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Ritorna l’Ischia Film Festival tra reale e virtuale

Un atto di resistenza o il ritorno alla normalità? Bentornato, come se nulla fosse accaduto, o quasi, all’Ischia Film Festival giunto alla sua 18esima edizione. E mentre i personaggi dei film come da consuetudine si preparano ad abbassare la maschera della finzione e incontrano il pubblico, gli attori interpreti di quelle maschere, la mascherina la alzano e si mettono in viaggio per quel festival nato tanti anni fa dal coraggio e da una scommessa di Michelangelo Messina.

 

Ad attendere attori, registi e ospiti, il termoscanner che riporta tutti alle contingenze del presente. Sono proprio operazioni come queste che cercano, con non poca fatica, di non estromettere dalle contingenze del presente la “normalità”.

 

Quest’anno ad Ischia il gomito non lo si è alzato solo per bere l’ottimo bianco ischitano ma per salutarsi e “riabbracciarsi” dopo un mese di lockdown. Ad inaugurare il festival è stato Sergio Rubini, che quest’anno ha ricevuto il premio alla carriera.

“L’arte, la musica, la cultura ci hanno aiutato a resistere in questi mesi, non dimentichiamolo quando tutto tornerà alla normalità”.

 

Un’osservazione ironica e amara quella di Rubini nel suo discorso di ringraziamento, osservazione pienamente condivisa dal direttore artistico del festival.
Messina, con il quale abbiamo fatto una lunga e piacevole chiacchierata, alla domanda di apertura: un atto di resistenza o il ritorno alla normalità?

 

Ha risposto: “Ho voluto fortemente questo festival, nonostante tante fossero le ragioni e le motivazioni per rinunciarvi. Soprattutto per dimostrare che rispettando le regole con attenzione e buon senso si può ricominciare”; capovolge la domanda iniziale sottolineando come sia doveroso per tutti trovare la via e il modo per continuare con i percorsi intrapresi “soprattutto perché non possiamo sapere quanto questa situazione durerà” e aggiunge poi con la sua simpatia “speriamo poco”.

Messina è riuscito per primo ad organizzare un grande evento live, dopo la pandemia, capace di ospitare migliaia di persone. “Mi ha sicuramente aiutato l’isola di Ischia con la possibilità di tante location, a differenza di festival che hanno capienze inferiori”. Sicuramente il coraggio e l’audacia hanno giocato non poco.

 

Il festival iniziato il 27 giugno e terminato sabato con la proiezione de L’Immortale di Marco d’Amore, che partecipa fuori concorso all’opera, nella sezione Best of, è stato il fanalino di coda di una normalità interrotta a marzo. “Sono piuttosto preoccupato per il festival 2021, dove ci renderemo veramente conto degli effetti che il Covid-19 ha avuto sul mondo e sul mondo dello spettacolo”.

 

L’attenzione, le norme di sicurezza, i termoscanner, i gel igienizzanti, non hanno però potuto impedire al mondo del cinema di mostrarsi e incontrarsi nell’isola d’Ischia.

 

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A guardare le foto di Gaia Girace e Margherita Mazzucco, le amiche geniali della serie tv di Costanzo, nei loro eleganti vestiti e nelle loro espressioni giovani e sorridenti, ci si dimentica per un attimo di quello che è sembrato un film di fantascienza e pure tutto convive qui all’Ischia Film Festival.

 

Con loro ad accettare l’invito del direttore artistico e a sbarcare sull’isola, tra i tanti oltre a Sergio Rubini: Marco D’amore, Francesco Di Leva, Ludovica Nasti, gli amici e i “nemici” delle amiche geniali Giovanni Amura, Elvis Esposito e Giovanni Serpico, Lillo, Susy Laude e Giampaolo Morelli.

 

Un festival che si è mosso quindi tra reale e virtuale, dalle proiezioni al Castello Aragonese al film-cocktail online, con Messina in spiaggia e gli autori in piattaforma video. Per la prima volta nella storia dell’Ischia film festival ben 40 anteprime sono state mandate online. Una grande vittoria e soprattutto un segnale che ci possa far capire che a prescindere dalla contingenza e dall’urgenza del presente “forse tocca guardare al passato ma con un occhio alla luna”, lo ha detto e ci è riuscito.

Ecco che questa diciottesima edizione, con la premiazione light, come la definisce sempre il suo direttore artistico, vista la giustificata assenza di molti tra i vincitori e partecipanti, porta lo stimolo a guardare al futuro e a cogliere i lati positivi dell’interruzione della normalità. A questo proposito l’idea di Messina di non far finire il festival nei giorni di fine giugno e inizio luglio, ma di farlo proseguire attraverso l’online per tutto l’anno.

 

Messina non vuole dare i numeri: “Potrò dirli con certezza assoluta a fine festival ma sono molto felice per i risultati ottenuti e per aver visto come tutti quelli che hanno potuto, non hanno rinunciato alla settimana del cinema di Ischia. Molti degli aficionados che vengono da Roma, Napoli e altre città d’Italia, hanno colto con grande entusiasmo la possibilità di avere anche quest’anno una bella e stimolante scusa per tornare ad Ischia”.

 

Quest’anno eccezionalmente il festival è stato completamente gratuito “giovedì sulla piattaforma dell’Ischia Film festival dopo solo 45 minuti dall’apertura del botteghino online già erano terminati i biglietti per le proiezioni”.

Il primo Festival cinematografico post-Covid inevitabilmente cattura l’attenzione anche su aspetti che con il cinema non dovrebbero avere nulla a che fare, almeno sulla carta, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando sempre dell’Ischia Film Festival e che sono più di 70 le pellicole provenienti da tutto il mondo in concorso.

 

Molte le sezioni in gara: “Difficile a scegliere, ma quella a cui sono più legato è la sezione della Location Negata, che attraverso il cinema vuole valorizzare quei luoghi che sia per catastrofi ambientali che per problemi legati a vari ambiti non hanno potuto rivendicare il loro diritto ad essere luoghi da raccontare nei film e soprattutto luoghi che possono essere vissuti con dignità”. Tra le altre sezioni, quella dedicata ai lungometraggi, agli scenari campani e ai Best of.

 

Ischia Film Festival è anche cine-turismo e quale momento più ironico per ricordarlo. Quante persone hanno riscoperto l’amore e la bellezza di Ischia guardando, ad esempio, L’amica geniale? Quanti quest’anno, anche se in scala ridotta, sono riusciti a dare un po’ di speranza agli albergatori e ai ristoratori dell’isola?

 

E mentre restiamo tutti spettatori di quello che sarà a venire, non ci resta che indirizzare quello sguardo alla luna e ricordare che le crisi esistono solo nella misura in cui non se ne sa avvalersi. Chissà che l’arte non saprà risorgere e farsi contagiare da tutte quelle cose che non funzionavano più bene e che il regista Covid-19 ha portato alla luce con la sua ultima proiezione. L’Ischia Film Festival e i suoi propositi forse fanno ben sperare…

 

Di Emilia Campili

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