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Napoli esoterica, sulle tracce del conte Dracula

Il complesso di Santa Maria la Nova, nel cuore di Napoli, conserva le enigmatiche testimonianze del sanguinario principe Vlad III. Un tour organizzato permette di visitare questo sito ancora tinto di mistero.

 

Non c’è festa di Halloween che si rispetti senza la presenza dei mostri, siano essi veri oppure partoriti dalla nostra fantasia.

 

Ma la moda di questi ultimi anni, con le sue lontane radici celtiche, se non fosse per la data non avrebbe nulla in comune con l’altra celebrazione, quella cristiana di Ognissanti, dedicata invece a tutte le anime sacre che, in teoria, c’entrano davvero poco o niente con i macabri travestimenti da film horror.

 

Ma guarda caso è proprio in un luogo di culto, all’interno del complesso monumentale di Santa Maria la Nova, che sacro e profano hanno finito ancora una volta per congiungersi.

 

Infatti, ben celate fra effigi di santi, cappelle nobiliari e i colonnati dei chiostri, sono state individuate le impensabili e controverse testimonianze della presenza a Napoli di uno dei personaggi più temuti e terribili della storia, così come anche della letteratura e della cinematografia orrorifica, partendo dal romanzo di Bram Stoker, per arrivare fino al Nosferatu di Murnau, spaziando da Herzog a Coppola; stiamo parlando ovviamente del Conte Dracula.

La storia

Il complicato intreccio che unisce la storia del Principe Vlad III, noto anche come Vlad Tepes l’impalatore, con quella di Napoli, inizia in modo misterioso e inatteso nel 1480, con l’arrivo nella città partenopea di una bambina di sette anni proveniente dai Balcani, luogo che a quel tempo subiva l’invasione turca.

 

Per questa ragione la piccola era stata messa in salvo, giungendo in città al seguito di una nobildonna albanese, anch’essa in fuga dalla guerra. Entrambe potevano infatti contare sull’ospitalità del re di Napoli in persona, Ferrante D’Aragona, in virtù dell’appartenenza delle rispettive famiglie all’Ordine del Dragone, una lega che assicurava mutuo soccorso fra le famiglie reali impegnate militarmente per fronteggiare l’offensiva degli ottomani.

 

Ma questa bambina, che si chiamava Maria, era in realtà proprio la figlia del principe Vlad III, il voivoda della Valacchia, abile condottiero, sanguinario e per questo motivo detto anche Dracul (il termine “drac” in lingua romena identifica infatti sia il dragone, simbolo dell’omonimo ordine, che il diavolo, signore dell’aldilà).

 

Dopo essere cresciuta alla corte aragonese di Napoli, Maria Balsa, questo il suo nome completo, sposa quindi Giacomo Alfonso Ferillo, un nobile napoletano appartenente ad una famiglia vicina al sovrano aragonese.

 

 

Così facendo fonde le due casate, quella romena dei Vlad con quella del consorte, e con esse i loro stemmi araldici. Proprio quelli che oggi ritroviamo nei bassorilievi che decorano la tomba dei Ferillo, e che negli ultimi anni sono stati oggetto di varie ricerche ed approfondimenti da parte di numerosi esperti, non solo italiani, per provare la presenza del Conte.

 

Altri possibili legami

I possibili legami di Dracula con la nostra città però non finiscono qui. Secondo alcune fonti infatti, il Principe Vlad III, la cui morte è avvolta in un’aura leggendaria, non sarebbe caduto sul campo di battaglia, ma sarebbe stato invece fatto prigioniero.

 

Venuta a conoscenza della cattura del padre, Maria si sarebbe dunque adoperata per liberarlo dietro pagamento e in seguito condurlo a Napoli, dove sarebbe morto, per essere poi seppellito segretamente.

 

Una versione più probabile sulla fine del Conte fa invece esplicito riferimento alla sua uccisione durante uno scontro con i Turchi nel 1476, e al successivo riscatto della sua salma, giunta però in città priva della testa, che era stata portata a Costantinopoli come trofeo dai nemici ottomani.

 

Il codice

In ogni caso, ad avvalorare ulteriormente la tesi per cui i resti di Dracula sarebbero stati conservati a Santa Maria la Nova, e non nella cittadina rumena di Snagov, come si è ritenuto per anni, c’è anche un altro importante elemento, ovvero l’iscrizione in codice “onciale” presente nella Cappella Turbolo.

 

Si tratta di un testo composto da lettere provenienti da diversi alfabeti antichi (greco, latino, copto, etiopico) e all’interno del quale l’unica parola più volte decifrata è appunto “Vlad”.

 

L’iscrizione inoltre, che inizialmente si credeva fosse di fine Ottocento, secondo una recente analisi diagnostica risale certamente a trecento anni prima, e ciò è perfettamente compatibile con la vicenda del Conte.

Le testimonianze

Naturalmente queste recenti scoperte relative alla sepoltura di Dracula hanno suscitato un nuovo interesse per Santa Maria la Nova, come conferma Giuseppe Reale, presidente dell’associazione Oltre il Chiostro, che da oltre vent’anni gestisce il complesso monumentale.

 

«Si tratta soprattutto di un’attenzione differente rispetto al passato – ci spiega -, che ha esteso la platea di fruitori ad un pubblico di “curiosi”, normalmente estraneo alle visite culturali di questo tipo. Ma così abbiamo un’occasione in più per far conoscere la ricchezza immensa di questo luogo».

 

Anche Fabio Trosa, che fa da guida turistica all’interno del sito, nell’ambito di un servizio curato dall’operatore viverenapoli.com, ammette di essere colpito dalla partecipazione del pubblico.

 

«L’aspetto che maggiormente balza all’occhio è la presenza dei bambini, attirati insieme ai genitori dall’idea di un’esperienza diversa, soprattutto quando il tour si svolge di sera, per accrescere la suggestione. Il nostro compito – aggiunge – è quello di bilanciare il fatto più propriamente culturale con l’aspettativa delle persone, che giustamente ruota molto attorno al mistero della tomba del Conte».

 

Le info

L’associazione www.oltreilchiostro.org

Per prenotare una visita guidata:

Telefono (Dal Lunedì al Venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00): 081 18098260.

Whatsapp: 334 1119819.

Email: prenotazioni@viverenapoli.com.

 

Di Giovanni Aiello

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