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La Villa romana di Positano, un gioiello svelato dal tempo

Apre al pubblico la villa rinvenuta nel 2003 che conserva una ciclo di affreschi romani del I secolo d.C. sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio. 
L’archeologa Jacobelli: «Dalla villa potrebbe derivare il nome di Positano, una delle scoperte archeologiche più importanti».

Wendy Elliott

Un tesoro nascosto si è celato per secoli alle pendici di Positano. Nel cuore della Costiera amalfitana, a 11 metri di profondità sotto la chiesa di Santa Maria Assunta, il sottosuolo ha custodito dall’usura del tempo una villa romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79.d.C., sconosciuta fino a pochi anni fa, ora aperta al pubblico dal 18 luglio scorso. 

MAR Positano è il nome del museo archeologico romano che permette finalmente a turisti e curiosi di visitare le bellezze della villa romana. La scoperta risale al 2003, quando i lavori della chiesa settecentesca fanno emergere la parte superiore di un ambiente affrescato: il triclinio, cioè la sala da pranzo di una lussuosa residenza romana sepolta da una colata di fango e cenere causata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., la stessa di Pompei ed Ercolano. 

Dopo quindici anni e circa 3 milioni di investimenti, è finalmente possibile ammirare le preziosissime pareti affrescate della villa con i suoi 65 sedili funebri, mentre una cassaforte in legno ha custodito per secoli i preziosi reperti in bronzo. Un vero e proprio tesoro nascosto nel tempo. 

«Prima di questa scoperta, per la zona amalfitana – spiega l’archeologa Luciana Jacobelli – non esistevano ville romane così importanti. Tutta la nostra conoscenza sulla pittura romana si basa sui rinvenimenti di Pompei ed Ercolano. Lo studio degli affreschi di Positano, può dare una visione differente di quella che era l’offerta delle botteghe pittoriche del tempo. Nel caso della villa di Positano pensiamo a delle maestranze venute da fuori perché l’uso della pittura e dello stucco insieme rappresenta un unicuum». 

La villa avrebbe ancora molto da svelare. «L’area di scavo ha rinvenuto solo una piccola parte di quella che doveva essere la sua originaria estensione, molto imponente, persino fino al mare. Per capire l’importanza della villa basti pensare che qualche anno fa emerse l’ipotesi che il proprietario fosse un liberto dell’imperatore Claudio, Posides, da qui, forse, il nome di Positano».  

Ma la storia del recupero e della valorizzazione di quella che è considerata la più grande scoperta archeologica avvenuta in costiera negli ultimi decenni, è lunga e tortuosa. 

Nel marzo 2017 terminano i lavori di allestimento a chiusura di un percorso decisamente non privo di problematiche. Prima fra tutte il reperimento dei fondi, poi l’importanza di mettere in sicurezza l’area di scavo situato sotto il centro storico del paese e non ultimi i delicatissimi interventi di consolidamento necessari a custodire delle opere fragilissime, preservate integre nel tempo nonostante il trauma spaventoso e i 2000 anni ai quali sono sopravvissute. Per portare alla luce questo gioiello c’è voluta la sinergica cooperazione tra Soprintendenza, Comune e Parrocchia ma anche la sapiente esperienza di esperti del settore. 

«Tra le problematiche principali che abbiamo dovuto affrontare – spiega il direttore dei lavori Diego Guarino – ci sono stati sicuramente quelle strutturali. Gli interventi poi dovevano essere poco invasivi anche per mantenere costante il microclima, fondamentale per la conservazione degli affreschi. Il futuro stesso di questo sito è legato al severo monitoraggio strutturale che abbiamo predisposto».  

Il Mar Positano, il museo archeologico che è nato per far visitare la villa romana, è un “museo intelligente”, dotato di tecnologie all’avanguardia. Un sistema di regolazione termoigrometrico e uno d’illuminazione automatica permettono di proteggere la ricchezza iconografica e lo stato di conservazione delle opere dell’ipogeo. 

Il percorso aperto al pubblico permette la visita di due ricchissime aree archeologiche: la porzione d’ipogeo sottostante allo spazio dell’oratorio della Chiesa Madre, dove si possono contemplare le magnifiche pareti affrescate, e l’ipogeo medioevale della cosiddetta Chiesa Vecchia che presenta le tracce più antiche della struttura religiosa. 

Sono esposti anche i preziosi reperti che hanno trovato la luce durante gli scavi. Già all’ingresso si trova una bellissima lucerna invetriata, poi diversi bronzi utilizzati durante il simposio, pesi e seghe che probabilmente al momento dell’eruzione erano utilizzati per il restauro della struttura in seguito al terremoto del 62 d.C. 

Inoltre sono disponibili anche dei supporti multimediali volti a documentare lo svolgimento dei lavori di scavo. 

Una scoperta di raro pregio quella custodita dal MAR Positano che getta le basi per gli studi del domani. Un dono nelle mani delle generazioni future. 

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