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Eddy Monetti, da oltre cento anni l’eleganza che non passa di moda

L’azienda a conduzione familiare è nota in tutto il mondo e non teme il trascorrere del tempo. Il proprietario Sally Monetti, insieme alla sorella Assia, continuano la tradizione sartoriale centenaria. «Il mio sogno è vestire l’attore Richard Gere. Il prossimo obiettivo? Puntiamo agli Stati Uniti».

Se esiste una filosofia che racchiude al meglio l’essenza di Eddy Monetti, lo storico brand di abbigliamento campano, è la cura maniacale per il dettaglio. Qui la ricerca della perfezione è un marchio di fabbrica per il proprietario Sally che, insieme alla sorella Assia, porta in alto la storia di una tradizione sartoriale che dura da 132 anni. È il 1887 quando, al numero 50 di via Toledo a Napoli, il bisnonno Eddy apre un negozio a due vetrine dedicato a sua maestà il cappello. A indossare gli storici copricapi è il tenore Enrico Caruso che influenza con il suo stile la moda di quel tempo. Durante gli anni del boom economico e della dolce vita, l’impresa a conduzione familiare si trasforma, i punti vendita si moltiplicano approdando nelle vie più importanti della Capitale e di Milano. Quello che resta oggi è la memoria del passato e la filosofia di un’azienda, che, nonostante gli anni, non mostra i segni del tempo. Tra l’ambizione di far crescere la collezione donna e le nuove aperture in giro per il mondo, Sally Monetti si confessa e racconta il suo sogno nascosto: vestire un giorno l’attore hollywoodiano Richard Gere.

Quanto è complesso fare impresa in una realtà come Napoli?
È difficile, come è difficile in tutta l’Italia. Oltre alla burocrazia che rappresenta un problema enorme, noi imprenditori siamo costretti a scontrarci con un mercato altalenante che ci fa vivere costantemente in una situazione di instabilità, creando un limite nella spesa e nei consumi. Sa quale è la verità? Si fanno troppe chiacchiere, chi ci governa non è in grado di risollevare le sorti del nostro Paese.

Cosa bisognerebbe fare secondo lei?
Bisogna ripartire dal Made in Italy aiutando le imprese in questo periodo di crisi. Il paradosso è che essere un napoletano al di fuori di Napoli è un valore aggiunto. Essere un napoletano che fa impresa a Napoli non ha lo stesso peso in Italia.

Cioè?
Quando giapponesi, americani e russi entrano nei negozi Eddy Monetti e scoprono che veniamo dalla Campania, spalancano gli occhi e dicono: “Wonderful! Meraviglioso!” La fama legata alla nostra tradizione sartoriale all’estero ci precede. Non penso solo al mio marchio, ma anche a realtà come Kiton, Marinella, Isaia o anche piccoli imprenditori che creano prodotti di qualità. A casa nostra invece lo stupore manca. Il problema è che non siamo in grado di puntare sulle nostre eccellenze, non sappiamo valorizzare quello che produciamo.

Avete vestito importanti figure come il presidente della Repubblica Enrico De Nicola, l’attore Sylvester Stallone, il regista Vittorio De Sica e lo scrittore Giuseppe Marotta. Oggi Sally Monetti chi vorrebbe vestire?
Non credo che al momento esista un attore che abbia più classe di Richard Gere. Il mio sogno è quello di poter avere l’onore di vedere i miei capi indossati da lui.

Invece, della politica attuale? 
Tanti politici hanno portato il nostro marchio, ma di quelli attuali? Nessuno. Avrei voluto conoscere e creare abiti per Bettino Craxi, una figura di spessore che aveva tanto da dire.

Ha vestito però il presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Vuole sapere una storia? Negli anni ’90 il Picconatore si innamorò di nostra una cravatta sulla quale era ricamato un gatto. La guardò dalla vetrina e gli venne l’idea per il suo nuovo partito: i quattro gatti!

Quali sono le novità di quest’anno?
La nostra collezione è classica, ma l’uomo targato Eddy Monetti dopo una settimana di lavoro si vuole rilassare nel weekend, magari azzardando con il suo look. Quest’anno sotto ad un semplice blazer monocolore abbiamo creato delle camicie con delle stampe particolari. Ce ne è una con motivi indiani realizzata con 36 sfumature diverse o quella con due cavalli che si abbracciano. Può sembrare un eccesso, ma non lo è. I motivi sono delicati e si percepiscono sul colletto e sui polsini.

Cosa si aspetta dal futuro?
L’idea resta quella di mantenere sempre la nostra identità, di crescere come azienda di famiglia. Mia sorella, mia moglie, i miei nipoti Roberta e Domenico, i miei figli Iolanda ed Eduardo sono dei pilastri fondanti di questa attività, che si tramanda da quattro generazioni, e seguono personalmente la creazione delle collezioni e l’intera rete commerciale. A breve apriremo un nuovo negozio a Milano, a pochi metri da via Monte Napoleone e poi ci piacerebbe ampliare la collezione donna. Il prossimo obiettivo? Espanderci negli Stati Uniti. Lì il mercato è molto interessante e poi gli americani sono simpatici e soprattutto dei gran spendaccioni.

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