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La recensione di Giovanni Chianelli

 

Succede come quando si parla con un non vedente. L’empatia galoppa e si ha la sensazione di non vedere più, o che tutti quanti attorno non vedano. Leggendo ‘Zoppicare’, romanzo di Davide Kuhn Certosino, capita una cosa simile: sembra che le persone attorno prendano a claudicare, ad arrancare su un gamba sola. Perché nella sua realtà distopica, ambientata in un mondo tanto lontano da aver dimenticato anche la Bibbia, zoppicano tutti. Sono nati con la menomazione addosso. E quasi tutti vorrebbero, invece, camminare normalmente.
Quasi, perché c’è un gruppo di contestatori, eversivi sui generis, i “realisti”, che all’utopia della camminata non credono. Non credono alle leggende su presunti corridori norvegesi, alla trasmissione ‘Misterwalker’ che propaga l’ideologia di un futuro su due piedi, e giammai alle cure che ammannisce la sinistra palestra ‘Khod’by’, costoso ritrovo di ricchi sognatori. Perché il sistema messo su dall’autore prevede che siano i surrealisti a trovarsi dalla parte dei potenti mentre i conservatori, che affrontano la vita per come è, oscillante, a stare dietro le barricate.
Intanto, in un mondo che zoppica proliferano le multinazionali che producono ascensori e tapis roulant, e alcuni suoi rappresentanti incroceranno i protagonisti della storia, i fratelli Jevhen e Diana, insieme agli amici Kira e Ruslan. Sono le stesse aziende che istigano le persone a sperare in un’improbabile guarigione e a manipolare i media anche quando quella Bibbia sconosciuta verrà ritrovata, e con questa i suoi miracoli. «Alzati e cammina, nel nome di Gesù Cristo» leggono gli ignari abitanti. Crescono speranze attorno alla parabola, c’è chi usa la formula magica ma crolla miseramente al suolo.

 

 

Da Palahniuk a Huxley

Il titolo fa venire in mente che l’autore si possa essere ispirato a ‘Soffocare’ di Chuck Palahniuk, anche se le atmosfere sono diverse, più vicine ai “postmondi” lisergici di Aldous Huxley. E forse la palestra ha qualcosa della retorica di ‘Fight club’, sebbene i risultati degli allenamenti siano molto distanti. Certosino crea una metafora dura che fa immediatamente chiedere al lettore: perché l’umanità è finita così? Forse le profezie sull’inerzia del fisico e dello spirito che i nostri tempi favorisce si sono avverate: ormai l’uomo si trascina faticosamente su se stesso. Come se avesse preso forma l’intuizione di Levinàs sul rifiuto del corpo, aspetto che per sua stessa dichiarazione il filosofo ebreo condivide con Hitler – con esiti, questi sì, diametralmente opposti.
«Il biologico, con tutta la fatalità che comporta, diventa ben più che un oggetto della vita spirituale, ne diviene il cuore. La voce misteriosa del sangue, gli appelli all’eredità del passato di cui il corpo è l’enigmatico portatore, perdono la loro natura di problemi sottoposti alla soluzione di un Io sovranamente libero» scrive Levinàs.

 

L’essenza dell’uomo nella fisicità

Insomma, non soltanto lo spirito perde la sua superiorità sul corpo, ma ne rimane asservito. Il postulato è che l’essenza dell’uomo non risieda nell’esercizio della libertà, ma nel riconoscimento dell’ineluttabile incatenamento alla fisicità. Così, tutte le forme di società contemporanee si illudono di essere fondate sull’accordo di libere volontà: al contrario, appaiono non solo fragili e inconsistenti, ma anche false, menzognere. La verità è ancorata alla carne: ed è meglio che le persone se ne rendano conto, sembrano ammonire i personaggi del romanzo.
Ne viene fuori una narrazione molto compatta, che accompagna il lettore verso un universo remoto eppure piuttosto familiare. Forgiato da un’immaginazione che inquieta, per nulla accomodante. Un anti-idillio che incombe, dalle pagine di un romanzo fresco e veloce, con la potenza di una voce letteraria, capace di creare daccapo la realtà.

Elettrostimolazione muscolare

L’elettrostimolazione muscolare è nata per la riabilitazione dei pazienti con lesioni muscolari ma in breve tempo è stato scoperto che un dispositivo EMS collegato ad una Bio-Jacket, rappresenta anche un valido supporto nella tonificazione muscolare, nel miglioramento fisico e delle prestazioni atletiche, nella perdita di peso e volume o nella riduzione del dolore e molto altro ancora. È per questa ragione che i-motion si basa su una elettrostimolazione integrale, coinvolgendo più di 300 muscoli simultaneamente in una sessione da 20 minuti.

