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Il caos ordinato di Escher in mostra al Pan di Napoli

Per la prima volta nel capoluogo partenopeo, la retrospettiva del maestro  
delle geometrie impossibili, innamorato della Campania, dal 1 novembre al 22 aprile. 
  

Di Ludovica Criscitiello  

L’appuntamento è di quelli da segnare in agenda e non dimenticare. Dal 1 novembre fino al 22 aprile, il Palazzo delle Arti di Napoli ospiterà per la prima volta la grande retrospettiva di Escher, organizzata dal Gruppo Arthemisia. L’artista olandese debutta per la prima volta nel capoluogo partenopeo anche se ‘ritorna’ nuovamente nella “sua” Italia che con i suoi paesaggi è stata fonte d’ispirazione di numerose opere.  

Infatti prima di Napoli, anche Firenze, Milano, Bologna, Catania e Pisa avevano già avuto il piacere di ospitare la rassegna di uno degli artisti più innamorati di questa Paese. «Anche quando se n’è andato da qui dopo il 1936 Escher non ha mai smesso di usare il paesaggio italiano nelle sue opere». Afferma Federico Giudiceandrea, curatore della mostra insieme a Mark Veldhuysen, con la collaborazione di M.C. Escher Foundation. «L’ho conosciuto quando ero al Liceo, mi affascinava il fatto di trovare le sue illustrazioni sulle copertine dei dischi rock e così ho iniziato ad acquistare i suoi poster a leggere libri e articoli. Poi vidi la sua prima mostra a Firenze negli anni ‘70 e da allora capii l’importanza che l’Italia ha sempre avuto nella vita di Escher».  

L’artista arriva qui per la prima volta nel 1922 facendo tappa a Genova e poi da lì si sposta a Siena per poi proseguire diretto proprio verso la Campania.

Sarà amore a prima vista con la Costiera Amalfitana, dove si stabilisce per un lungo periodo e dove le architetture di Amalfi, Atrani e Ravello lasceranno un segno inconfondibile dentro di lui.  

Saranno i paesaggi italiani, come Sicilia e Calabria, e quelli spagnoli a spingerlo a lasciare lo stile realistico per uno più ispirato alla fantasia e ai giochi illusori.  

Sono più di 400 le litografie, xilografie e incisioni su legno e oltre 2000 bozzetti compongono la sua opera grafica. Capolavori in cui l’estro dell’artista si sbizzarrisce con il superamento dei tradizionali limiti fisici e il gioco di geometrie che ha reso affascinante la sua arte.  

Fu anche e soprattutto la matematica a ispirare le sue opere con costruzioni impossibili e trasformazioni ingegnose. In particolare, il maestro dell’illusione ottica e delle “geometrie impossibili”, così come è stato soprannominato, amava tassellare ovvero disegnare piastrelle, l’una accanto all’altra. Una tecnica che aveva adottato subito dopo aver visto l’Alhambra di Granada e che lui personalizza perché le sue piastrelle non sono quelle classiche (ovvero esagonali, quadrate, triangolari), ma diventano figure animate come in Cielo e acqua, una delle xilografie più ricercate dai collezionisti, dove in un gioco di luci e ombre e bianco e nero gli uccelli in aria si trasformano pian pian in pesci in acqua, quasi come a volersi sovrapporre a vicenda.  

La mostra in programma a Napoli e organizzata dal Gruppo Arthemisia presenta, oltre alle opere del visionario genio anche un’ampia sezione dedicata all’influenza che il suo lavoro e le sue creazioni eserciteranno sulle generazioni successive, dai dischi ai fumetti, dalla pubblicità al cinema: un percorso di 200 opere che arriva fino ai giorni nostri e che, per dirla alla Escher, “rappresentano l’espressione di un caos ordinato creato dall’uomo nella sua mente”.

ESCHER NELLA CONTEMPORANEITÁ 

Dai dischi al cinema, dai fumetti ai videogame e anche alla moda. Sono in tanti ad aver “preso in prestito” dall’opera grafica di Maurits Cornelis Escher. Celebre è la copertina di On the Run, album dei Pink Floyd, per la quale fu utilizzata la xilografia Relatività, così come quella del disco di Ian Hunter sulla quale compare la reinterpretazione del volto scomposto di Legame senza fine 

In Italia, invece, sono stati i Nomadi ad attingere dalla fantasia di Escher prendendo come spunto, per il loro album Quasi, quasi/Vittima dei sogni, la famosa palla di vetro dell’opera Mano con sfera riflettente. La stessa che ritroviamo anche nel film Labyrinth del regista Jim Henson, film dove compare anche un riferimento al castello multidimensionale con le scale di Relatività.  

Ed è sempre la sfera a ispirare la copertina del videogame Mind Mirror. Mentre nel 1991 la Disney pubblicò l’ottava raccolta delle Mickey Mouse Adventures, traendo spunto per la copertina dalle architetture impossibili escheriane.  

Numerosi i riferimenti all’artista anche nella moda che sempre più spesso si è basata proprio sulla ripetizione di figure geometriche come è accaduto in Piquadro con le borse scomponibili o nelle creazioni dello stilista Alexander McQueen.

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