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Métis, il primo oyster bar in città

Di Francesca Saccenti

Il locale, il cui nome in francese significa ‘ibrido’, nasce dalla sfida di due amici Giuseppe D’angelo e Alessio D’agostino nell’unire la cucina francese con quella napoletana. Il risultato è un mini bistrot intimo e sofisticato.

Nel locale Métis i piatti della tradizione francese si fondono con la cucina partenopea. 

Sono lontani i tempi dei monzù, cuochi francesi che dilettavano i palati dei nobili nelle corti di Napoli. Oggi quel passato ritorna in chiave moderna sulla tavola di Métisil locale che fonda la sua proposta sulla contaminazione tra l’art culinaire e le specialità partenopee. Tra le vie dello shopping nel quartiere Chiaia, si attraversa un antico portale al di là del quale si nasconde il borgo di Santa Maria a Cappella Vecchia, nel luogo in cui, secondo un’antica tradizione, sorgeva il tempio dedicato al culto di Serapide. In una location intrisa di storia, sulla scia di una tendenza già consolidata a New York, Parigi e Milano, nasce un mini-bistrot ed oysterbar dall’atmosfera intima e dal design sofisticato. Quindici coperti, pareti color petrolio, legno e marmo nero. Una mission figlia dei tempi moderni, un nuovo modello di business nella ristorazione che mette in campo l’antidoto anticrisi. Perché nei micro-ristoranti si riducono i rischi, si abbattono i costi e soprattutto non si punta sulla quantità, ma sulla qualità. La sala si trasforma nel salotto elegante di casa, lo chef viene spodestato dal suo trono in cucina e si posiziona vicino al cliente, offrendogli una visione “a tu per tu”. O per dirla alla francese un tête-à-tête. Non si mangia solo un buon piatto, quello che conta ormai è l’esperienza. «Métis, che in francese significa ‘meticcio’, ‘ibrido’, nasce dalla sfida ambiziosa di due amici che si sono incontrati a metà strada per creare una realtà capace di unire i sapori e i profumi della gastronomia francese con quella napoletana. Dietro il progetto c’è una sinergia tra numerose figure professionali come quella con Vincenzo Supino, Oyster Ambassador. L’obiettivo? Scrivere un racconto gourmet che affonda la sua storia nel passato. Del resto alcuni piatti della cultura partenopea nascono dalla contaminazione tra queste due scuole di cucina», racconta il progettista Giuseppe D’Angelo dello studio Sui Generis, proprietario del bistrot insieme al socio Alessio D’Agostino da anni nel settore della ristorazione. Il menù rincorre l’evolversi delle stagioni ed è composto da prodotti territoriali e d’oltralpe: selezione di ostriche provenienti dalle migliori maison di ostricoltura, crudo di pescato del giorno con abbinamento di frutta e verdura, caviale Prunier, blinis e i suoi condimenti o terrina di foie gras, pistacchio di Bronte, capperi di Salina e salsa al mandarino del Vesuvio. «Si può ordinare un cocktail, un calice di vino e assaporare piatti  gourmet – spiega D’Angelo -. La nostra ambizione è far diventare il locale un punto di aggregazione. Un piccolo luogo di condivisione in grado di custodire la memoria, strizzando l’occhio alle nuove tendenze nell’ambito del foodC’est Métis». 

 MÉTIS
Vicolo Santa Maria a Cappella vecchia n.21, 80121,  Napoli.
Tel. 081.19323605   
Chiuso il lunedì.

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