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Il TFR dell’ex, quando spetta alla moglie

Di Chiara Sabino

Caro Avvocato 

Ho da poco divorziato da mio marito e ho scoperto tramite alcuni amici in comune che si è dimesso dal suo posto di lavoro in azienda. Potrebbe essere questo un motivo valido per non versare più l’assegno di mantenimento?  

Gentile Signora, 

se anche dovesse essere una mossa, molto rischiosa e poco furba secondo il mio parere, del suo ex marito al fine di non versare più nulla a titolo di mantenimento, non tutto è perduto. 

In primis perché nel corso di un eventuale giudizio azionato dal suo ex di modifica dei patti della separazione, al fine di ricalcolare l’assegno in virtù delle nuove condizioni economiche, Lei potrà chiedere che il Tribunale proceda a dettagliati accertamenti operati dalla Guardia di Finanza. Tali accertamenti sono diretti a verificare il reale tenore di vita dell’ex coniuge ed eventuali attività lavorative eseguite in nero, al chiaro scopo di eludere non solo il suo obbligo di mantenimento ma anche il fisco. 

In secondo luogo, la legge stabilisce che, in caso di divorzio, all’ex moglie spetta una quota del Tfr (trattamento di fine rapporto) percepito dal marito. Si tratta di una sorta di ricompensa per aver consentito al marito di dedicarsi alla carriera. In realtà la disposizione è frutto di una impostazione tradizionale della famiglia, dove la moglie non lavorava e badava alla casa; grazie a questa sua dedizione al ménage domestico l’uomo poteva concentrarsi sul  lavoro. Per cui, essendo il Tfr il risultato di tale lavoro, alla moglie che vi aveva contribuito indirettamente le era dovuta una quota. Nonostante il mutamento della famiglia e la partecipazione diretta della moglie alla vita lavorativa, questa legge non è mutata e potrà però essere applicata solo a determinate condizioni: 

  • la coppia deve aver divorziato; 
  • alla moglie deve essere stato riconosciuto l’assegno divorzile dal giudice (anche se la recente giurisprudenza sta cambiando in tal senso); 
  • la moglie non deve aver accettato un assegno divorzile in un’unica soluzione (cosiddetto una tantum) ma deve percepire l’assegno mensile; 
  • la moglie non deve essersi risposata; 
  • il rapporto di lavoro deve essersi svolto prima del divorzio e non dopo. 

All’ex moglie viene riconosciuto solo una parte del Tfr dell’ex marito e non tutto. Tale percentuale è pari al 40% dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Nella determinazione della durata del matrimonio, si tiene conto anche dell’eventuale periodo di separazione legale. 

 Sentenza Grilli: 

La sentenza della Corte di Cassazione n.11505/2017 (Lamorgese sul caso Grilli) aveva individuato nell’autosufficienza del richiedente il punto di caduta dell’assegno divorzile. Così laddove il richiedente fosse indipendente economicamente non può essere accolta la richiesta di un contributo da parte dell’altro coniuge, anche se ciò significhi un cambiamento nel tenore di vita del coniuge richiedente. 

Tale sentenza ha stravolto i criteri di determinazione dell’assegno di mantenimento divorzile. Essendo sempre più rari i casi di concessione dello stesso, altrettanto rari sono i casi di assegnazione di una quota del Tfr in favore della ex moglie.

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