 

Tecnologia e Sport

L’elettrostimolazione è un nuovo tipo di allenamento che rappresenta un progresso tecnologico nel campo dello sport, della salute e dell’estetica.
Consiste nell’emissione di impulsi elettrici attraverso i muscoli proprio come fa il nostro stesso organismo attraverso le diverse cellule del nostro corpo.
Viene anche utilizzato nel campo dell’estetica come un trattamento per la diminuzione rapida e costante della massa corporea.
È un esercizio attivo che aumenta la massa muscolare e la forza, rafforza la struttura corporea, la flessibilità e migliora le condizioni della pelle.

 

 

Il paziente procede attivando i glutei, associando il lavoro elettrostimolante alla tensione auxonica dell’elastico.

 

Il paziente sviluppa la capacità propriocettiva con attivazione elettrostimolante dei quadricipiti e dei glutei.

 

Il paziente previa attivazione addominale tramite EMS potenzia il cuore sviluppando come abilità coordinativa l’equilibrio e il balance.

 

Di Paride Salvatore

Dottore in Scienze motorie

Laureando in biologia della nutrizione umana

Personal Trainer presso la Virgin Active Napoli Med

Founder Bodyfast.Carducci

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Doppio appuntamento per la festa di Natale e il 3° anniversario della rivista che lancia il progetto online.

Lunedì 23 Dicembre, ore 19, presso l’Agorà Morelli (Via Domenico Morelli, 61/A, Napoli).

 

La magia del Natale nella suggestiva cava di tufo del ‘600 dell’Agorà Morelli. Le note del coro Gospel, accompagnate da bollicine, buon cibo e regali per gli ospiti. E un corner dedicato alle foto ricordo. Sono gli ingredienti della Terza edizione del party natalizio di Agorà Magazine, edito dalla Napoletana Parcheggi.

 

Tre anni dopo dalla pubblicazione del primo numero cartaceo nel 2016, Agorà Magazine festeggia il suo terzo compleanno con una nuova sfida: quella del digitale, raccontando Napoli e non solo attraverso un nuovo canale, quello online, con una nuova piattaforma (visitabile all’indirizzo www.agoramagazineonline.it) gestita dall’agenzia di marketing e comunicazione Advvice di Francesco Virnicchi, e arricchita di nuovi contenuti, rubriche e uno sguardo rivolto anche oltre i confini campani.

 

 

Lunedì 23 dicembre, alle ore 19, nel cuore di Chiaia, presso l’Agorà Morelli, saranno tanti gli ospiti attesi per festeggiare insieme il Natale e l’anniversario del progetto editoriale nato dall’intraprendenza di Annalisa Vernetti, responsabile marketing della Quick no Problem Parking e di Massimo Vernetti, presidente onorario Quick no Problem Parking e Aipark e presidente della Confcommercio Napoli, e diretto dalla giornalista Emanuela Vernetti.

 

Come ogni anno, per festeggiare insieme, Agorà magazine invita i suoi ospiti a partecipare all’immancabile appuntamento con il live show del coro The Blue Gospel Singers, diretto da Mario Paduano, premiato al Venezia Gospel Festival 2007 come il Miglior Coro Gospel Italiano.
La serata proseguirà poi con le note selezionate dal dj Francesco Ricciardi, condite dalle prelibatezze offerte dal catering Le Arcate. E a immortalare i magici momenti ci sarà il Selfie box che regalerà agli ospiti le diapositive istantanee delle foto ricordo.

 

Sponsor dell’evento: Napoletana Parcheggi, Quick no problem parking, Petrone group, Advvice, NaturaSì, A.R. Cars, Miamo, Galdieri Rent, KFC, Med Farm, Cioccolateria Papa, LiteLife Beauty di Mariangela de Padova che omaggeranno gli ospiti con diversi cadeaux.

 

 

Si ringraziano:

Eccoci pronti per una nuova stagione di interviste. Il nostro salotto oggi ospita il grande amico e talento Gregorio Rega. Conosciamolo meglio insieme.

 

Aurelio: Gregorio, hai vinto da poco la trasmissione ‘All together now’ su canale 5. Raccontaci come è andata.

Ho deciso di partecipare ai casting per puro caso. Alcuni amici mi avevano informato di queste audizioni e mi sono incuriosito molto essendo un nuovo format. Mi sono armato di grande umiltà e ho cercato di avere meno aspettative possibili. In queste trasmissioni devi cercare di giocarti il tutto per tutto in ogni puntata e devo dire che, con grande sorpresa, sono stato ripagato con questa vittoria.

