vaccino ai ragazzi

USA, via libera della FDA al vaccino per i ragazzi

L'ente di controllo americano sui farmaci ha dato il suo assenso alle somministrazioni nelle scuole medie, con l’obiettivo di rendere immuni anche i ragazzi tra i 12 e i 15 anni. A giugno forse l’ok anche per i bambini.

L’ente di controllo americano sui farmaci ha dato il suo assenso alle somministrazioni del vaccino nelle scuole medie, con l’obiettivo di rendere immuni anche i ragazzi tra i 12 e i 15 anni. A giugno forse l’ok anche per i bambini. 

 

Si era molto discusso circa l’opportunità di sottoporre a vaccino anche i ragazzi sotto i 15 anni. Oggi non è più un tabù, dal momento che la Food and Drug Administration americana ha dato il via libera all’uso del vaccino sui bambini tra i 12 e i 15 anni. L’ok dell’ente di controllo americano per il momento riguarda solo il vaccino Pfizer-BioNtech.

 

La società farmaceutica in effetti ha potuto produrre alla FDA una documentazione scientifica consistente a seguito della sperimentazione clinica che ha dimostrato l’efficacia del vaccino al 100% su circa duemila adolescenti.

 

Ricorrere alla vaccinazione dei più giovani è importante non tanto per il rischio che si ammalino, quanto per evitare che siano fonti di contagio per i soggetti più a rischio, e al tempo stesso per poter mantenere aperte le scuole senza aumentare i casi.

 

Se tutto andrà per il meglio già a giugno si potrà discutere circa il vaccino ai bambini nelle scuole medie, con l’obiettivo immunizzare praticamente quasi la totalità della popolazione americana. Vaccinare i bambini di tutte le età sarà fondamentale per tornare alla normalità secondo le autorità americane. La maggior parte dei vaccini Covid-19 distribuiti in tutto il mondo sono stati autorizzati solo per gli adulti al momento.

 

Il Canada in verità è stato il primo paese al mondo ad autorizzare l’uso del vaccino per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni anticipando gli USA di qualche giorno.

La incoerente sospensione dei brevetti e i divieti di esportazione del vaccino

Pare a molti inspiegabile l’atteggiamento degli Stati Uniti che pur avendo – al momento – deciso di non utilizzare il vaccino anglo-svedese Astrazeneca, preferendo procedere con Pfizer, Moderna e Janssen, hanno comunque deciso di bloccare l’export di Astrazeneca, del quale posseggono almeno dieci milioni di dosi già prodotte oltre ad altri cinquanta milioni di dosi che dovrebbero essere prodotte a breve.

 

Come ricorderemo, recentemente il presidente Biden si è schierato a favore di una sospensione straordinaria dei brevetti sui vaccini anti covid, in modo da facilitare la produzione dei vaccini ovunque nel mondo. Tuttavia questa decisione apparentemente molto importante pecca di coerenza. Sono in molti infatti a chiedersi: perché proporre di abolire i brevetti per aleatorie produzioni future e allo stesso vietare l’esportazione di vaccini già prodotti in Usa, compresi quelli che si è deciso di non utilizzare?

La politica dei vaccini

La verità è che quella dei vaccini somiglia sempre più ad una “guerra commerciale” globale. L’utilizzo della tipologia dei vaccini da parte dei diversi Paesi del mondo non è chiara. Non si sa se legata ad i siti produttivi, agli investimenti fatti dai vari Paesi in fase di  ricerca o ai business multimiliardari che si è in condizione di fare disponendo della esclusiva di alcuni di questi brevetti. E che dire delle strane divergenze di costo tra vaccini come Astrazeneca, a volte considerata di “serie B” proprio per il suo bassissimo costo (2,5 euro) rispetto ai più blasonati (sembra) Pfizer o Moderna, il cui costo arriva anche a 20 euro a dose?

 

Una cosa è certa.  la questione dei brevetti è estremamente complessa, ma nessuno nel mondo dovrebbe essere privato di un vaccino perché non può permetterselo. Il vaccino è l’unica arma che abbiamo contro questo mostro che ci sta soffocando e nessuno dovrebbe esserne privato, ricco o povero che sia.

 

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