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Serena Autieri ed Ivan Castiglione in “My Fair Lady” al Teatro Augusteo di Napoli

My Fair Lady

Una favola intramontabile si prepara a risuonare sul palcoscenico del Teatro Augusteo di Napoli, che, da domani al 10 marzo, ospiterà il tanto atteso musical “My Fair Lady”.

Uno spettacolo che si annuncia come l’evento teatrale delle prossime stagioni, promettendo di incantare e sedurre il pubblico con la sua magia senza tempo: una combinazione unica di musica travolgente, coreografie mozzafiato e una storia avvincente.

 

La produzione, firmata da Enrico Griselli, già celebre per la sua abilità nella realizzazione di grandi classici e opere inedite, promette di offrire uno spettacolo trasversale e di respiro internazionale. “My Fair Lady”, da sempre considerato il musical perfetto, nasce dalla migliore tradizione dell’Opera e si trasforma in un’epopea coinvolgente che ha conquistato i cuori dei teatri di tutto il mondo per settant’anni.

 

My Fair Lady

“My Fair Lady”, un musical senza tempo

Le melodie universali, le tematiche eternamente attuali e le ambientazioni sognanti nella Londra di inizio secolo promettono di trasportare il pubblico in un viaggio indimenticabile, avvolgendolo in un’atmosfera di romanticismo e bellezza senza tempo.

 

La direzione visionaria del regista di fama internazionale A. J. Weissbard avvolge lo spettatore in una dimensione sospesa e sognante, attraverso una concezione delle scene e delle luci inedita e meccanicamente sorprendente.

 

Il nuovo adattamento è opera delle capacità liriche e drammaturgiche di Vincenzo Incenzo, mentre le coreografie del meraviglioso ensemble sono state affidate al coreografo internazionale Gianni Santucci. La direzione delle musiche è stata affidata alla poliedrica esperienza del Maestro Enzo Campagnoli ed i costumi sono opera della rinomata designer/stylist Silvia Frattolillo.

 

Nel meraviglioso affresco di Lerner and Loewe spiccano la genialità e la verve di Manlio Dovì nei panni del Colonnello Pickering e il talento multiforme di Gianfranco Phino, nel ruolo Alfred Doolittle. Il cast è impreziosito dalla partecipazione straordinaria dell’irresistibile Fioretta Mari, esilarante e tagliente Mrs. Higgins. Clara Galante e Luca Bacci interpretano rispettivamente Mrs. Pearce e Freddy Hynsford- Hill.

I protagonisti

Serena Autieri è la protagonista d’eccezione, che con la sua arte polivalente in un magico connubio fisico e sentimentale con Eliza Doolittle, interpreta la povera fioraia che attraverso la sua determinazione e la sua sfrontatezza fa breccia nel cuore dell’ostico professor Herry Higgins, famoso glottologo di fama internazionale, interpretato splendidamente da Ivan Castiglione, con cui abbiamo avuto anche il piacere di scambiare due chiacchiere.

 

My Fair Lady

 

Ivan quanto è stato difficile per te e che tipo di lavoro hai dovuto fare per entrare bene nel personaggio che interpreti in questo spettacolo?

 

Questo è uno dei più importanti personaggi che abbia mai interpretato, ricco di sfumature e mezzi toni, che sono la cosa più difficile per un attore e più accattivante anche come sfida. Poi in questo caso siamo nell’ambito del musical, quindi oltre a un’enorme quantità di prosa che ha il professor Higgins, c’è anche da confrontarsi col canto e col ballo e per questo c’è stata una grossa preparazione, sia dal punto di vista canoro che fisico e interpretativo. Inoltre, in questo caso il personaggio originale è un misogino, tuttavia con il regista abbiamo lavorato sull’opposto: invece di cavalcare l’onda del burbero maschilista, abbiamo lavorato su un aspetto un po’ nerd, dando vita ad un personaggio chiuso nelle sue scienze fonetiche che, essendo un glottologo, è come se non fosse capace di provare empatia umana e vede tutto come suoni. Per cui in questo caso abbiamo delineato un percorso che in alcuni casi era anche contrastante con la scrittura, cercando di creare questo corto circuito di una persona chiusa e fredda, che però durante la storia scopre i sentimenti e l’amore.

 

A prescindere dall’esperienza di My Fair Lady, in cui hai fatto un lavoro col regista sullo specifico personaggio a cui avete cambiato un po’ la natura, in genere come ti prepari per un ruolo teatrale? Hai qualche rituale o lavoro specifico che fai o adatti di volta in volta il lavoro al diverso personaggio che devi interpretare?

