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Rispetto per Villa Ebe

Villa Ebe deve tornare a vivere, per rispetto a questo sito di straordinario valore storico e all’uomo che l’ha realizzato: l’ingegnere Lamont Young. Una personalità di spicco della società napoletana che, a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento, si distinse grazie a progetti avveniristici di grande impatto architettonico e urbanistico.

 

Fondatore dell’Automobile Club Napoli, Young aveva una visione lucida e lungimirante sulla mobilità, progettando la prima metropolitana di Napoli e ipotizzando per Bagnoli e i Campi Flegrei un destino a vocazione turistica fondato, anche e soprattutto, sulle vie del mare. Al suo eclettico ingegno si deve, altresì, la realizzazione di pregevoli opere come il Castello Aselmeyer con il Parco Grifeo, la sede dell’Istituto francese Grenoble in via Crispi e la villa girevole sull’isolotto di Vivara, giusto per citare le costruzioni più celebri.

 

E poi c’è Villa Ebe, il castello che si erge sul Monte Echia, alla sommità delle Rampe di Pizzofalcone. Una palazzina in stile neogotico dedicata alla moglie Ebe dove Young dimorò sino a quando decise di togliersi la vita, proprio in quella stessa magione. In seguito ad un incendio scoppiato nel 2000, gli interni della villa, compresa la splendida scala elicoidale, sono andati distrutti e da allora il Castello è stato impietosamente e colpevolmente abbandonato al suo destino, trasformandosi in un avvilente rudere.

 

 

In tutti questi anni, né il Governo, né gli Enti locali sono riusciti ad adottare iniziative e progetti di recupero che potessero restituire alla città la fruizione di un luogo fiabesco, frutto dell’estro di uno dei più grandi geni del secolo scorso, prodigatisi a favore della collettività per accrescere la grandezza di Napoli. Due anni fa, l’Amministrazione comunale, per risolvere problemi di bilancio, inserì Villa Ebe tra i beni pubblici da alienare. Non fu una buona notizia, ma l’accettammo con la speranza che tale scelta potesse rappresentare finalmente lo sblocco di una situazione di stallo volta a dare slancio ad un serio progetto di recupero.

 

Se il “pubblico” non è in grado di tutelare e valorizzare i suoi tesori, pensammo, ben venga l’intervento di privati capaci di restituire alla città, ai suoi abitanti e ai turisti la fruizione di un sito così prezioso, purché nel rispetto della sua identità e del suo valore storico e culturale. L’attesa è stata vana e, dopo insistenti e condivisibili pressioni, il Comune sembra aver finalmente cambiato orientamento, decidendo di sottrarre Villa Ebe dalla lista dei beni in vendita.

 

Ci fa piacere, si tratta di una saggia decisione. L’importante, adesso, è sostenerla con un progetto di rinascita basato su contenuti forti e pregnanti. L’ultima cosa, infatti, a cui vorremmo assistere è il perpetrarsi dell’attuale situazione di abbandono o la trasformazione di questo immobile in una location per pacchiane feste private. Sarebbe una grave offesa alla storia, alla bellezza ed anche ad un illustre concittadino, sebbene di origini britanniche, che, con il suo impegno, ha onorato Napoli.

 

Di Antonio Coppola

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