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Tōfus Architettura, due napoletani premiati in Germania

Alberto Grasso e Augusto De Cesare si sono aggiudicati l’etichetta di “winner” in una delle macrocategorie del German Design Award.

 

Dall’amicizia nata sui banchi della Federico II al prestigioso premio dedicato alle eccellenze del design mondiale organizzato dal German Design Council e assegnato lo scorso febbraio nell’ambito della Fiera dell’Ambiente di Francoforte sul Meno. È la storia di Tōfus Architettura (www.tofus.it), lo studio di architettura e design con base a Napoli fondato da Alberto Grasso e Augusto De Cesare.

 

Ma è soprattutto la storia di una ostinazione tutta napoletana che ha portato i due intraprendenti architetti napoletani a ottenere questo riconoscimento internazionale, carichi degli stimoli e delle suggestioni del loro Mediterraneo, ma con un occhio alle tendenze del contemporaneo del resto del Mondo.

 

Con il loro progetto di ristrutturazione di un appartamento Quarto, denominato “Casa_C+R“, sono riusciti ad aggiudicarsi l’etichetta di “winner” nella macrocategoria Excellent Architecture, segmento Interior Architecture. A convincere la giuria del German Design Award – che quest’anno ha visto la partecipazione di più di 5.000 idee provenienti da ben 69 Paesi nei tre macrosettori che spaziano tra architettura, design e comunicazione – è stata la capacità di uno spazio piccolo di nascondere la sua reale dimensione, grazie all’utilizzo di elementi di arredo che sono scultoreamente integrati negli ambienti e creano un’insolita profondità con geometria e colore. Un bellissimo design che è funzionale, allo stesso tempo accogliente e moderno, e che promette un’atmosfera confortevole.

«È stato davvero un onore scoprire di aver ricevuto questo riconoscimento – raccontano Alberto e Augusto. E ancora di più scoprire di aver fatto parte di una rappresentanza di italiani guidata da Renzo Piano. Vedere il proprio nome impresso sul muro dei partecipanti insieme a quello di Jasper Morrison e di altre eccellenze dell’architettura mondiale e scoprire di essere esposti nel museo Angewandte Kunst di Francoforte è stata una grande soddisfazione».

 

Per di più inaspettata, considerando che il progetto è stato selezionato dopo la certificazione di Best Project 2018 ottenuta sulla piattaforma di architettura e design Archilovers.com e dopo la pubblicazione sulla rivista di settore Home!.

 

«Ciò che ci inorgoglisce – spiegano entrambi – è che questo è il nostro primo lavoro. Ha il valore aggiunto della passione e dell’entusiasmo che hai quando approcci a qualcosa di nuovo che è solo tuo, che non è condizionato dallo studio per cui lavori e non è segnato dal cinismo dell’esperienza».

 

 

La filosofia di Tōfus è quella di un design minimal che non rinuncia, però, al calore, alla luce e ai colori. Proprio come il tufo – cui si ispira il nome – la pietra caratteristica per la sua porosità, Tōfus assorbe e si nutre di stimoli, di esperienze e di conoscenza, ma non può prescindere dagli odori, dai colori e dalla luce del Mediterraneo. Uno sguardo al mondo ma senza sacrificare l’identità.

 

«Noi sentiamo particolarmente l’appartenenza al nostro territorio. Siamo nati e siamo cresciuti professionalmente qui. E quando ci siamo trovati a un bivio dopo le nostre prime esperienze post laurea, abbiamo deciso di investire nelle nostre forze e di farlo qui nella nostra terra». E a distanza di quattro anni e mezzo dall’inizio di questa avventura le prime soddisfazioni non hanno tardato ad arrivare, complice anche l’amicizia profonda che li lega. Dai progetti universitari ai primi lavori da imbianchini, dalla realizzazione dei plastici per importanti mostre cittadine all’approccio – inevitabile – con la parte amministrativa prima di arrivare alla progettazione vera e propria.

 

«È come se noi fossimo napoletani anche nell’approccio al progetto. I nostri progetti si sviluppano lì dove ci sono situazioni problematiche, che diventano opportunità. E qui al Sud non mancano certo le difficoltà. Ma l’ostacolo maggiore con cui si scontra la nostra professione si chiama immobilismo, ed è una piaga nazionale. Qui in Italia abbiamo un patrimonio edilizio vastissimo, gestito dalle sovraintendenze che non consentono facilmente di operarvi. C’è una pericolosa tendenza alla conservazione, mentre bisogna comprendere che il tempo agisce non solo sulle persone, ma anche sul patrimonio e bisogna intervenire per andare avanti».

E forse in questo momento di profonde trasformazioni che stiamo vivendo a causa dell’emergenza mondiale per il Covid, una riflessione sull’ambiente e sugli spazi che ci circondano si rende ancora più urgente. «La nostra professione non è considerata essenziale nella nostra società. Eppure, se le istituzioni riuscissero a stimolare una presa di coscienza nei cittadini in relazione alle attività di riqualificazione del territorio che si realizzano, allora forse questa consapevolezza potrebbe trasferirsi anche in relazione alla propria casa, spingendo i cittadini ad affidarsi ai professionisti».

 

Le sfide del post Covid non mancano, ma la forza di Alberto e Augusto sta nel fatto di affrontarle insieme. E di farlo sempre da punti di vista differenti, perché è nella loro diversità che si realizza la loro completezza.

Di Giulia Savignano

Credits foto: Eliano Imperato

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