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Universiadi, Napoli corre verso il 2020

 

L’assessore allo sport Borriello: «Avremo impianti all’avanguardia. 20 milioni per lo stadio San Paolo e la piscina Scandone sarà la più grande d’Italia». 

Di Francesca Marra

Le Universiadi del 2020 in Campania sono una grandissima occasione per Napoli e per l’intera città metropolitana: saranno incassati 270 milioni di euro per riqualificare 13 impianti con interventi di manutenzione straordinaria e di adeguamento alla normativa internazionale vigente. 

Lo sa bene Ciro Borriello, assessore allo Sport e al Patrimonio, uomo di punta del governo arancione e fedelissimo del sindaco Luigi De Magistris, che nei prossimi mesi avrà un gran bel po’ da fare. 

Prima di cominciare ci togliamo subito il dente. Querelle stadio San Paolo: a che punto sono i lavori? La polemica politica adesso è marginale 

Grazie a una prima tranche di finanziamenti ricevuta con in credito sportivo abbiamo realizzato alcuni interventi al San Paolo: rifacimento della tribuna stampa, ristrutturazione di alcuni spogliatoio e balaustre di sicurezza. Da questo punto di vista lo stadio è sicuro, ma c’è una condizione di obsolescenza conclamata. Con il blocco della spesa si sono interrotti anche i mutui per i lavori manutentivi. Fortunatamente ci sono venute in soccorso le Universiadi: per lo stadio sono programmati 20 milioni di euro che serviranno in primis per la ricreazione della pista d’atletica. In più tra gli interventi rientra la sostituzione dei sediolini: a novembre termina la procedura e da dicembre si parte. 

Basterà per accontentare pubblico e Presidente? 

Speriamo che le Universiadi diano nuovo appeal all’impianto tanto da far ricredere il presidente della Ssc Napoli Aurelio De Laurentiis, poiché l’offerta che ci propose nel 2015 di 13 milioni di euro da liquidare in 90 anni, oltre che la riduzione della capienza dello stadio, era e resta impercorribile. È chiaramente difficile il rapporto tra un privato e un ente pubblico che deve far quadrare i conti ma al momento la situazione è più distesa, e questo i tifosi lo hanno capito. 

Capitolo Universiadi, a che punto siano? 

Siamo in fase avanzata: a metà ottobre sono partiti i lavori di tutti e 13 impianti. Stiamo lavorando su quelli esistenti provvedendo all’illuminazione, ai pavimenti, alla coibentazione, alla impermeabilizzazione e alla funzione degli spazi esterni. Non neghiamo le criticità: siamo in notevole ritardo. Bisogna ricorrere sempre al commissariamento, sarebbe meglio non ci fosse. Le nostre leggi conducono a compimento pochissime opere pubbliche così si allontanano gli investitori e non si crea sviluppo. In Europa le cose si fanno. In Italia c’è corruzione? Quando si trasferisce il potere da un uomo politico a un dirigente la corruzione non sparisce. 

Quali saranno gli impianti fiore all’occhiello delle competizioni? 

Sicuramente la piscina Scandone. Con i cinque milioni di euro da investire si costruirà una seconda vasca oltre quella già esistente, diventerà la piscina più grande d’Italia. Sarà uno spettacolo poiché avremo un impianto moderno sulla bellezza della struttura nata con i giochi del Mediterraneo del 1960. Per il resto i nostri interventi di manutenzione straordinaria saranno sostitutivi dei lavori che i Comuni non fanno. Le amministrazioni locali hanno investito poco sull’impiantistica sportiva. Stiamo pagando questo scotto. 

Restano alcune cattedrali nel deserto che non rientrano in questo discorso come il Palargento 

È il nostro più grande rammarico, quello di non aver approfittato delle Universiadi per sistemare il Palargento. Ci sarebbero voluti circa 50 milioni di euro che con 270 totali avrebbero eroso un bel po’ di budget. 

Resta l’incognita sul post. Non si rischia di ritrovarsi con altri impianti belli ma abbandonati? 

L’evento sportivo del 2020 ci darà impianti moderni ed efficienti. Il Comune non potrà provvedere, da solo, alla gestione. È un modello non più praticabile. Li daremo in convenzione ad associazioni sportive. Il privato deve mantenere standard di efficienza ma ha l’obbligo di convenzionarsi con il comune per tutelare le fasce deboli, e permettere di riservare una quota a chi non può pagare una retta. Sono ragazzi e famiglie a cui abbiamo l’obbligo di garantire l’attività sportiva.

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