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Tenuta Melofioccolo, educare alla vita attraverso la terra

A cura di Vincenzo Sbrizzi

Al Vomero la fattoria didattica di Fernanda Petrone accoglie alunni e ragazzi disabili con progetti di ortoterapia . «Voglio sensibilizzare le nuove generazioni ai valori della bellezza al di là delle barriere fisiche e sociali»  

Riscoprire il piacere della terra e aiutare chi è meno fortunato. A due passi da via Manzoni al Vomero esiste una vera e propria oasi, un mondo a parte rispetto al traffico e al cemento. Si chiama Tenuta Melofioccolo, a via del Marzano, ed è un’azienda agricola che da un anno è diventata anche una fattoria didattica e che ospita ogni settimana alunni delle scuole di Napoli e persone disabili. Il nome da solo, questo buffo nome di una pianta, spiega tante cose. Il melofioccolo viene anche chiamato “spaccapietre” per la sua capacità di nascere e crescere rigoglioso ovunque e dava anche il nome alla strada. «Un atto di resistenza e perseveranza, le capacità che hanno le persone disabili e la nostra voglia di far nascere qualcosa che affonda le radici nel passato e che sembrava impossibile da realizzare nel cuore di Napoli». A parlare è l’altra pianta rara della tenuta. Una ragazza di 27 anni, al centro del progetto. Si chiama Fernanda Petrone, farmacista di professione che dalla tradizione familiare ha deciso di portare avanti non solo l’attività imprenditoriale ma anche quell’appezzamento di terreno voluto dal nonno e dove lui trascorre ancora tanto tempo. «La tenuta era di mio nonno che ha creato un’azienda agricola. Da circa un anno però ho voluto creare qualcosa che desse una mano alle persone disabili e contemporaneamente aiutasse a scoprire alle nuove generazione i valori e la bellezza della campagna». Da quando la giovane dottoressa ha deciso di dedicarsi alla tenuta, ha ottenuto l’autorizzazione dalla Regione Campania come fattoria didattica. Da quel momento la struttura accoglie dai 20 agli 80 bambini impegnati in percorsi con le scuole provenienti da ogni zona di Napoli. E poi c’è il progetto, fra i tanti, che rappresenta quello per il quale brillano gli occhi alla Petrone quando ne parla. «Qui facciamo anche orto-terapia. Abbiamo dedicato una parte della tenuta alle persone disabili. Sono loro a coltivare il proprio pezzetto di terra e sono uno spettacolo. Hanno arredato l’appezzamento con materiali riciclati, tipo pallet e pneumatici, e poi ogni volta che sono qui curano il proprio orticello con amore e capacità. Guardandoli e lavorando con loro sono convinta che la campagna sia un mondo che possa abbattere le barriere che la società spesso impone al mondo della disabilità». Un totale di otto o nove persone per turno con diversi tipi di patologie che però in mezzo alla terra spariscono e si adattano alla vita di campagna, ognuno come può e creando da solo il proprio mondo. Il progetto è coordinato dalla responsabile Emilia Petrone e gli ospiti della tenuta sono anche protagonisti di altri progetti e laboratori come quello di murales realizzato con un artista di Scampia, Gianluca Raro, nel corso del quale hanno dipinto e colorato tutta la struttura. Accanto a questo, progetti innovativi e votati all’ecosostenibilità come quello di speciali e piccole pale eoliche per l’energia elettrica, frutto di una sperimentazione con la Federico II o l’installazione di speciali tende fotovoltaiche insieme ai pannelli solari. In ultimo ma il pezzo più importante è rappresentato dai protagonisti della tenuta. Si tratta dei lavoratori che portano avanti questa esperienza, Salvatore De Fenza, Renato e Fabiano Salemme, guidati dall’esperienza di Antonio De Fenza. A fargli compagnia ci sono oche, conigli, galline, cani e poi la star della fattoria: Nennella. Una pecora onnivora sempre pronta a farsi scattare foto e a “rubare” i frutti della terra e delle piante. Tutto quello che si produce nella tenuta che si distingue soprattutto per il recupero di frutti e ortaggi che non si coltivavano più come le “torzelle”, un antico broccolo, o per la coltivazione di ortaggi tipici della tradizione napoletana come il “cuoglio-cuoglio”, il broccolo nero. Insieme poi agli agrumi, alle arnie, alle albicocche, alle pesche “tabacchere”, all’uva, fino ad arrivare a frutti più esotici come quello della passione o con i nomi più strani come la caco-mela. E poi ci sono i prodotti più pregiati che sono i sogni dei protagonisti. «Dicono che non mi fermo mai, che continuo ad immaginare cose per la fattoria e che devo andare piano. Ma io voglio realizzare l’inserimento lavorativo per i ragazzi disabili che hanno capacità in questo settore. C’è spazio per loro e per abbattere la segregazione in cui vivono. Poi faremo sicuramente altre attività didattiche come l’ono-terapia, la terapia con gli asini ed anche i campi estivi con i bambini a partire già da questa estate». Così conclude la chiacchierata Fernanda, con uno sguardo al futuro e la voglia di far crescere la sua creatura negli occhi.

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