Boccia, gli esordi a Sanremo.”Il Grande Amore ha preso ‘Il Volo”

Rubrica a cura di Aurelio e Fabrizio Fierro

 

Nel salotto di Fierro intervistiamo l’autore, il cantante e musicista Francesco Boccia.

Aurelio: Francesco, raccontaci come nasce il tuo amore per la musica.

Il mio amore per la musica sboccia dall’infanzia, in famiglia, grazie a mia madre che da piccola studiava pianoforte. Ho bene impresso il ricordo di questo enorme mobile scuro su cui mi arrampicavo, cominciando a battere sui tasti. Così all’età di  quattro anni i miei genitori decisero di farmi studiare musica. Dalla musica al canto il passo poi è stato breve. Sono stato uno dei bambini del coro dell’Antoniano per lo Zecchino d’oro.

Grazie a questa prima esperienza ho avuto anche la possibilità di lavorare fin da piccolo in studio di registrazione, in particolar modo per un brano di Gino Paoli dal titolo Hey Ma. A 18 anni ebbi il primo contratto con la Rai e diventai il cantante di Domenica In condotto da Mara Venier.

Tutto questo senza abbandonare gli studi scolastici come avevo promesso a mio padre. Ho frequentato anche l’Università con grande sacrificio perché dovevo studiare due cose contemporaneamente e farle anche bene.

Fabrizio: Hai fatto tanta gavetta. Parlami delle tue prime esperienze nei live club e degli esordi.

La vita del musicista è una gavetta continua, ogni risultato raggiunto è come la vetta di una montagna. Quando vuoi raggiungere un altro obiettivo devi essere consapevole di dover affrontare un’altra scalata ogni volta più ripida. Successe così quando terminò l’esperienza di Domenica In. Mi ritrovai a ricominciare da capo, a lottare con me stesso e con la mia famiglia perché, non essendo loro del mestiere, non capivano quale fosse in quel momento la mia difficoltà.  Così cominciai a farmi accompagnare da mio padre ai colloqui presso le case discografiche proprio per fargli toccare con mano le difficoltà che quest’ambiente ci riserva. Sono stati anni duri ma anche felici perché iniziai a suonare nei club dove mi confrontavo con il pubblico faccia a faccia e non, come in tv, dietro le telecamere. Il nostro carattere di artisti si forma proprio in quelle taverne dove il pubblico decreta il tuo successo. A distanza di anni però posso dire con orgoglio che la gavetta è un percorso che non si finisce mai fare e che io la perseguo sempre a testa alta.

Aurelio: E il tuo primo Sanremo?

Nel 2001 arrivo finalmente al Festival di Sanremo con la canzone Turu turu, che presentai già l’anno prima nella speranza di non fare il servizio militare, il lavoro era tanto e fermarmi per un anno sarebbe stato un grosso problema. Invece partii lo stesso e lì capii molte più cose su me stesso. Ad agosto mi congedai e ripresentai Turu turu grazie anche all’aiuto di Pasquale Mammaro riuscii ad approdare al Festival insieme a Giada Caliendo che allora aveva poco più di 15 anni. La critica giornalistica non fu clemente ma dopo la prima esibizione tutto cambiò, io e Giada diventammo talmente popolari che non potevamo più uscire senza scorta. Terzo posto giuria tecnica ma primo posto giuria popolare e fu il brano più trasmesso in radio. Grande soddisfazione anche all’estero perché ne fecero versioni anche in Brasile.

Aurelio: Grande Amore, dove e quando nasce il brano che ha preso letteralmente il “Volo”?

Dopo appena un anno dalla partecipazione al festival il duetto con Caliendo si interruppe per motivi a me ancora sconosciuti. Forse il grande successo per un ragazza così giovane aveva allarmato il papà. Non so. Ad ogni modo in una notte del 2003 scrissi Grande Amore, così d’impulso, mi misi al piano e composi quello che mi frullava in testa.

Feci subito ascoltare il provino al mio secondo padre e produttore ancora oggi, Tommy Esposito, batterista del Giardino Dei Semplici. Al primo ascolto Tommy mi disse che al brano mancava il ritornello, era incompleto. Ricordo che portò con sé la cassetta o il cd, non ricordo, e lo ascoltò in auto durante il tragitto dallo studio a fino a casa, fu proprio in quel percorso in auto che Tommy riuscì a scrivere il ritornello che oggi tutti conoscete. Il brano è rimasto chiuso nel cassetto dal 2003 al 2015, ben 12 anni. Proposto ai discografici, a Sanremo e a tanti artisti, Grande Amore veniva scartato perché risultava un brano retrò, vecchio. Allora avemmo l’idea di farla cantare a voci liriche. Facemmo il provino e subito ci rendemmo conto del potenziale rock sinfonico del brano e lo presentammo al Festival. Carlo Conti impazzì per la canzone ma c’era un problema con il nostro duo: uno dei cantanti non aveva l’età per Sanremo giovani così Conti ci propose di farla cantare a un altro gruppo senza dirci di chi si trattasse, solo che era un trio che partecipava nei big. Dopo un mese ci mandarono il provino e scoprimmo che a cantare il pezzo sarebbe stato Il Volo. Li ascoltammo e capimmo che sarebbe stato un grande successo.

Fabrizio: So che hai tanti progetti per il futuro. Ci vuoi svelare qualcosa?

I progetti sono tantissimi, I Made in Italy, ormai da 13 anni presenti sulla scena partenopea, Mascalzoni Latini, band che rende omaggio al grande Pino Daniele. Ho scritto un brano che sarà la sigla 2019 dell’Anema e Core; Gigi D’Alessio; Orietta Berti che festeggerà i 55 anni di carriera e il mio brano darà il titolo a questa operazione. Collaboro con artisti che partecipano al programma Ora o mai più, su Rai uno, il tutto coadiuvato da Tommy Esposito e Pasquale Mammaro, con loro formiamo questa bella squadra ormai da anni. Squadra che vince non si cambia.

 

Grazie a Francesco Boccia, grande artista e grande amico.