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La lettera di Natale nel cassetto

di Paola Dei Medici

Ve la ricordate la letterina di Natale? Non so se i bambini ne scrivono ancora, io la mettevo sotto il piatto di mio padre o di mia madre, tra quello fondo e quello piano, durante il pranzo del 25 dicembre. Oppure, quando ero proprio impaziente, direttamente sul piatto dell’antipasto, per vedere subito l’effetto sui volti divertiti dei miei familiari.

La vera lotta era farla personale, mia, eludendo la tendenza, ogni anno, a renderla una banale lista di promesse impossibili da mantenere. Eppure ogni anno, nonostante l’impegno, compariva immancabile, tra le promesse, la fatidica frase: «quest’anno prometto che non vi farò arrabbiare» oppure «prometto che sarò più buona» che provavo sempre a presentare con qualche variante.

I bambini imparano molto presto che per poter essere amati devono rinunciare ai propri spontanei sentimenti e alle proprie attitudini reali, imparano presto ad abdicare alla propria verità per sentirsi approvati dai genitori. È per questo che la letterina di Natale, quest’anno, la scrivo a te che mi stai leggendo e a quel bambino che è dentro di te da quando sei nato, a quel bambino a cui forse nessuno ha detto mai «ti amo così come sei, anzi ti amo proprio per quello che sei». Questa lettera è per quel bambino che presto ha imparato a disonorare le proprie emozioni, per sentirsi amato.

Anche se non ci siamo mai visti, quando scrivo, scrivo sempre a qualcuno che mi è caro. Non potrei scrivere se non immaginassi che la tua vita in qualche modo si intrecci con la mia. È per questo che la lettera è per te, ma anche per me. Non potrei scriverti se non avessi chiaro quello che è importante nel mio lavoro: raccontarsi la verità, che è diversa per ognuno di noi, eppure ha la straordinaria capacità di renderci simili e vicini.

In questa lettera non dirò che diventerò più buona (in fondo non ci credevo neanche da bambina!) perché vorrei augurarti e augurarmi una vita in cui gli errori siano solo sfumature di apprendimento e il tempo una linea fatta di imprevedibili cambi di rotta. La mia promessa e il mio augurio per questo Natale è un impegno a essere autentici, a mostrare con dignità graffi e colori. La paura degli esseri umani è la paura di essere umani. Siamo bravi a considerare i nostri errori valanghe che lasciano voragini e quelli degli altri cose che capitano. Indossare l’imperfezione con classe è un lusso che possono permettersi solo quelli che hanno imparato a perdonarsi. E allora per Natale concediamoci un regalo prezioso: sbagliamo senza vergogna. Sbagliamo perchè siamo vivi, e stiamo imparando, per questo Natale facciamo esperimenti di umanità! Sediamoci a tavola con noi stessi, tiriamo giù dallo scaffale dei nostri ricordi le lettere d’amore che non abbiamo mai osato scriverci, sbucciamo via dallo specchio l’immagine che non ci appartiene più.
È festa: la nostra vita è in tavola.

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