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di Valeria Sannino

La trattoria napoletana di Giovanni De Vivo offre una cucina tradizionale e intrattenimento garantito. E se la ruota gira nel verso giusto il pasto è gratuito.

Atipico e irriverente. A Posillipo O’ Pazz è il locale, aperto solo da pochi mesi, che non vi deluderà, per la buona cucina e il divertimento assicurato. Trattoria napoletana che strizza l’occhio alla tradizione con le sue mattonelle di Vietri, l’arredamento folkloristico dove non manca addirittura il filo per stendere il bucato proprio come nei tipici vicoli napoletani.

Le pietanze servite nelle classiche padelline di rame onorano le classiche ricette delle nonne partenopee: dalla genovese al ragù, dalla parmigiana di melanzane alla lardiata e ancora altro.

Eppure la sorprese non sono solo per i palati più sopraffini. Lo dimostra un cartello che il proprietario ha voluto appendere all’ingresso: “Invitiamo le persone tristi a non entrate in questo locale”. Sì perché più che un ristorante è una vera ludoteca per adulti.

In sala c’è anche una lavatrice, un salvadanaio e una grande ruota che ogni componente per tavolo può girare e decretarne la sorte con premi o pegni da pagare. La pazzia, infatti, è proprio questa. I clienti più fortunati possono anche non pagare la cena, ricevere sconti, premi ma anche dover sottostare a delle penalità: mangiare l’aglio o la cipolla cruda, dover sparecchiare ma anche ad esempio fare una donazione all’ospedale Santobono – Pausillipon di Napoli.

L’intera cena è animata dal proprietario, Giovanni De Vivo, è lui in arte O’ pazz, il vero demiurgo dell’atmosfera spensierata che caratterizza il locale. «L’idea è nata dalla voglia di creare un locale diverso da tutti gli altri, non c’è spazio per quello che già è stato visto. Siamo ristoratori da tanti anni ma stavolta non abbiamo voluto copiare nulla ma solo inventarci una situazione che possa essere piacevole e possa far vivere ai nostri clienti una serata originale».

Qui nulla si dà per scontato, perché ogni sera c’è sempre un diversivo, che sia un cabaret o un intrattenimento musicale. Nulla è prevedibile, e allora non resta che girare la ruota e Buona Fortuna!

 


‘O PAZZ
Via discesa Coroglio n.79,  80123, Napoli.
Tel. 081.224.4407
Su prenotazione. Lunedì chiuso.

Rubrica a cura di Aurelio e Fabrizio Fierro

 

Nel salotto di Fierro intervistiamo l’autore, il cantante e musicista Francesco Boccia.

Aurelio: Francesco, raccontaci come nasce il tuo amore per la musica.

Il mio amore per la musica sboccia dall’infanzia, in famiglia, grazie a mia madre che da piccola studiava pianoforte. Ho bene impresso il ricordo di questo enorme mobile scuro su cui mi arrampicavo, cominciando a battere sui tasti. Così all’età di  quattro anni i miei genitori decisero di farmi studiare musica. Dalla musica al canto il passo poi è stato breve. Sono stato uno dei bambini del coro dell’Antoniano per lo Zecchino d’oro.

Grazie a questa prima esperienza ho avuto anche la possibilità di lavorare fin da piccolo in studio di registrazione, in particolar modo per un brano di Gino Paoli dal titolo Hey Ma. A 18 anni ebbi il primo contratto con la Rai e diventai il cantante di Domenica In condotto da Mara Venier.

Tutto questo senza abbandonare gli studi scolastici come avevo promesso a mio padre. Ho frequentato anche l’Università con grande sacrificio perché dovevo studiare due cose contemporaneamente e farle anche bene.

Fabrizio: Hai fatto tanta gavetta. Parlami delle tue prime esperienze nei live club e degli esordi.

La vita del musicista è una gavetta continua, ogni risultato raggiunto è come la vetta di una montagna. Quando vuoi raggiungere un altro obiettivo devi essere consapevole di dover affrontare un’altra scalata ogni volta più ripida. Successe così quando terminò l’esperienza di Domenica In. Mi ritrovai a ricominciare da capo, a lottare con me stesso e con la mia famiglia perché, non essendo loro del mestiere, non capivano quale fosse in quel momento la mia difficoltà.  Così cominciai a farmi accompagnare da mio padre ai colloqui presso le case discografiche proprio per fargli toccare con mano le difficoltà che quest’ambiente ci riserva. Sono stati anni duri ma anche felici perché iniziai a suonare nei club dove mi confrontavo con il pubblico faccia a faccia e non, come in tv, dietro le telecamere. Il nostro carattere di artisti si forma proprio in quelle taverne dove il pubblico decreta il tuo successo. A distanza di anni però posso dire con orgoglio che la gavetta è un percorso che non si finisce mai fare e che io la perseguo sempre a testa alta.