 

Fabrizio: Hai partecipato anche a ‘The voice of italy’. Cosa hai riscontrato di diverso nelle rispettive trasmissioni.
Beh, quando ho partecipato a The Voice venivo da un periodo in cui musicalmente mi ero fermato, avevo pochi stimoli. Grazie a quest’ultima trasmissione però ho cominciato un bellissimo percorso pieno di soddisfazioni e gratificazioni. Sono due format completamente diversi.

 

Aurelio: Durante l’esperienza a ‘The Voice’ hai avuto il piacere di lavorare con Noemi allora vocal coach e giudice della trasmissione.

Sì, durante l’esperienza a The Voice mi sono ritrovato ad avere questa magnifica possibilità. Lavorare con Noemi mi ha portato a calcare palchi che prima sognavo o vedevo solo in tv. Lei, oltre ad essere una grande professionista, è anche una bellissima persona, un talento incredibile che forse anche lei stessa sottovaluta, oppure, essendo una persona molto umile, non lo esterna, forse per inconsapevolezza. Ho dei ricordi bellissimi, instaurammo un bellissimo rapporto che dura ancora oggi. Spero di poter continuare questa collaborazione. Artisti così speciali e umili se ne trovano pochi.

 

 

Fabrizio: Facciamo un passo indietro. Raccontaci come hai cominciato a cantare e ad appassionarti alla musica.

La mia è una storia un po’ atipica rispetto a tutti gli altri artisti. Ho cominciato tardissimo a cantare. Tutto ha inizio a 19-20 anni. Fui bocciato a scuola, mio padre era furioso e allora per farmi perdonare partecipai a una corrida amatoriale dedicandogli ‘Nel Sole’ di Albano, fu in quel momento che mia madre mi chiese se avessi voluto studiare canto e musica.
In famiglia, nessuno è musicista ma non mi hanno mai ostacolato lasciandomi percorrere la mia strada, aiutandomi sempre, anche se in fondo non hanno mai considerato la musica come un vero lavoro. Sono stato fortunato ad avere genitori così, anche se papà ci spera sempre nel posto fisso.

 

Aurelio: Ora penserai sicuramente a progetti per il futuro. Se puoi svelaci un segreto.

Mah, progetti ora ne ho tanti. Il sogno ovviamente è Sanremo ma per adesso mi sto dedicando a lavori discografici e serate. Sicuramente lavorare al proprio disco rende fieri e orgogliosi. Segreti non ne ho ancora. Ci sono in cantiere tante collaborazione e progetti teatrali, sono un artista che è sempre disponibile allo scambio e a nuove esperienze ma comunque sto lavorando perché nel 2020 esca il mio lavoro da solista. In anteprima posso solo dire che, quando uscirà questa intervista, uscirà anche un mio nuovo singolo in digitale. Grazie a tutti e a presto.

 

Grazie Greg e in bocca al lupo per tutto.

Grazie Claudia Nappi per le splendide foto.

 

Di Fabrizio e Aurelio Fierro

Fondata nel 1954, Zanotta è riconosciuta come una delle maggiori protagoniste della storia del design italiano. Dagli anni ‘60 in poi, guidata dall’intuito e dalla straordinaria capacità imprenditoriale del suo fondatore Aurelio Zanotta, conquista la scena internazionale grazie a prodotti emblematici per l’innovazione formale e per la ricerca tecnologica sostenuta dalla continua evoluzione della qualità di materiali e processi produttivi. Nel corso degli anni, Zanotta si apre a sempre nuovi scenari produttivi, ampliando dapprima lo sviluppo e la produzione di oggetti d’arredo per l’outdoor e, in tempi più recenti, per il contract. Il catalogo si arricchisce gradualmente di ulteriori nuove collezioni, diventando uno dei più completi del panorama internazionale, e si sviluppa oggi secondo differenti tipologie di prodotto: poltrone, divani, letti, mobili contenitori, librerie, sedie, tavoli, tavolini e complementi d’arredo. Alla gamma di prodotto, nel 1989 si affianca la collezione ‘Zanotta Edizioni’, oggetti che fondono il design all’arte applicata, liberati dai vincoli della produzione industriale. I pezzi di questa collezione hanno una forte componente di lavoro “fatto a mano”, e rivisitando gli aspetti più significativi della tradizione dell’artigianato artistico italiano, ripropongono tecniche come il mosaico, l’intarsio o la decorazione pittorica. La piccola serie nella quale vengono prodotti e la numerazione limitata ne accrescono il valore nel tempo.

