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La forza della solitudine

C’è una profonda differenza tra lo stare soli e il sentirsi soli. Quante volte ci si può sentire soli anche in mezzo ad una folla, in famiglia o in una relazione? Quante volte si preferisce rinnegare i propri bisogni e desideri, legandosi a qualcuno, solo per paura di restare in una solitudine che ha radici antiche fatte di vissuti, di abbandoni? Così, pur di non incontrare quella solitudine tanto spaventosa, si intessono relazioni tossiche che, come ragnatele, tarpano le ali e impediscono di spiccare il volo verso una libertà più salutare.

 

C’è poi chi associa la solitudine alla sensazione di sentirsi inadeguati rispetto ai modelli di perfezione di una società competitiva, difficili da raggiungere. Così la paura del rifiuto sociale, si trasforma in una solitudine ricercata come unica via di fuga che, però, non cura il bisogno umano di relazioni e che, provoca, inevitabilmente, una grande sofferenza.

 

Altri rifuggono la solitudine preferendo un modello di vita piena di impegni, relazioni e cose da fare che, insieme agli stereotipi della felicità, dà l’illusione di avere una vita piena ed appagante. Ma siamo proprio sicuri che questo modello di vita risponda veramente ai bisogni umani, e che il riempimento non sia solo un modo per evitare quello spazio vuoto necessario per interrogarsi sulla qualità della propria vita, solo per la paura di scoprire che forse non si è felici affatto?

 

 

Che sia ricercata oppure no, la solitudine, perciò, può riflettere l’incapacità di comunicare in profondità con se stessi. Ma oggi, a causa del Covid 19, tutti abbiamo vissuto un isolamento forzato, ancora più difficile per coloro che l’hanno vissuta da soli. Dopo questa esperienza qualcuno si è accorto di aver vissuto un’occasione unica, nella quale è riuscito a dare voce al mondo interiore, nella quale si è ritrovato a fare pace con se stesso, imparando a gestire la paura, a liberarsi dalla dipendenza dai rapporti di circostanza, dal superfluo che appesantisce, da automatismi nocivi.

 

Perciò la solitudine può diventare un momento per incontrare parti di sé sconosciute, per riscoprire una passione lasciata in disuso dando spazio alla propria creatività, per fare dei cambiamenti, per riflettere se lasciar andare una relazione che ha concluso la sua funzione evolutiva o ripristinarne una lasciata in stand by.

 

Nella lentezza di questi giorni di isolamento per alcuni si è svelata la bellezza dell’adesso, data dall’accorgersi del valore dei piccoli gesti e delle cose più semplici come l’aroma di un caffè, un fiore che sboccia sul balcone, il canto di un uccello che squarcia nel silenzio della città blindata, la rinascita di una natura che è tornata a respirare grazie alle immagini di un mare azzurro e trasparente che avevamo dimenticato.

 

Nella solitudine di questi giorni, abbiamo scoperto un nuovo modo del saper vivere, senza clamori, senza spettatori al di fuori di noi stessi, imparando a curare il proprio giardino, con un po’ di ginnastica, cucinando qualcosa di buono, ascoltando della musica. Nella solitudine si può scoprire che non è necessario andare in giro elemosinando da altri pillole d’amore, che il più delle volte sono solo surrogati solo perché non siamo capaci di dare amore a noi stessi, di essere prosciugatori più che donatori di amore e felicità.

 

Dentro ognuno di noi c’è un seme che nascosto nell’anima può trovare l’energia per dare alla luce il germoglio della nostra piena realizzazione, proprio attraverso momenti straordinari di solitudine.

 

Per avere preziosi consigli su come cambierà il mondo dopo il Covid-19, seguitemi domani, Venerdì 3 Luglio alle 18:30 sulla pagina Facebook e sul profilo Instagram di Agorà Magazine. Andrà tutto bene o sarà peggio di prima?

 

Di Diana Arcamone

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