un’emozione straordinaria. Una gioia immensa, come vedere venire alla luce “un altro figlio”. È anche una esperienza, direi, “imbarazzante”, perché condivido con i lettori una parte di me stessa e in un certo senso mi sento “nuda”. Sono una persona riservata e normalmente non amo i riflettori. 

 

Quello che sta accadendo è già di per sé molto al di sopra di qualsiasi mia aspettativa. E sapere che il libro non solo sarà in tutte le librerie d’Italia ma ha già catturato l’interesse del giovane e talentuoso regista napoletano Riccardo Citro insieme a Gigliola de Feo, mi entusiasma ancora di più. Già non vedo l’ora di vederlo rappresentato in teatro nella primavera del 2022.

 

Di Eugenio Colletti

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