 

 

Zanotta: Sacco 50+1

È il 1968, da Zanotta arrivano Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro. Sono tre giovani architetti molto affiatati che nell’anno delle rivoluzioni sociali vogliono rompere gli schemi della casa borghese e hanno in mano (letteralmente) un’idea: una seduta del tutto nuova, un grande sacco fatto a spicchi di vinile, riempito parzialmente di palline di polistirene. Mostrano il prototipo a Aurelio Zanotta, l’imprenditore coraggioso e sperimentale che aveva già messo in produzione oggetti “impensabili” per il tempo, come la poltrona gonfiabile Blow di De Pas, D’Urbino, Lomazzi. Zanotta intuisce immediatamente la forza comunicativa e dirompente del progetto e nel 1969 la poltrona Sacco entra ufficialmente in produzione, con alcuni perfezionamenti tecnici e garanzie di qualità. Sacco, l’icona pop e anticonformista, compie 50 anni: simbolo della trasformazione culturale del ‘68, ritorna attuale facendosi interprete di una nuova sensibilità e inserendosi nel cambiamento globale. Zanotta celebra l’anniversario presentando una edizione green numerata: innovativi materiali sostenibili, sia per il riempimento interno che per il rivestimento, proposto in un inedito pattern su disegno di Pierre Charpin, rilanciano l’icona in ottica di responsabilità ambientale.

Punto di riferimento a Napoli è Novelli Arredamenti via Vetriera n.20 www.novelliarredamenti.com

 

Di Tiziana Gelsomino

Lo Chef Marco Caputi che firma la proposta culinaria si aggiudica il premio come “Migliore rapporto qualità – prezzo”

Maeba, ad Ariano Irpino

Il pretesto può essere ricercare il fresco quando l’estate non concede respiro o di lasciarsi stupire dal manto di neve che spesso nei mesi invernali imbianca la terrazza sulla valle nascondendo il verde del prato. Eppure venire qui al Maeba, tra le pieghe delle montagne di Ariano Irpino, si dovrà decidere senza indugi e senza distrazioni perché un pranzo seduti sotto le volte in pietra della sala sarà una sorpresa che troppi non conoscono ancora. Già scorrendo il sito web nella presentazione si parla apertamente di sfida perché aprire qui un ristorante che punti alla ristorazione di qualità, alla ricerca di una cucina sensibile e raffinata smarcandosi nettamente dall’offerta imperante di questi luoghi è davvero una scommessa. Lo chef Marco Caputi che capitana una squadra piccola, giovane ma molto motivata conosce il territorio come pochi e lo declina con la giusta creatività senza mai perdere di vista la centralità del gusto, quella rotondità a cui da queste parti non si rinuncia.

 

 

Un percorso di degustazione

Il consiglio dunque, è quello di affidarsi completamente a loro, lasciando spazio ad un percorso di degustazione (ce ne sono tre per tutti gli appetiti) lungo i quali si riesce a far apprezzare anche la cantina, bellissima caverna naturale abitata di belle etichette.
A tavola c’è il divertimento degli inizi con una batteria di miniature dove già si svela tutto il mestiere come in quell’ostrica tra yoghurt e cetriolo o con la spugna di pomodori secchi dove si ritrovano a riposare ricotta e alici salate. Poi i piselli in un eco classico accompagnano la seppia che però sorprende per la forza del suo fegato e il baccalà si traveste e appare elegantemente tra cipolla e alloro. Ancora ci sono echi di tradizione e di familiarità contadina con gli gnocchi di pane, poveri per eccellenza, in una accennata lettura gourmet in un bel fondo di funghi. Dopo si accelera sulla tecnica e sui contrasti con l’intrigante ragout di pollo con topinambur e tartufo nero che vanno a condire una tagliatella di pasta fresca, rugose per trattenere. Tagli di agnello, cinghiale o anatra con interessanti finiture per ridare soddisfazione ai luoghi dell’Irpinia dove da sempre vive una grande tradizione di allevamenti e macellazioni sapienti per approdare infine, senza affanni e senza pentimenti, alla parte conclusiva del pranzo che merita un encomio particolare per la passione e l’indubbia bravura dello chef nel campo dei dessert.

Un dolce finale

Lasciatevi lo spazio che merita intanto per l’introduzione al capitolo con il gelato al litchi e vaniglia che resetta il palato e prepara ai fuochi di artificio. Per esempio alla meraviglia del disco di cioccolato bianco affumicato dove il dolce dell’ananas a pezzi e in sciroppo viene rielaborato dal pepe di Sichuan in un allungo di persistenza straordinario che vi porterà direttamente ad accomodarvi nel salotto dei distillati, dove tutta una parete diviene vetrina per ospitare le imperdibili bottiglie, grande orgoglio del patron.
Il conto poi sarà solo l’ultima delle sorprese che vi sarete regalati venendo qui.

