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Settembre, il nuovo anno inizia oggi

Non serve il calendario. Ce lo dice quell’ultimo sole sempre meno pungente e il brivido la sera sulle spalle scoperte. Settembre è arrivato. E con lui la valigia da riordinare è quella delle promesse di un anno da cominciare. Quelle attese, disattese nell’anno precedente che fanno capolino nel nuovo. Perché sì, stavolta ce lo sentiamo, è la volta buona.

 

Concedetemi la licenza, lo so, non è il 1 gennaio ma si sa, Settembre è un po’ come un Capodanno. Il vero inizio dell’anno ha l’odore dell’aria frizzantina che ci risveglia da quel torpore malinconico di fine estate, e il sapore di una speranza, quasi banale. Prosaica. Perché a Settembre non si sognano grandi avventure, viaggi oltreoceano, l’interruzione di quel quotidiano che associamo spesso alla noia del tran tran lungo un anno. No.

 

A Settembre si desidera il quotidiano. Ma edulcorato dagli inciampi dell’anno precedente. E allora via di propositi. Un nuovo lavoro forse, la dieta, quell’abbonamento in palestra da non far scadere, quel progetto nel cassetto che oggi non sembra avere più le velleità di un sogno. Prove di normalità insomma.

 

Una normalità che ci piacerebbe rivivere. Quando di “normale” nell’ultimo periodo quasi nulla c’è stato. Abbiamo modificato totalmente i nostri modi di vita. Abbiamo imparato che tornare a un certo orario a casa o non uscire proprio di casa sono scelte che possono dipendere dal colore di una regione. Abbiamo imparato a nascondere il sorriso dietro una mascherina e a sorridere con gli occhi nei selfie in cui un ago punge il nostro braccio. E chi l’avrebbe mai detto che una puntura sarebbe stato il simbolo di una speranza?

 

Abbiamo imparato che la limitazione delle libertà è una cosa seria ma a volte giusta. E che la ricerca di quella prosaica normalità che a tutti manca in alcuni posti del mondo può durare anche un ventennio eppure non essere sufficiente, e che non viene spazzata via da un virus ma da gruppi armati, con la forza.

 

Ferragosto e il ritorno a Kabul dei talebani ci ha tenuti incollati alla tv, increduli. In un sol giorno via i diritti delle donne, la musica, la libertà, quella più semplice. 

 

Abbiamo imparato allora che la normalità può avere mille volti. Volti coperti, per le donne afghane nascoste alla vita da un velo e non solo. 

 

E allora se c’è una cosa semplice che ancora possiamo imparare è che il tempo è relativo. Un anno, due, venti, non importa. Così, se sia Settembre o Agosto, neppure. Come investiamo di qualità il nostro tempo, quello sì che conta, che valore dare ai nostri progetti, ogni giorno. Che futuro immaginare. Individuale e collettivo. 

 

Insomma quale “normalità” vogliamo costruirci. 

 

E allora ancora una volta immagino che non serva il calendario. Che ogni mese possa essere Settembre. Il mese in cui si sognano ordinarietà forse a volte scontate ma importanti se investite di una straordinarietà sempre più consapevole. 

 

Noi di Agorà Magazine, speriamo di accompagnarvi in questo nuovo anno, che sia pieno di inizi… normali, ma veri.

 

Di Emanuela Vernetti

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