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‘Pescirossi e pescicani’. Il docu-libro di Sandro Di Domenico

Linea Messina

Un racconto-inchiesta in cui l’autore ricostruisce la storia oscura di una compagnia navale italiana, la Linea Messina, al centro di tante (troppe) tragedie del mare.

 

Per capire quale sia la vera anima del libro di Sandro Di Domenico bisogna leggerlo fino in fondo. Lo scrittore infatti, con il suo ‘Pescirossi e pescicani’, da poco in libreria per l’editore Minimum Fax, ci attrae inizialmente con un tocco narrativo leggero dentro un viaggio autobiografico che prende le mosse, quasi pigramente, durante un caldo mese di agosto del 2011, nella redazione campana di un quotidiano, dove l’autore era a quel tempo un cronista “abusivo” (come lui stesso si definisce) vicino ai trent’anni.

 

Ma ecco che la notizia dell’affondamento di un peschereccio proveniente dal porto del Granatello a Portici, il Giovanni Padre, da parte di una grossa nave per trasporto merci, la Jolly Grigio della Linea Messina, avvenuto proprio di fronte all’isola di Ischia, smuove quella calma apparente e inaugura un percorso che pagina dopo pagina cambia umore.

Una vera e propria inchiesta

In breve veniamo coinvolti in una vera e propria inchiesta, complessa e a tratti sconcertante, sul trasporto navale, sui traffici illeciti di rifiuti tossici e su disastri ambientali, tutti collegati sempre a quella stessa compagnia genovese.

 

Anche il drammatico incidente avvenuto nel golfo di Napoli dimostra sin da subito di avere una dinamica inquietante, fra rotte sbagliate e omissioni, che purtroppo hanno provocato la morte di due dei tre marinai presenti a bordo del peschereccio, Vincenzo e Alfonso Guida, padre e figlio, rispettivamente di 42 e 18 anni.

 

E proprio la gravità di quegli eventi non tarderà a segnare anche nella vita del protagonista un profondo tratto di discontinuità, sia umano che professionale.

«Il mio lavoro in effetti è partito proprio da un interrogativo “giornalistico” – ci conferma subito Di Domenico -. Rileggendo più volte un piccolo trafiletto, tratto da un importante quotidiano, che riassume i tanti casi relativi alla Linea Messina, mi ero sempre chiesto come mai nessuno avesse già provato, per così dire, a ricucire il pattern (lo schema ricorrente) che probabilmente li univa tutti.

 

La risposta – prosegue – avrei quindi voluto inserirla in un documentario video, come faccio abitualmente con i miei approfondimenti. Ma i tempi per una produzione erano incerti, così è nato questo libro in cui racconto le cose cronologicamente, proprio per come sono andate nel corso dell’inchiesta».

 

Le navi Jolly

E la ricostruzione dei fatti si è certamente rivelata tutt’altro che semplice, visto che a partire dalla Jolly Rosso, arenatasi in Calabria nel 1990 lungo il litorale di Amantea, la cosiddetta “nave dei veleni”, sono varie le Jolly della Linea Messina coinvolte a diverso titolo in vicende drammatiche e poco chiare.

 

Nel 2002 è la volta della Jolly Rubino, che subisce un incendio lungo le coste del Sudafrica. La Jolly Amaranto invece s’incaglia a largo del porto di Alessandria d’Egitto. Nel 2003 la Jolly Blu è protagonista, questa volta nel mare toscano, di un incidente analogo a quello della Jolly Grigio, in cui sperona un peschereccio provocando la morte di una persona.

 

Per non parlare della Jolly Nero, una gigantesca portacontainer, che nel 2013 abbatte la torre piloti del porto di Genova durante una manovra malriuscita, causando nove vittime. Ma non mancano all’appello altre Jolly, come la Turchese, la Verde o la Smeraldo, anch’esse al centro di gravi episodi, al punto che alcuni hanno finanche tirato in ballo una sorta di maledizione legata a queste navi.

 

Parcheggio Quick Linate

Andare fino in fondo

«Se devo individuare un momento nel quale, di fronte a tutto il materiale che stavo raccogliendo, ho veramente deciso di andare fino in fondo – racconta ancora Di Domenico -, allora è coinciso indubbiamente con l’udienza in cui c’è stata la richiesta di condanna a due anni in primo grado nei confronti di Vincenzo Birra, proprio il capitano del peschereccio Giovanni Padre, quello affondato, ed unico superstite fra le persone a bordo.

 

Era il 2017, a sei anni dall’incidente, e in quella occasione, in cui la stampa latitava del tutto (“non c’è nessuno, non c’è mai nessuno” commenterà in proposito il padre di Birra), ho avuto modo di raccogliere una sua prima testimonianza e di comprendere che l’attenzione su quella storia meritasse di essere tenuta più alta».

E Sandro Di Domenico l’attenzione la tiene altissima, tanto che l’ultima parte del suo libro si trasforma quasi in un saggio, non prima però di un breve passaggio finanche attraverso il genere noir, nelle pagine in cui la ricostruzione delle vicende si intreccia con le indagini svolte sulle cosiddette “navi a perdere” dal capitano Natale De Grazia, coraggioso e sfortunato ufficiale della Guardia Costiera.

 

“Nella vita non esiste il pareggio”

«Il libro ha effettivamente una struttura composita – precisa il suo autore -, tanto che l’editore lo ha inserito nella collana ‘Indi’, insieme ad altri titoli che risultano meno inquadrabili secondo le classificazioni tradizionali. Questo aspetto può piacere e non, però contiene sicuramente un pizzico dell’identità di questo lavoro».

 

Ma siccome “nella vita non esiste il pareggio”, come ad un certo punto dice il Sandro protagonista della storia (citando dichiaratamente ‘L’uomo in più’ di Paolo Sorrentino, film molto amato dal Sandro autore), ecco che, mentre un libro è stato appena pubblicato, già si pensa ai progetti che verranno.

 

«Sono intenzionato a fare un lavoro sul mondo dell’arte – conclude Di Domenico -, anche se per adesso le limitazioni anti-contagio rendono difficile effettuare al meglio le ricerche. Mentre nel brevissimo periodo vorrei realizzare un documentario sulla figura e sull’opera di Francesco Durante (giornalista, scrittore e professore universitario originario di Capri, scomparso nel 2019). È un omaggio che sento davvero come necessario».

 

Di Giovanni Aiello

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