 

Di Giampiero Prozzo

Indirizzo: Contrada da Serra, Ariano Irpino, 83031
Info: tel. 338.6387407
email: info@maeba.it
sito web: www.maeba.it

Aperto a pranzo e cena. Chiusura: lunedì e domenica sera.
Alla carta 40 euro per un pasto completo
Menù degustazione: € 30/38/55

Gnocchi di pane di Marco Caputi

Ingredienti per 4 persone

Gr. 500 Mollica di pane
Gr. 200 Latte
N° 1 uovo
Gr. 600 Funghi misti (porcini, chiodini, champignon)

Olio evo q.b.
Erbe aromatiche q.b
Aglio
Sale

PREPARAZIONE

 

– Pulire i funghi. In un barattolo di vetro mettere i chiodini con sale e poca acqua, riporre in un luogo caldo e lasciare fermentare per tre giorni.
– Tagliare i porcini a dadini e cuocerli in padella con olio, aglio ed erbe aromatiche miste. Ripetere l’operazione con gli champignon e, a cottura ultimata, farne una crema.
– Preparare l’impasto degli gnocchi mescolando la mollica con il latte tiepido, le uova e il sale. Lasciare riposare. Formare delle palline da circa 30g dell’impasto ottenuto e farcirle con i porcini.
– Prendere il contenuto del barattolo e metterlo in una pentola, aggiungere acqua, erbe aromatiche e portare a bollitura e spegnere il fuoco. Lasciare per un’ora in modo da ottenere un brodo di chiodini.
– Cuocere gli gnocchi in acqua bollente salata. Mettere al centro del piatto la crema di champignon, adagiare su di essa gli gnocchi cosparsi di porcini in polvere ed erbe aromatiche. Terminare a tavola versando il brodo di chiodini.

Ceo e fondatrice di InCoerenze, l’azienda di eventi e comunicazione integrata con sede a Salerno, è stata inserita da Forbes tra le 100 donne italiane di successo. «Ai giovani dico: Rimanete ma non per accontentarvi»

 

Il legame con la Campania

Forbes la inserisce tra le cento donne che meglio esprimono l’Italia al femminile. E di Elena Salzano, fuoriclasse salernitana nell’imprenditoria della comunicazione, colpisce, in effetti, non solo il legame con il Belpaese ma soprattutto con la sua terra, la Campania.
È proprio qui, infatti, che la vulcanica imprenditrice, ha deciso di investire le proprie risorse e capacità, fondando nel 1999 InCoerenze l’azienda di eventi e comunicazione integrata che è diventata ormai un case history di successo.

Una storia, quella della Salzano, che inizia da lontano. «Ho studiato Scienze della Comunicazione all’Università di Fisciano nella seconda metà degli anni novanta» ci racconta subito la fondatrice e ceo di InCoerenze. «In quel periodo – aggiunge – pochissimi avevano idea del tipo di sperimentazione in atto e delle figure professionali che si andavano formando attraverso quel corso di laurea, frutto di un mash-up di facoltà. Eravamo complessivamente un centinaio di studenti, e a seguire i corsi con regolarità appena venti, venticinque, ma tutti motivatissimi e con medie molto alte».

 

InCoerenze

A riprova di questa determinazione, la bella avventura di InCoerenze – Eventi e Comunicazione Integrata, che a settembre ha festeggiato il suo ventesimo anno, inizia dopo appena due anni dalla laurea, durante i quali Elena Salzano rinforza e soprattutto estende ulteriormente la sua preparazione. «Ho conseguito un specializzazione in ideazione, gestione e organizzazione di eventi culturali alla Sapienza, ma ho approfondito anche tematiche legate alla comunicazione pubblica, al turismo e alla web strategy. Ciò mi ha permesso di affrontare il lavoro con una grande versatilità di approccio».

La realtà fondata da Elena Salzano si avvale infatti di un team di giovani, prevalentemente composto da donne, anch’esso costruito su competenze estremamente qualificate e allo stesso tempo diversificate. Grazie a questo efficace lavoro di gruppo sono arrivati incarichi di grande responsabilità e visibilità, quali quello legato alla comunicazione per le Universiadi o al restyling  del brand EAV. Ma l’agenzia ha già curato anche importanti campagne in tutta Italia su tematiche sensibili come la raccolta differenziata, in città quali Catania, Potenza e Benevento, e attualmente segue, per conto del Ministero dell’Interno, quella relativa ai rimpatri volontari assistiti. «Tengo molto anche ad altre gare vinte da noi di recente – aggiunge ancora – come quella per la campagna di promozione e fruizione delle Luci d’Artista Salerno 2019/20, ma anche quella per il rilancio dei cosiddetti centri commerciali naturali nell’area delle valli piacentine».

