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Bene-dire. Le parole che curano.

Autoterapia

Cosa sono le parole?

 

«Le parole sono come cuscini, messe nel modo giusto, alleviano il dolore». Così pensava lo psicanalista James Hillman credendo nella possibilità di curare il malessere attraverso le parole.

Ogni parola evoca nella mente un’immagine, un ricordo, un’esperienza che a sua volta provoca un’emozione, positiva o negativa. Le parole sono in grado di ferirci o farci gioire, farci esultare o deprimere. Quante volte accade che una parola è sufficiente per infiammarci di rabbia o per far sciogliere come neve al sole un rancore indurito negli anni.

 

Avete mai provato a parlarvi così? «Sono sfortunato, nessuno mi capisce, non sono all’altezza, non ci riesco, sono solo, tutto va male…». Quali sono le sensazioni che vi restano? Scoraggiamento? Fiacchezza? Disagio? Paura?

Provate adesso invece a dire a voi stessi: «Oggi mi sento bene, sono molto fortunato, mi amo e mi sento amato, mi merito la gioia, andrà tutto bene».

 

Provate a ripetere queste frasi più volte e vi accorgerete di sentire un’energia positiva dentro di voi.

A volte basta parlarci con amore, con gentilezza, per fare autoterapia e percepire la sensazione di benessere che scaturisce dal piacere di prenderci cura di noi.

Bisogna imparare a benedire tutto ciò che esiste nella nostra vita. Benedire significa “dire bene”, pronunciare una parola positiva, favorevole e buona sempre, sopra ogni cosa, persona o situazione.

 

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Le parole che curano, dette con consapevolezza, hanno l’effetto  di un mantra, di una preghiera. Tutte le tradizioni più antiche e le religioni hanno sempre utilizzato i mantra e le preghiere come una forma di purificazione dalle emozioni negative e liberazione della mente. Quando adottiamo un mantra in sostanza utilizziamo un comando ipnotico per l’inconscio: una parola, una frase motivante e potenziate, ripetuta numerose volte, raggiunge l’inconscio, e riesce a trasformare i nostri stati d’animo, l’immagine che abbiamo di noi stessi e la nostra visione su tanti aspetti della vita.

 

Questa pratica affonda le radici nella Programmazione Neuro-linguistica, una metodologia di comunicazione e un sistema di ‘life coaching’ e ‘self-help’ utile allo sviluppo personale. Il nome deriva dall’idea che ci sia una connessione fra i processi neurologici, il linguaggio e le azioni che compiamo. Perciò i nostri stili comportamentali auto-sabotanti, che diventano poi automatismi, possono essere trasformati positivamente attraverso una riprogrammazione del linguaggio.

 

Nella Genesi c’è scritto: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”.

Il termine Verbo viene tradotto da alcuni come “parola”, da altri come suono, vibrazione, ma in entrambi i casi il senso è lo stesso: all’origine di tutta la creazione c’era la parola che è un suono, una vibrazione.

 

Una visione confermata dalle scoperte della fisica quantistica, secondo le quali la materia non è mai inerte e tutto ciò che compone la realtà vibra; non solo la realtà animata ma anche la materia inanimata come quella di un sasso. Tutto nell’Universo è energia in vibrazione e quindi suono. Come dice il fisico Fritjof Capra: «Tutto è costantemente in uno stato di moto, di vibrazione continua» e «ciascuna particella canta perennemente la sua canzone».

 

Anche la musica d’altronde, ha gli stessi effetti benefici delle parole positive. La musicoterapia è infatti una modalità che utilizza la musica o il suono come strumento per intervenire a livello riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche tra le quali l’autismo e l’Alzheimer.

 

Proprio come la musica armonizza il nostro corpo, lo cura, lo rilassa o lo entusiasma, così le parole gentili, amorevoli, positive, risuonano dentro di noi e creano un benessere ed uno stato di armonia in noi stessi e tra noi e il mondo che ci circonda. E allora alleniamoci ad usarle spesso!

 

Di Diana Arcamone

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