La Biblioteca Nazionale, custode delle memorie di Napoli

di Ludovica Criscitiello

Se Giacomo Leopardi potesse parlare oggi sicuramente ringrazierebbe l’amico fidato Antonio Ranieri per aver destinato nel 1907 i manoscritti, che il poeta gli aveva regalato, alla Biblioteca Nazionale di Napoli. O forse chissà lo ha già fatto, magari in una nota ai margini di un libro proprio come quelle che appena un anno fa alcuni studiosi hanno rese note, dopo un lungo lavoro di analisi sui manoscritti donati dal filosofo all’amico. Si tratta di un tesoretto di trentotto pagine inedite, che si aggiungono a quelle già conosciute, contenenti un elenco di 517 annotazioni bibliografiche scritte a Recanati tra il 1816 e 1817, di tutti i libri che il poeta avrebbe voluto leggere, corredate dei suoi commenti.

Una scoperta che non ha fatto altro che accrescere il fascino della Biblioteca. Uno dei gioielli del capoluogo partenopeo di cui spesso ci si dimentica ma che, con i suoi due milioni di volumi, tra manoscritti e periodici rappresenta una dei maggiori centri di raccolta e valorizzazione della cultura meridionale. Entrare in questo posto vi permetterà di fare un vero e proprio viaggio nel tempo, tra il profumo di libri antichi e carta stampata, quello che ormai nell’era 2.0 di internet è quasi impossibile ritrovare. Merito delle numerose collezioni che nel corso negli anni hanno ampliato il corpus librario della Biblioteca che occupa il lato est del Palazzo Reale, dopo aver lasciato nel 1784 la prima sede del Palazzo degli Studi, dove invece oggi ci accoglie il Museo Archeologico. Parliamo di collezioni che provengono da biblioteche private, lasciti di personaggi facoltosi e addirittura di manoscritti appartenenti a ordini religiosi o a monasteri ormai soppressi. Uniche e preziose testimonianze di epoche e tempi lontani, quasi come un “cimitero dei libri dimenticati”, per dirla alla Carlos Ruiz Zafón, autore dell’Ombra del vento. Ma non parliamo solo di un luogo dove consultare libri di tutte le epoche – anche se solo questo potrebbe bastare a soddisfare ogni aspettativa – bensì anche di un luogo ricco di arte. Già perché la Biblioteca si trova in quella parte del palazzo occupata inizialmente dagli Appartamenti dei Principi che vi introdurranno, attraverso un imponente scalone marmoreo, un tempo percorso proprio dalle regali maestà, in sale piene di affreschi con allegorie e scene mitologiche notevoli di artisti come Giuseppe Cammarano e Camillo Guerra. Un consiglio spassionato: date un’occhiata alla Venere che sorge dalle acque. Sembra quasi seguirvi con lo sguardo lasciandovi stupefatti.