 

 

I successi

E proprio queste esperienze in varie regioni del Paese, hanno permesso ad Elena Salzano di formarsi nel tempo un quadro complessivo. «Se al nord la peculiarità è quella dell’organizzazione e della pianificazione – ci dice – noi al sud abbiamo una capacità decisamente maggiore di interagire con il committente, per adeguare il servizio alle sue particolari richieste. Motivo per cui siamo orgogliosi quando ad InCoerenze viene professionalmente riconosciuta l’attitudine, che effettivamente dimostra, a fondere insieme entrambe queste qualità».

Oltre alla classifica di Forbes, per la 47enne imprenditrice salernitana e per InCoerenze sono arrivati anche altri riconoscimenti, come il Premio Women Value Company e la menzione dell’Inspiring PR Award, Premio del Festival Italiano delle Relazioni Pubbliche. «I premi non sono un fine – sottolinea l’imprenditrice campana – anche se certamente sono uno stimolo per crescere ancora. Nel prossimo futuro ad esempio ci piacerebbe pensare a dei bandi di gara a livello europeo. Mentre l’altra piccola rivoluzione che stiamo già affrontando riguarda l’aspetto del social media management, che diventa sempre più necessario per i committenti e orienta in modo differente il nostro approccio di lavoro».

 

Rimanere per non accontentarsi

Ma la sfida più importante, per Elena Salzano, rimane un’altra. «É indispensabile – ci conferma – che i giovani siano invogliati a restare in Campania e al sud. Io ci sto già provando da tempo. Non ci manca nulla per decollare. Ma, anche in loro, deve radicarsi un’idea nuova, ovvero che l’alta professionalità non è richiesta solo al nord. Quindi, chi vuole restare vicino casa, ma ha intenzione di fare un  lavoro di qualità, deve comunque puntare sul proprio talento e sacrificarsi un po’. Rimanere, non deve più significare accontentarsi!».

 

Di Giovanni Aiello

Da grafico ad artista di strada, le opere di Dario sono realizzate riutilizzando gli scarti urbani. Strappi di fotografie, manifesti e tele restituiscono l’immagine polimorfa della città.

 

La nuova avventura di Dario Gaipa

La vita spesso può sorprendere. E, quando meno te l’aspetti arriva il tempo di cambiare rotta. Dario Gaipa non ha nessun dubbio al riguardo. Prima grafico, poi artista di strada. Ha scelto la sua di rotta con un lungo percorso. Dopo aver completato la sua formazione al Centro Studi ILAS approda al Corriere del Mezzogiorno come grafico, vittima anche lui della crisi economica degli ultimi anni, nel 2017 vive la perdita del famoso “posto fisso”. Pronto a reinventarsi, sceglie di dare ascolto al suo estro creativo. Con tanto coraggio lascia il comfort dello spazio chiuso di un ufficio, per spostarsi nelle strade della sua Napoli. Una scelta forse azzardata? Eppure Dario si dice pronto ad “abbandonarsi” a questa nuova avventura, nonostante i suoi occhi appaiano preoccupati per il futuro.

 

«Dopo il licenziamento – spiega Dario – pensando alla mia famiglia, una moglie e due bambini, ho iniziato subito a fare il grafico freelance, ma poi forte della loro complicità mi sono detto che era giunto il momento di provare». E allora la città diventa il suo laboratorio. Ed è da lì che arriva la sua ispirazione. «Da sempre – racconta Dario Gaipa – adoro girovagare tra le strade e i quartieri di Napoli per osservare scene di vita quotidiana, un tempo attraverso l’obiettivo di una piccola macchina fotografica digitale, oggi utilizzando il mio smartphone». Napoli è poi diventata per lui anche la “cava” dove recuperare il materiale per realizzare le sue opere raccogliendo strappi di manifesti pubblicitari. «Utilizzo parti e brandelli di manifesti che un tempo decoravano le mura della città – descrive l’artista -. Delicatamente li “strappo” e li rimetto su tela».

 

Il décollage

Il senso della produzione artistica di Dario Gaipa può essere racchiuso in un’unica parola: tecnica del décollage. Inconsapevolmente sulla scia del maestro calabrese Mimmo Rotella, con l’ausilio di strappi, fotografie, colla vinilica e tele decostruisce e ricostruisce l’immagine della città. Le sue opere sono uniche perché i suoi décollage sono fatti con pezzi che per lui rappresentano la pelle di Napoli. Quelli che secondo Dario Gaipa portano un segno o racchiudono un frammento di storia. «Un giorno un turista – racconta con orgoglio Dario – mi disse di aver comprato una “boccetta di aria di Napoli”. Era soddisfatto del suo acquisto ma presto si era reso conto che essa rappresentava solo una suggestione. Invece con la mia opera avrebbe portato a casa realmente un pezzo della città».

