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La bici elettrica, un’innovazione di appena 150 anni

e-bike

L’innovativa e-bike ha un lungo passato anzi un passato remoto che parte dall’800. L’idea di velocizzare le due ruote incrocia la storia della bici con quella delle moto che, per gran parte del ‘900, vincono sulle e-bike grazie alla crescente passione per la velocità, la disponibilità di petrolio a buon prezzo e la scarsa coscienza ecologista.

 

Dagli anni ‘70 il vantaggio acquisito, anche dalla trasformazione delle carrozze in automobili si assottiglia e con la nascita di movimenti ecologisti e la crisi petrolifera il recupero delle moderne e-bike è assicurato.

 

Questa è la storia di geniali inventori, appassionati pionieri di un’idea nata oltre 150 anni fa, visionari che rivolgono lo sguardo all’elettrificazione delle biciclette.

 

I loro tentativi, anche falliti, aprono la strada al grande successo delle attuali e-bike: bici tecnologiche con prestazioni sempre più performanti fra pedalata e assistenza del motore che competono con auto e moto per le medio- brevi percorrenze e che strizzano l’occhio al concetto di movimento dolce e-healty.

 

Dalla fine dell’800 alla fine degli anni ‘20

É il 1867 quando in USA, l’eclettico inventore Sylvester H. Roper, dopo aver terrorizzato i concittadini con la prima carrozza con motore a vapore, diventa protagonista del primo tentativo di motorizzare una bici tradizionale: il velocipede a Vapore.

 

I 64km/h, l’autonomia di 12 km ne fanno un mezzo rivoluzionario: il serbatoio dell’acqua è lo stesso sellino e la caldaia è al posto dei pedali; ma il frastuono e il cattivo odore imbizzarriscono i cavalli e creano disordine e pericolo, perciò oltre a non avere successo viene addirittura arrestato.

 

Stravince una gara con bici classiche, non contento vuole testare la massima velocità in circuito ma perde il controllo e muore. La prima vittima della velocità.

 

Il primo brevetto di motore elettrico su bici è poi dell’ingegnoso Ogden Bolton Jr, nel 1885 elimina pedali e ingranaggi, il motore è sotto il mozzo posteriore e la batteria sotto il telaio, un ottimo ingegno ma forse troppo antesignano per una vera produzione.

 

Intanto in Inghilterra, nel 1989, la Humber & CO – produttore di celebri bici – realizza il primo tandem elettrico. Il tandem non rileva mai grande successo, quello elettrico, per ingombro peso e poca velocità ed è addirittura ignorato e l’azienda smette di produrre bici dal 1908, diventa famosa per le auto fino al 1970 quando è assorbita dalla più celebre Crysler.

 

 

Il Wall Auto-Wheel

Dal 1909 al 1925 la Autowheels Ltd di Londra inventa il primo kit di conversione di bici della storia: il Wall Auto-Wheel.

 

Pur trattandosi di un motore a scoppio l’idea fa scalpore, tanto geniale quanto semplice: è una ruotina supplementare – mossa da un motore – da porre al lato della ruota posteriore della bici.

 

É la trasformazione economica della bici in una specie di moto, grazie ad un semplice kit! Con 25km/h, soli 18 kg di peso, e la pedalata assistita per andare più veloce è un portento!

 

Si tratta del primo esempio di produzione massiva per un lungo periodo con motore versione base e deluxe e possibilità di accludere accessori ad hoc. La mole e il tempo di produzione fanno sì che ancora esistano vari esemplari di collezionisti appassionati.

 

 

Le innovazioni in Germania e Francia

La tedesca Heinzmann, nel 1920, produce in serie motori anche per bici elettriche, tanto affidabili che le Poste dotano le loro bici dell’ottimo supporto elettrico. Un raro caso in cui a tutt’oggi la stessa azienda produce sistemi per e-bike che discendono proprio dai modelli degli anni ‘20.

 

La Francia invece nel 1927, con un grande battage pubblicitario, lancia la piccola, silenziosa ed economica bici elettrica dal nome accattivante: l’Elettro cyclette; pesa ben 75 kg e nonostante i 25/h di velocità e autonomia di 30km perde rispetto al piacere sportivo della pedalata classica.

 

Evidentemente non è poi così male infatti decine di anni dopo l’Elettro cyclette è copiata dalla Cina: una versione antenata degli attuali motocicli elettrici cinesi oggi in uso.

 

In Usa non si fermano, nel 1930 nasce la Go-Bike elettrica fai da te, è la versione fai-da-te USA della precedente ruotina a motore tedesca.

 

Più del prodotto è interessante il modello di business. L’azienda pubblicizza e vende manuali di istruzione molto economici per auto-realizzare facilmente progetti correlati all’elettrificazione, comprese le innovative bici elettriche che, non a caso vende anche come prodotto finito.

