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Dieta chetogenica. Come ritornare in forma nella fase tre

La media, dopo due mesi trascorsi tra la cucina e salotto, a causa dal lockdown, è quella di essere ingrassati di almeno paio di chili, secondo quanto emerge da una stima di Coldiretti sui dati dei consumi nazionali di Ismea. Del resto, quando il futuro è incerto, il valore consolatorio del cibo come compensazione emotiva, lo conosciamo tutti molto bene. Peraltro, al mare quest’anno pare anche che non sarà facile andare, quindi molti penseranno che due o tre chili in più non si vedranno troppo!

 

C’è però un difetto nel ragionamento: ciò che abbiamo nell’armadio è quello che ci dovremo mettere tra qualche settimana, e lì qualche problema forse ci sarà. E quindi anche in tempi di coronavirus, giugno rimane il mese in cui scatta la guerra alla bilancia! Fortunatamente, l’inizio della Fase 2 ha coinciso anche con il permesso di fare allenamenti singoli e con il via libera a runner e ciclisti, e inoltre ormai sono consentite da tempo le visite nutrizionali perché gli studi sono stati riaperti  e queste due novità rappresentano un’ottima notizia per iniziare.

 

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Ma ora che si fa? Come si passa dalla Fase 1, quella della quarantena farcita di impasti e polpettine, alla Fase 2 o 3, con una tavola più morigerata?
Il cibo è il migliore anestetico che la natura possa fornire e non si può certo condannare chi ne ha avuto bisogno in queste settimane di paura e di reclusione. Un gelato funziona da ansiolitico potente, una brioche anestetizza la noia. La capacità consolatoria di alcuni alimenti è documentata. Il cioccolato, per dire, attiva la produzione di endorfine, neurotrasmettitori con effetto antidolorifico ed eccitante.

 

Ma potrebbe servire qualche sacrificio, per la propria salute prima ancora che per la bilancia. Per rimettersi in carreggiata, un’idea è una settimana di dieta chetogenica SDM mitigata cioè una dieta ipocalorica basata sul consumo di alimenti proteici e verdure. Un primo passo, con un risultato immediato e importante per ripartire e adottare poi un’alimentazione equilibrata. É uno dei diversi metodi da adottare ma attenzione a rivolgersi a un professionista del settore.

 

Solo dopo attenta valutazione ematochimica e visita nutrizionale possiamo scegliere il protocollo KALIBRA più adatto che può variare da persona a persona e può interessare un periodo che va da una settimana, 21 giorni o più di un mese.
La dieta short di una settimana non avrà un effetto miracoloso, certamente riuscirà velocemente a farci perdere quei due chiletti messi in fase 1, ma occhio! poi ci toccherà continuare con un’alimentazione adeguata.

 

Di Adriana Carotenuto

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