 

Insomma la sua originalità sta nel portare letteralmente le strade di Napoli nell’arte. Strade che a sua volta entrano nelle case delle persone. Gioca creando nuove immagini e recuperando materiale. A lui piacciono pezzi di manifesti rotti, in particolare quelli segnati dal sole, dal vento e dalla pioggia. «Ho una mia etica al riguardo – sottolinea l’artista –. Utilizzo solo alcune di parti e solitamente manifesti di pubblicità o di eventi ormai passati. Inoltre in questo modo sento nel mio piccolo di contribuire alla pulizia delle strade». Ma quali sono i suoi progetti per il futuro? «Sogno di arrivare a più persone possibili, portando la mia ricerca artistica verso nuovi sviluppi. Nel frattempo sono alla ricerca di un spazio più grande, anche perché il mio “laboratorio-casa” sta iniziando a diventare un po’ troppo piccolo. Difatti il mio prossimo obiettivo è proprio quello di iniziare a lavorare su tele più grandi».

 

 

Di Rosaria La Rocca

Caro Avvocato,
Sono inquilino con un regolare contratto di locazione ad uso diverso da abitazione, ho saputo da voci insistenti che il proprietario è intenzionato a vendere. Ho un diritto di prelazione nell’acquisto?

 

Il diritto di prelazione è volontario o legale

Gentile Signore,
Il diritto di prelazione può essere volontario e cioè quando nasce dall’accordo tra due persone ed è inserito esplicitamente nel contratto. Oppure legale, come nel Suo caso e cioè quando è la legge a stabilire le categorie di persone che devono essere preferite nella stipula di un contratto e le condizioni perché ciò avvenga. Se il proprietario dell’immobile locato vuole vendere, glie ne deve dare comunicazione.
Detta comunicazione deve soddisfare i seguenti requisiti:
• deve avvenire a mezzo dell’Ufficiale Giudiziario. Occorre, quindi, redigere un documento scritto e chiedere agli ufficiali giudiziari, che operano presso il Tribunale, di trasmetterlo al destinatario. L’ufficiale giudiziario redige, in calce al documento, la sua ‘relata di notifica’, nella quale attesta la data e l’ora in cui è avvenuta la consegna dello stesso. La relata viene firmata dallo stesso ufficiale e reca il timbro dell’ufficio notifiche;
• deve contenere l’indicazione del prezzo al quale si intende vendere l’immobile;
• deve specificare, se ve ne sono, le ulteriori condizioni di vendita: ad esempio la data, la modalità ed i termini di pagamento del prezzo;
• deve contenere l’invito esplicito all’inquilino ad avvalersi, se lo ritiene, della prelazione.
Il prezzo dovrà essere pagato entro 30 giorni dalla scadenza del termine per accettare.
Se Lei in qualità di inquilino volesse accettare, la accettazione per essere valida, deve essere conforme alla proposta del locatore. Cioè non può, ad esempio, dichiarare di voler comprare ad un prezzo inferiore: in questo caso la sua dichiarazione è inefficace. Il proprietario potrà, volendo, tenerla in considerazione, ma non è obbligato a farlo.

 

 

Rigidità formali sono anche a carico del proprietario, lo stesso infatti non rispetta il diritto di prelazione legale se:
• non comunica all’inquilino la sua intenzione di vendere;
• la sua comunicazione avviene in una forma diversa dalla notifica a mezzo ufficiale giudiziario (ad esempio verbalmente o con un messaggio sul cellulare o mail);
• la sua comunicazione è incompleta, perché non contiene gli elementi prescritti dalla legge (ad esempio l’indicazione del prezzo o altre condizioni di vendita);
• vende l’immobile ad altri a un prezzo diverso rispetto a quello indicato nella sua comunicazione all’inquilino.
In tal caso, Lei ha diritto di riscattare l’immobile presso il terzo soggetto che acquista, e anche presso ogni successivo acquirente.
Attenzione che il termine per esercitare il riscatto è di 6 mesi dalla trascrizione dell’atto di vendita dell’immobile presso la Conservatoria dei registri immobiliari.

