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Casa Tolentino, storia di un progetto di bellezza e di riscatto nei Quartieri Spagnoli

San Nicola da Tolentino

Giuseppe Maienza, responsabile dell’impresa sociale Vicoli in Corso lancia una petizione per salvare il progetto di riqualificazione del monastero di San Nicola da Tolentino, nato come occasione di inserimento lavorativo nel settore turistico e promozione del patrimonio culturale del territorio.

 

C’era una volta l’antico monastero agostiniano di San Nicola Tolentino, pronto ad accogliere i seminaristi lì, ai piedi della collina di San Martino. Poi venne la crisi vocazionale ed ecco che il complesso seicentesco napoletano cadde in disuso. Bisogna attendere il 2011 per assistere al suo recupero, grazie all’opera fondamentale della cooperativa/impresa sociale ‘Vicoli in Corso’, cui i Padri Vincenziani affidano la gestione del complesso nella sua attuale dimensione di struttura ricettiva con il nome di ‘Casa Tolentino’.

San Nicola da Tolentino

San Nicola Tolentino: il progetto di riqualificazione

San Nicola da Tolentino

 

Il progetto di riqualificazione nasce in principio dall’incontro dei Padri con ‘L’AltraNapoli Onlus’ che, grazie al finanziamento ottenuto da un bando di Fondazione CON IL SUD, si propone di esportare il modello Sanità nei Quartieri Spagnoli. Le attività rigenerative che padre Antonio Loffredo era riuscito a portare avanti nel problematico rione e che sono poi confluite nella Fondazione San Gennaro hanno rappresentato un efficace e auspicabile esempio per i volontari che si apprestavano a guidare il recupero del complesso monumentale.

 

«Il progetto iniziale comprendeva diverse sfumature di servizi – spiega Giuseppe Maienza, responsabile dell’impresa sociale che gestisce Casa Tolentino –. In primo luogo, la trasformazione delle camere dei seminaristi in alloggi adibiti alla ricezione di ospiti in regime di bed & breakfast; la ristorazione a km 0, grazie ai 5000 mq di orto urbano che si sviluppa in terrazzamenti da Castel Sant’Elmo a ridosso dei Quartieri Spagnoli passando per il Petraio; l’esperienza del teatro al chiuso prima e con vocazione di espressione all’aperto poi. Ma nel corso degli anni una serie di difficoltà hanno bloccato i piani iniziali per la ristorazione e il teatro, lasciando in piedi solo il servizio ricettivo, grazie al quale siamo riusciti anche a toccare posizioni di eccellenza nei diversi portali di prenotazioni alberghiere».

Un punto di riferimento per i viaggiatori e la comunità locale

Casa Tolentino è, infatti, un importante punto di riferimento per i viaggiatori e la comunità locale, che scelgono di vivere Napoli attraverso le diverse esperienze proposte dai soci della cooperativa. Proprio questo successo ha permesso loro di rimettere in campo una serie di attività legate alle dimensioni iniziali del progetto. Ecco così che l’ex monastero è diventato la location privilegiata per eventi di taglio culturale e artistico, a cui si aggiunge la messa a disposizione gratuita dei suoi spazi – in particolare del campo di calcetto rimesso a nuovo grazie a finanziamenti privati – per le realtà associative con finalità educativo-ricreative per i bambini del quartiere.

 

«La nostra mission è la promozione del territorio attraverso l’aiuto prezioso di guide del territorio, – continua Maienza – per favorire il dialogo dei nostri ospiti con la comunità circostante. L’identità del nostro progetto è legata soprattutto a un discorso di “analisi territoriale” per abbattere gli stereotipi, sia in senso negativo, come esaltazione dei problemi endemici del quartiere; sia in senso positivo, come proliferazione di pratiche ricreative fini a loro stesse».

La petizione #salviAMOCasaTolentino

Entusiasmo e amore per la propria terra, sacrificio e voglia di riportare a nuova vita spazi che sarebbero rimasti nel degrado. C’è questo e tanto altro nell’immenso lavoro portato avanti dal gruppo di Casa Tolentino, che però a breve rischia di essere vanificato. Pare infatti che la proprietà del complesso sia intenzionata a venderlo una volta scaduto il contratto di comodato d’uso con la cooperativa. 

 

«Abbiamo aperto una petizione che sta girando sui social con l’hashtag #salviAMOCasaTolentino, – conclude Maienza – per portare a conoscenza della collettività l’ennesima storia di un progetto di bellezza e riqualificazione che si inaugura con impegno e passione per poi essere abbandonato. Ci aggrappiamo alla speranza che i nuovi proprietari non smantellino quanto è stato fatto fino ad ora e che non neghino al quartiere la presenza di uno spazio di bellezza e di salvezza dal degrado, l’opportunità di restituire dignità ai luoghi e alle persone che qui vivono e abitano».

 

Di Giulia Savignano

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