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Eurovision 2022, tra messaggi di pace e polemiche

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Si è conclusa appena due giorni fa la 66esima edizione dell’Eurovision Song Contest che si è rivelata un vero e proprio inno alla pace!

“Non succede, ma se succede…”, è stato questo il tormentone social del popolo web italiano nell’ultima settimana, quella in cui si è svolto l’Eurovision, il concorso europeo ospitato, quest’anno, proprio dall’Italia. Dopo aver assistito all’inaspettata vittoria dei Maneskin nella scorsa edizione, erano in tanti a sognare il trionfo di Mahmood e Blanco a Torino.

 

Ma era altrettanto diffusa la consapevolezza di quanto fosse bassa la probabilità di un trionfo-bis, nonostante il successo che Brividi ha riscosso anche all’estero, tanto da entrare nella celebre classifica statunitense Billboards. E infatti non è successo. Il duetto dei vincitori di Sanremo 2022 ha incendiato il PalaOlimpico di Torino, ma si è classificato solo sesto.

 

Eurovision: i vincitori

A vincere la 66esima edizione dell’Eurovision è stato il gruppo ucraino Kalush Orchestra, con un plebiscito di voti dal popolo di tutta Europa. Un Festival musicale che ha indossato gli (scomodi) abiti della politica grazie a questo messaggio di pace che tutti i Paesi europei (più l’Australia) hanno voluto far arrivare forte e chiaro. Messaggio di pace e inno alla speranza, affinché l’anno prossimo un’Ucraina ormai libera dalla guerra possa ospitare il Festival europeo, come ha dichiarato in conferenza Zelensky stesso.

 

Un tema, quello della pace, che è stato più volte inneggiato nel corso delle tre serate: dal pubblico, dagli artisti e dai conduttori, Alessandro Cattelan, Laura Pausini e Mika. È stato inneggiato in finale dallo spettacolare spettacolo di Mika che si è esibito sulle note di un medley delle sue hits più famose e dal duetto, attesissimo e intenso, del cantante libanese con Laura Pausini. Un’intesa innegabile tra i due artisti e, più in generale, tra i tre conduttori, che ha messo a tacere i rumors che si sono inseguiti negli ultimi mesi su possibili liti e incomprensioni tra i tre.

 

 

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Un festival della pace e della speranza

Un Festival della pace e della speranza, quindi, dove abbiamo assistito anche alla “rivalsa” di Diodato contro il Covid che nel 2020 aveva compresso l’Eurovision in una realtà tutta virtuale. Il cantante che con la vittoria a Sanremo si era aggiudicato il diritto di rappresentare l’Italia al Contest proprio in quell’anno difficile, ha potuto finalmente esibirsi di fronte a una gremita platea.

 

Il Covid, però, ha lasciato a casa Gianluca Ginoble de Il Volo che però si è esibito ugualmente, in smart working, insieme ai suoi compagni d’avventura. ​E l’Eurovision Song Contest è stato indubbiamente anche il Festival dei social che hanno sfornato meme di ogni tipo.

 

A suscitare l’entusiasmo del web sono stati indubbiamente i norvegesi Subwoolfer con la loro hit tormentone Give That Wolf a Banana: la band mascherata è stata protagonista di innumerevoli meme e ha attirato la morbosa curiosità del pubblico, pronto a svelare l’identità segreta dei cantanti mascherati. A quanto pare, infatti, il dj astronauta altri non sarebbe che Thomas Hayes, attore di Skam Norvegia, diventato famoso grazie al ruolo di William, il corrispettivo vichingo del nostro Edoardo Incanti (ciao Giancarlo Commare).

 

 

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Il Festival delle sorprese

È stato il Festival delle sorprese. A partire dall’inaspettata esclusione di Emma Muscat – che i giovani conosceranno per la sua partecipazione ad Amici di Maria de Filippi qualche anno fa – in rappresentanza di Malta. Per non parlare di quella di Achille Lauro, in prestito dall’Italia alla Repubblica di San Marino, che nonostante la seducente e esplosiva esibizione, con tanto di toro meccanico, non è riuscito ad arrivare in Finale. Ci sono state sorprese anche belle però, come la romantica proposta di matrimonio ricevuta dal cantante israeliano Michael Ben David proprio in quel di Torino.

 

Le polemiche

Non sono mancate, ovviamente, le polemiche. Nulla di paragonabile alla rivolta dei francesi che lo scorso anno avevano accusato i Maneskin di aver assunto droga in diretta tv e ai quali, un anno dopo, un infortunato Damiano ha risposto con ironia, consigliando ai cantanti in gara di “restare lontani dai tavoli”. Ma c’è stato l’incidente diplomatico di Andrea, artista della Macedonia del Nord, rea, secondo le autorità del suo Paese, di aver offeso la nazione gettando a terra, durante le foto sul red carpet, la bandiera macedone.

 

E c’è stato, purtroppo, lo spiacevole caso di body shaming ai danni di Ronela Hajati, cantante rappresentante dell’Albania, vittima di insulti e diffusione di foto caricaturali sul web e attaccata sui social a causa del suo aspetto fisico. Sì, nel 2022.

 

 

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Un Festival che ha registrato sorprendenti ascolti, luogo di incontro di lingue diverse e focolaio di speranza. Che l’anno prossimo gli artisti potranno esibirsi davvero da una delle ricostruite città ucraine? May be the hope be with you, per dirla con le parole degli Jedi.

 

Di Titta De Vita

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