Riferimento:

Legge 27-07-1978, n. 392 Art 38 Diritto di prelazione:

Nel caso in cui il locatore intenda trasferire a titolo oneroso l’immobile locato, deve darne comunicazione al conduttore con atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario. Nella comunicazione devono essere indicati il corrispettivo, da quantificare in ogni caso in denaro, le altre condizioni alle quali la compravendita dovrebbe essere conclusa e l’invito ad esercitare o meno il diritto di prelazione. Il conduttore deve esercitare il diritto di prelazione entro il termine di 60 giorni dalla ricezione della comunicazione con atto notificato al proprietario a mezzo di ufficiale giudiziario, offrendo condizioni uguali a quelle comunicategli. Ove il diritto di prelazione sia esercitato, il versamento del prezzo di acquisto, salvo diversa condizione indicata nella comunicazione del locatore, deve essere effettuato entro il termine di 30 giorni decorrenti dal 60 giorno successivo a quello dell’avvenuta notificazione della comunicazione da parte del proprietario, contestualmente alla stipulazione del contratto di compravendita o del contratto preliminare. Nel caso in cui l’immobile risulti locato a più persone, la comunicazione di cui al primo comma deve essere effettuata a ciascuna di esse (…)

 

Di Chiara Sabino

La serata di Gala

La serata di Gala dei Delfini d’Argento dell’associazione Bluduemila, presentata al Circolo tennis di Napoli dalla bravissima Serena Albano, ha visto il dinamico presidente Bluduemila Marco Del Gaiso, affiancato dalla raffinata moglie Pia, accogliere il Procuratore Generale Luigi Riello con la moglie Donatella Solidone, Carolina Visone titolare di Canale 9 con Ernesto Mazzetti, Piera Detassis presidente e direttore artistico dell’Accademia del cinema italiano- Premi David di Donatello, Maurizio Marinella, Roberto Pennisi, la titolare ADP Eventi Annalisa De Paola, Lilly Albano titolare canale 8, Enzo De Paola presidente Orchestra dei Quartieri Spagnoli, Achille Eugenio Lauro, Ada Vittoria Baldi, Lilia Ambrosio Giugliano promotrice del Premio di Magistratura Aniello Ambrosio, l’argentiere Gino De Laurentiis e Maria.

 

Eccellenze in Blu e Argento

L’amarcord del ventennale della prestigiosa associazione si è avvalso dell’ausilio di un video che, come ha dichiarato Del Gaiso «trasmette un messaggio di amicizia e coesione e può ricordare a chi ha la mia età le famose collezioni di album con le figurine Panini, poiché è una raccolta di immagini fatte con vecchie videocassette, alternate a immagini più recenti che raccontano i nostri 20 anni riassunti in 30 secondi ad anno».
Nel corso della serata – il cui dress code richiedeva i colori blu e argento – sono state premiate figure appartenenti a sport, arte, cultura, spettacolo e mondanità, oltre alla consegna di due targhe, tra cui quella per la cantante Naomi. In un movimentato succedersi di clip e letture di motivazioni sono stati assegnati i delfini d’argento per ‘La voce di Napoli’ alla cantante Monica Sarnelli, per ‘Una vita per il mare’ alla presidente di Mare Vivo Rosalba Laudiero Giugni (a cui è stato consegnato dalla first lady della serata Pia Del Gaiso), per la ‘Miglior attrice 2019’ a Pina Turco premiata da Piera Detassis, per ‘Napoli e innovazione’ a Danilo Iervolino fondatore dell’università Pegaso, per ‘Napoli nel mondo’ al tenore Filippo Morace e quello del ventennale al Glorioso Tennis Club Napoli.
A un sostanzioso aperitivo ha fatto seguito la cena a buffet di Terrazze Caracciolo con i latticini di Torre Lupara e i vini della Tenuta del Meriggio, le selezioni del Neuro Chef. Di grande intrattenimento, la musica di Enzo Toscano & Friends che ha fatto ballare tutti sino alla mezzanotte, momento fatidico per l’estrazione dei premi della lotteria solidale, tra le foto di Francesco Begonja, Stefano Mascolo e di Roberto Lino.

 

Un nuovo socio fondatore

La fantastica serata è stata dedicata a Francesco Boccia e Gianni Panzera scomparsi recentemente ed è stata sottolineata la ricorrenza della giornata contro la violenza alle donne: vi è stata poi anche la proclamazione, fra gli applausi, di un nuovo socio fondatore, l’avvocato cassazionista Nicola Pesacane.
Tra i presenti, anche Maura Letizia, Donatella Rizzo, Elvi Panico, Cristina Cennamo, Annamaria Braschi, Aldo Carnevale, Adolfo Gallipoli D’errico presidente Lilt Napoli e vicepresidente del Circolo Tennis con Simona De Saint Pierre, AnnaLaura di Luggo, Olindo Preziosi, Roberta Guadagno, Mario Basile, Antonio Tosi, Antonio Pugliese, Fiorella Cannavale Di Lauro, Paola Miranda.

 

Di Laura Caico