 

Nella stragrande maggioranza dei casi, nonostante il dettagliatissimo manuale e la promessa di facile autocostruzione con semplice ingegno e buona volontà, il cliente finale si arrende, ma ormai conquistato dalle meraviglie della nuova bici o solo per dimostrare la capacità di averla auto-costruita finisce per acquistare il prodotto finito. Il primo caso di efficaci leve di “Marketing”…

 

Dagli anni ‘30 agli anni ‘70

In Europa, tra il 1930 e il 1940 si sdogana finalmente la produzione di bici elettriche complete ad opera di un’azienda famosa in tutto il mondo per le radio: la Philips, che si allea con grossi partner di settore come Simplex, Juncker e la più famosa olandese Gazelle, che ancora oggi produce e conta circa 13 milioni di esemplari venduti.

 

Grandi premesse, ma la tecnologia non performante, il peso, l’ingombro e la poca autonomia, ne decretano il fallimento con solo un centinaio di esemplari prodotti.

 

Nella metà del 1900 L’Inghilterra riprova con la “bici elettrica del futuro”. Un nome, un programma. Una bici tecnicamente interessante, dalle idee valide ancora oggi: batteria e cavi integrati nel telaio, motore che funge da dinamo e caricabatteria e buona velocità. Un bel progetto ma mai partito, il nome “bike of the future” dal sembrare benaugurante si mostra profetico in senso opposto.

 

Negli anni settanta la motorizzazione di massa si sviluppa a scalpito della bici elettrica quando moto e auto sono il sogno di velocità di tutti e abbandonare la bici – un mezzo per poveri – è segno di libertà e di progresso.

 

É il 1973, in Europa l’aumento del greggio al 600% in poche settimane caratterizza una seria crisi energetica: è Austerity. Le prime targhe alterne, le domeniche senza automobile impongono il risparmio energetico: le aziende propongono al mercato interessanti bici elettriche.

 

Si riparte!

 

 

Electra

Con l’Electra, della tedesca ‘Solo’, bici venduta per corrispondenza, con i suoi 24km/h compete nella scelta con i motocicli che raggiungono circa 25km/h e rappresenta il primo successo di vendita al contrario degli insuccessi dei competitor.

 

Un esempio eclatante in tal senso è il grande flop della Sinclair Research – famosa per la prima calcolatrice compatta e apripista del mondo dell’home computer.

 

Nell’80’ investe 12milioni di sterline per produrre bici elettriche in serie, si allea con colossi di settore, punta su un intenso battage pubblicitario per garantire il successo del mod. Sinclair C5. Un progetto che crolla il giorno stesso della presentazione agli spietati giornalisti, quando i prototipi si bloccano poco dopo la partenza di prova.

 

Un fallimento con ben 8 milioni di debito.

 

Dagli anni ‘80 alle odierne e-bike avveniristiche

Lo sviluppo tecnologico che coinvolge la motorizzazione e l’esigenza di mobilità sostenibile favorisce la crescita costante del mondo delle bici con un vero e proprio exploit della bici elettrica.

 

Gli studi, le ricerche puntano a nuovi materiali, batterie quasi invisibili e sempre più durevoli, ricarica sempre più rapida, motori sempre più piccoli e performanti per il minor dispendio di energia dei biker Si produce velocemente, in larga scala la e-bike: una bici hi-tech, con tecnologia avanzata e design accattivante; costosa ma approcciabile dalla maggioranza.

 

Tra i progetti attuali e più attraenti troviamo l’e-bike futuristica dotata di luci a Led al posto dei cerchioni e ruote senza raggi, l’e-bike fit, un incrocio tra una bicicletta e un tapis roulant integrato nella stessa che si alimenta camminando, la e-bike solare dal design unico, caricata con pannelli solari.

 

Il modello sbloccabile con impronta digitale con autonomia fino a 115 km, la e-bike con antifurto, con sistema di localizzazione 24/h e notifica su cellulare in caso di furto o di scarico batteria e porte USB di ricarica per telefonino, oppure il progetto di ex alunni di un Politecnico che prevede un sistema integrato di pedalata assistita che addirittura non necessita di ricarica.

 

L’e-bike domina la scena con numeri eccellenti

Nel 2019, Il segmento di mercato delle e-bike è protagonista di una crescita di vendita a tre cifre rispetto all’anno precedente: + 209% è il balzo in avanti della sua produzione e +13% è l’incremento sulle vendite, rispetto al pur buono 7% registrato dalla produzione/vendita delle bici tradizionali nell’anno precedente.

 

Il 12% di tutto il comparto bici con 200mila esemplari di bici elettriche vendute su 1.713 milioni di vendite totali del settore. L’export di e-bike cresce del 38% e fronte di un quasi azzeramento delle importazioni (ANCMA – aprile 2020). Guadagniamo terreno in Europa, la bici elettrica domina la scena e regala fiducia al settore.

 

É l’inizio della storia futura

 

Di Lina Montemurro

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