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2020? Il nuovo Medioevo. Il Rinascimento, il nostro futuro.

Rinascimento

Attualità e arte. Guardare al passato per ricostruire il futuro. Ecco cosa ci insegna la creatività del Rinascimento e di geni artistici come Da Vinci, Buonarroti e Sanzio.

Progettare il nostro futuro. È l’urlo di chi in questo tempo ha deciso di non fermarsi. Il periodo di grande incertezze induce un momento di riflessione: il nostro presente è paragonabile ai “secoli bui” del Medioevo?

 

Effettivamente c’è chi in questo 2020 vede l’inizio di un nuovo Medioevo. La storia però ci ha anche insegnato che ad ogni crisi segue una rinascita. Ecco che allora, oggi rivolgere lo sguardo al Rinascimento, a quello “splendido fiore sbocciato in mezzo al deserto” come lo definiva lo storico svizzero Jacob Burckhardt sta diventando sempre di più una necessità impellente.

 

Il Rinascimento è la più grande eredità del popolo italiano, e ha dimostrato all’umanità che dopo un periodo difficile può sicuramente arrivare un’epoca nuova. L’Italia fu l’epicentro di quello sviluppo che cambiò radicalmente la società rinascimentale, e l’auspicio è che quindi la storia si possa ripetere. Partendo proprio dalla forza propulsiva del Rinascimento che è tempo di creare una nuova era, contrassegnata da un clima di fiducia nel futuro e nelle potenzialità del nostro Paese.

 

Firenze proprio in questo periodo si preparava ad ospitare all’interno del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, l’evento Orizzonte Rinascimento che purtroppo a seguito delle nuove misure restrittive emanate dal Governo, è stato rinviato a data da destinarsi. Dunque a noi non resta che aspettare!

 

Nel frattempo però possiamo iniziare a raccogliere la sua sfida: pensare al Rinascimento come il nostro orizzonte di riferimento in un tempo così difficile.

 

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«L’obiettivo è riaccendere il motore dell’Italia – spiega Dario Nardella, Sindaco di Firenze, alla presentazione di Orizzonte Rinascimento – puntando sul concetto di Rinascimento che è qualcosa di più di una semplice ripartenza. Rinascita significa anche sposare nuovi valori, trasformare il nostro modo di vivere, sposando un modello di sviluppo, di crescita, di convivenza umana basata più sulla sostenibilità, sul rispetto dell’ambiente, sulle relazioni umane e sull’innovazione tecnologica».

 

E allora in un momento in cui tutti siamo chiamati a riflettere sul nostro futuro, riviviamo insieme lo spirito rinascimentale attraverso la creatività e l’ingegno di Leonardo, Raffaello, Michelangelo che insieme ai lori contemporanei furono i principali artefici di quella “Rinascita” che davvero cambiò l’andamento della storia negli anni a seguire.
Intanto noi vi lasciamo alla nostra classifica.

 

Raffaello Sanzio

Il 2020 ricorda la morte di Raffaello Sanzio, il pittore divino, l’icona del Rinascimento italiano. Morì 500 anni fa, il 6 aprile del 1520. Fu l’artista più apprezzato sia dalla critica e sia dal pubblico del suo tempo per le sue doti e per la sua capacità di far rivivere il mito dell’età classica. Il trasferimento a Roma decretò presto il suo successo.

 

Diventò il pittore della corte pontificia, grazie al Papa Giulio II che si accorse della sua grandezza. A lui si devono gli affreschi delle Stanze Vaticane oppure i primi progetti per la Basilica di San Pietro. Raffaello come molti dei colleghi del suo tempo vanta una vasta produzione pittorica, ma forse fu l’unico che realizzò dei ritratti in cui seppe veramente cogliere la personalità di coloro che ritraeva. Anche Napoli conversa al Museo di Capodimonte un suo ritratto quello in cui si vede il giovane cardinale Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III.

 

 

Leonardo Da Vinci

Se vi dicessimo che fu un’artista lungimirante, visionario e sperimentale? Siamo sicuri che la mente correrebbe immediatamente a lui, Leonardo da Vinci. Genio del Rinascimento. Indagatore della realtà e della natura. Anima curiosa senza limiti. Fu pittore, architetto, ingegnere, scienziato e scrittore. Leggende del tempo, narrano addirittura che superò il suo maestro Andrea del Verrocchio. E, oggi, sono proprio le sue opere, conservate in ogni angolo del mondo, a parlare della sua unicità e delle sue qualità “geniali”.

 

Il suo sguardo fu sempre vigile sul concetto di innovazione. Un esempio ci arriva proprio dall’Ultima Cena o il Cenacolo dipinto tra il 1495 e il 1497 sulle pareti del refettorio (ex) del convento di S. Maria delle Grazie a Milano. Leonardo superò gli schemi iconografici del tempo, raffigurò l’attimo in cui Cristo predisse ai suoi discepoli il tradimento. Di certo, però, la rivoluzione più grande fu la sua stessa ambizione di voler abbandonare la tecnica secolare dell’affresco per dare spazio alla pittura murale a secco. Immaginò le pareti al pari di una tavola lignea su cui stendere un misto di colori a tempera ed olio.

 

 

Michelangelo Buonarroti

Togliere il superfluo: era il compito dello scultore, diceva Michelangelo Buonarroti. Il marmo custodisce al suo interno l’idea, e l’artista deve provvedere solo a liberarla. Eliminare la materia in eccesso e fermarsi quando vede apparire l’immagine. Seguendo questa filosofia che Michelangelo realizzò sculture spettacolari. Celeberrimo è il David, oggi conservato alla Galleria dell’Accademia ma che un tempo dominava fiero Piazza della Signoria a Firenze.

 

Il David è giovane e forte. Appare fermo ma al contempo i suoi muscoli vibrano. È in tensione, si prepara a compiere l’azione: lanciare una pietra con la fionda contro il gigante Golia. È nudo e il suo corpo incarna perfettamente i principi scultorei dell’antichità classica. La sua bellezza, la sua fierezza, la sua forza lo fecero diventare ben presto emblema di libertà e di indipendenza che i Fiorentini stessi rivedevano nelle proprio istituzioni repubblicane. Fu esposta di fronte al Palazzo Vecchio, sede del potere cittadino, e per secoli fu considerato il simbolo più importante della città.

 

 

Di Rosaria La Rocca

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