 

Le modalità cambiano, però il cuore è sempre lo stesso, nel senso che quello che cerco di fare è sempre di rendere parte della mia vita la storia (e anche la back story) del personaggio e poi riconsegnarla nella rappresentazione, nella messa in scena. Ovviamente dipende da tante cose e dal tipo di personaggio. Ad esempio, in un film che ho girato che si chiama “Rumore” (che dovrebbe uscire a breve), il personaggio aveva avuto un’interruzione nella sua vita dal punto di vista sentimentale per un accadimento ed io, durante le riprese, ho iniziato una dieta molto forte, per vivere meglio il senso della privazione. Il togliere il cibo mi aiutava a rivivere quello che io nella vita non avevo vissuto e invece lì era molto evidente, cioè la perdita di un amico. In generale, c’è sempre uno studio importante del copione e della sceneggiatura ed un percorso di immedesimazione, per rendere al meglio il tuo il personaggio: è come se dovessi prima riportarlo a me, per poi consegnarlo al pubblico. Ed infine, ovviamente, c’è il lavoro col regista e con gli altri attori, perché il nostro è sempre un lavoro di squadra; devi studiare come il tuo personaggio interagisce e si rapporta con gli altri.

 

 

Ci vuoi parlare del tuo rapporto in scena ed extra-scena con Serena Autieri: era la prima volta che lavoravi con lei? Come ti sei trovato e che tipo di interazione avete avuto?

 

Con Serena ci conosciamo da tantissimi anni, ma non avevamo mai avuto occasione di lavorare insieme. Con lei in scena basta mezzo sguardo e ci comprendiamo al volo, questo era necessario per uno spettacolo in cui i nostri ruoli sono dominanti nella storia. Ma il tutto non è stato difficile costruirlo, è venuto naturale, proprio perché abbiamo dei modi di lavorare simili: la disciplina, la precisione e la nostra napoletanità, che ci permette di comprenderci al volo. Serena è un’artista generosissima, oltre ad essere una bravissima attrice e una cantante strepitosa. E poi la cosa molto bella è che lei ha uno staff di persone in questo spettacolo che in un certo senso rappresentano anche il suo modo di lavorare e che sono dei professionisti di altissimo livello, come il maestro Enzo Campagnoli o Vincenzo Incenzo, che ha curato la scrittura, e anche lo stesso Santucci, che è il coreografo; quindi mi sono trovato benissimo con tutti. Poi Serena è simpaticissima, molto “checazz” (ndr. simpatica ed originale).

 

Stiamo assistendo a un interessantissimo ritorno di questo genere teatrale che è il musical, anche molto apprezzato dal pubblico. Perché secondo te? E qual è la caratteristica particolare di My Fair Lady nell’ambito dei musical?

 

Forse il musical avendo una parte cantata permette di avere la favola e il sogno a portata di mano e probabilmente dopo una realtà (penso al Covid, al post Covid), forse il pubblico ha bisogno di sognare e di tornare bambino. Nel musical questo avviene in maniera chiara, quando parte una canzone e quando la musica dilata un sentimento, che magari in uno spettacolo di prosa avverrebbe in modo più breve. Però questo musical, a differenza degli altri, ha anche una grande parte recitata; questo è uno spettacolo, direi un’operetta più che un musical, che ha una sua drammaturgia ed un copione molto serrato, con dei passaggi drammaturgici scritti, di prosa, importanti. E poi ci sono delle musiche stupende, che credo sia il motivo per cui viene definito il musical perfetto, perché a differenza di altri, dove le musiche invece sono il cardine, in My Fair Lady l’opera di prosa viene arricchita da musiche splendide. Questa forse è la caratteristica in più che ha: la musica e il ballo vengono controbilanciati da una grossa parte recitata. A volte nei musical è predominante la parte cantata e ballata, in My Fair Lady sono proprio ben equilibrati. 

 

Perché le persone dovrebbero venire a vedere questo spettacolo?

 

Le persone devono venire innanzitutto per quello che ti dicevo prima, questo spettacolo fa sognare perché racconta di una storia d’amore, a parte il fatto che fa ridere da morire. C’è una parte brillante che fa molto molto ridere e quindi evoca spensieratezza, favola, divertimento: si racconta l’amore. E poi c’è anche una chiave moderna, che abbiamo cercato di reinterpretare, dove il personaggio di Serena è una donna forte e moderna, che vuole con consapevolezza fare un upgrade sociale, mentre dall’altra parte il mio personaggio che da pigmalione insegna l’apparenza e la forma, invece nel corso della trama inizia a capire l’importanza della vita e dell’essere più che dell’apparire. Queste due tematiche mi sembrano di un’attualità enorme, condite dalla favola e dal sogno e anche da meravigliose risate.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro a prescindere da questo bellissimo spettacolo?

 

Quest’anno ad Aprile esce la nuova stagione della serie “Il Re” con Luca Zingaretti ,per la regia di Giuseppe Gagliardi. Poi il film “Rumore”, di cui ho accennato in precedenza; poi c’è la serie “Sara” per Netflix; la seconda stagione di “Vicenzo Malinconico” per la Rai; il nuovo film di Ciro De Caro, “Taxi Monamour”, e poi ad Aprile sono di nuovo in teatro, al Piccolo Bellini di Napoli con “Battuage”.

 

Di Francesca Giorgio

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