Home / Cultura  / Libri  / La Spia de Dios. I segreti di una città di Elisabetta Masso e Carla Reschia

La Spia de Dios. I segreti di una città di Elisabetta Masso e Carla Reschia

Aneddoti e incontri di Antonino Restino, il detective napoletano che pedinava Maradona.

 

Dal Pallonetto di Santa Lucia a Piazza Affari. Così potrebbe riassumersi la parabola lavorativa, tutt’ora ascendente, di Antonino Restino, fondatore e titolare della AZ-Investigation, nota agenzia investigativa di Napoli. Nella sua lunga carriera dal 1974 ha conosciuto e spiato i protagonisti napoletani (e non solo) che hanno segnato un’epoca. Ma tra tutti, un nome spicca: quello di Diego Armando Maradona, finito inconsapevolmente nel mirino di Antonino e della sua squadra di collaboratori con la quale stava ottenendo già all’epoca importanti soddisfazioni. Tanto da spingere la società Calcio Napoli nella persona di Luciano Moggi ad affidargli quella mattina del 25 gennaio 1988 nella hall dell’hotel Majestic il delicato incarico di seguire il campione nella sua sfera privata, che negli ultimi tempi non era più compatibile con lo stile di vita di un atleta professionista.

 

Oggi, complice il fatto che sono trascorsi anni sufficienti da quelle indagini, Antonino ne ha affidato i ricordi alle penne di Elisabetta Masso e Carla Reschia, giornaliste e scrittrici che hanno curato questo viaggio nel tempo attraverso flashback e rimandi della sua vita, professionale e non, sullo sfondo di una Napoli che non è semplicemente cornice, ma soggetto vivo di questo racconto. ‘I segreti di una città’ che campeggiano sotto il titolo sulla copertina del libro ‘La Spia de Dios’ edito da Rogiosi sono lo specchio dei segreti dei personaggi che quotidianamente la vivono. E investigare tra le storie della gente porta inevitabilmente a indagare tra le pieghe della storia di Napoli, tra leggende e misteri.

 

 

Appostamenti, inseguimenti e scoperte scomode raccontati con un ritmo scorrevole e incalzante, che proiettano il lettore all’epoca dei fatti, portandolo a viverli con suspense e curiosità. Antonino è stato un osservatore privilegiato della quotidianità del calciatore argentino, in particolare dell’inizio della sua fine. Quei quattro anni di soggiorno a Napoli lo avevano spinto verso una vita alienata. «Come poteva quell’uomo che avevo imparato a conoscere così intimamente, che sapevo condurre una vita così dissennata, essere lo stesso che portava al delirio i tifosi con le sue imprese? Era un mistero. Questa per me è la prova della natura eccezionale di Maradona, della sua unicità».

 

Eppure, anche la vita di Antonino è la trama di un film, puntellata da aneddoti e incontri divertenti o drammatici con personaggi celebri. Le partite a calcio e biliardo con un giovane Massimo Ranieri, l’interpretazione improvvisata di un dialogo di ‘Napoli Milionaria’ con Pupella Maggio, l’incontro di infanzia con Lucky Luciano, che nel suo soggiorno napoletano avrebbe salutato il “piccolo” Antonino con una pacca sulla spalla apostrofandolo come “guagniucello scetato e bravo piccirillo”. Dall’infanzia dietro al banchetto di uova e pollame della sua umile famiglia a Santa Lucia fino alle indagini per il Pibe de Oro, passando per brevi intermezzi nei panni di attore, presentatore e cantante. E proprio quel vissuto lo aveva portato a crescere prima del tempo rendendolo partecipe sin dalla più tenera età di un mondo adulto che ogni giorno combatteva per la sopravvivenza, quando in casa mancavano acqua calda e carta igienica.

 

Quando a vent’anni decise di intraprendere la professione di investigatore privato – diventando socio della Federpol (di cui è oggi socio onorario, tra i più giovani), dove viene eletto prima Presidente Interregionale poi membro della Direzione Nazionale -, la vita gli aveva già insegnato molto.

E forse proprio questo bagaglio di esperienze lo faceva sentire particolarmente vicino alla vicenda umana del Pibe de Oro, quell’icona che contemplava come tifoso che si era improvvisamente trasformato in obiettivo dei suoi pedinamenti e del quale condivideva, quindi, le origini popolari. In fondo, dietro la volontà di ripercorrere quello che è stato tra gli incarichi più mediaticamente interessanti della sua carriera c’è sicuramente una forte immedesimazione con la leggenda del calcio, quel ragazzo nato in un quartiere popolare e che aveva costruito una fortuna grazie alla sua passione e determinazione. E per questo che più volte durante le indagini Antonino ha rischiato di cedere alla tentazione di uscire dal suo ruolo e metterlo in guardia da quella pletora di approfittatori, curiosi, spacciatori e prostitute che lo assediava, per fargli ritrovare la natura vitale e generosa che era l’essenza del suo talento. Non sarebbe stata questa l’unica volta in cui il risvolto emozionale avrebbe prevalso sulle esigenze professionali. «Quando scoprii che la donna che pedinavo su richiesta dei suoi datori di lavoro svolgeva effettivamente un’attività a danno dell’azienda, non esitai un attimo a proteggerla quando mi resi conto che lo faceva per pagare le cure del figlio malato. E feci anche in modo di farle arrivare il compenso che avevo ricevuto per quel lavoro».

D’altronde questo mestiere è tanto affascinante quanto delicato. E non è sempre facile restare saldi nelle vesti dell’investigatore, tenendo a bada le proprie emozioni e sacrificando il coinvolgimento umano. Ma se oggi AZ-Investigation è una società quotata in Borsa con 5 sedi in Italia e più di 220 dipendenti, se vanta importanti riconoscimenti come il premio di eccellenza agli ‘Investigation&Forensic Awards’ del 2019 come miglior agenzia investigativa per settore aziendale, lo deve anche e soprattutto alla determinazione e alla professionalità di quel “guagliuncello scetato” di Santa Lucia.

 

Di Giulia Savignano

NESSUN COMMENTO

POSTA UN COMMENTO