Aurelio: E il tuo primo Sanremo?

Nel 2001 arrivo finalmente al Festival di Sanremo con la canzone Turu turu, che presentai già l’anno prima nella speranza di non fare il servizio militare, il lavoro era tanto e fermarmi per un anno sarebbe stato un grosso problema. Invece partii lo stesso e lì capii molte più cose su me stesso. Ad agosto mi congedai e ripresentai Turu turu grazie anche all’aiuto di Pasquale Mammaro riuscii ad approdare al Festival insieme a Giada Caliendo che allora aveva poco più di 15 anni. La critica giornalistica non fu clemente ma dopo la prima esibizione tutto cambiò, io e Giada diventammo talmente popolari che non potevamo più uscire senza scorta. Terzo posto giuria tecnica ma primo posto giuria popolare e fu il brano più trasmesso in radio. Grande soddisfazione anche all’estero perché ne fecero versioni anche in Brasile.

Aurelio: Grande Amore, dove e quando nasce il brano che ha preso letteralmente il “Volo”?

Dopo appena un anno dalla partecipazione al festival il duetto con Caliendo si interruppe per motivi a me ancora sconosciuti. Forse il grande successo per un ragazza così giovane aveva allarmato il papà. Non so. Ad ogni modo in una notte del 2003 scrissi Grande Amore, così d’impulso, mi misi al piano e composi quello che mi frullava in testa.

Feci subito ascoltare il provino al mio secondo padre e produttore ancora oggi, Tommy Esposito, batterista del Giardino Dei Semplici. Al primo ascolto Tommy mi disse che al brano mancava il ritornello, era incompleto. Ricordo che portò con sé la cassetta o il cd, non ricordo, e lo ascoltò in auto durante il tragitto dallo studio a fino a casa, fu proprio in quel percorso in auto che Tommy riuscì a scrivere il ritornello che oggi tutti conoscete. Il brano è rimasto chiuso nel cassetto dal 2003 al 2015, ben 12 anni. Proposto ai discografici, a Sanremo e a tanti artisti, Grande Amore veniva scartato perché risultava un brano retrò, vecchio. Allora avemmo l’idea di farla cantare a voci liriche. Facemmo il provino e subito ci rendemmo conto del potenziale rock sinfonico del brano e lo presentammo al Festival. Carlo Conti impazzì per la canzone ma c’era un problema con il nostro duo: uno dei cantanti non aveva l’età per Sanremo giovani così Conti ci propose di farla cantare a un altro gruppo senza dirci di chi si trattasse, solo che era un trio che partecipava nei big. Dopo un mese ci mandarono il provino e scoprimmo che a cantare il pezzo sarebbe stato Il Volo. Li ascoltammo e capimmo che sarebbe stato un grande successo.

Fabrizio: So che hai tanti progetti per il futuro. Ci vuoi svelare qualcosa?

I progetti sono tantissimi, I Made in Italy, ormai da 13 anni presenti sulla scena partenopea, Mascalzoni Latini, band che rende omaggio al grande Pino Daniele. Ho scritto un brano che sarà la sigla 2019 dell’Anema e Core; Gigi D’Alessio; Orietta Berti che festeggerà i 55 anni di carriera e il mio brano darà il titolo a questa operazione. Collaboro con artisti che partecipano al programma Ora o mai più, su Rai uno, il tutto coadiuvato da Tommy Esposito e Pasquale Mammaro, con loro formiamo questa bella squadra ormai da anni. Squadra che vince non si cambia.

 

Grazie a Francesco Boccia, grande artista e grande amico.

Venerdì 29 marzo prossimo, a partire dalle ore 19.00, all’Agorà Morelli (via Domenico Morelli 61/A, Napoli) si chiude “in spettacolo” la campagna di crowdfunding #accompagniamoli, la maratona solidale volta a fornire ai piccoli ospiti della Casafamiglia Oikos (bambini accolti in struttura perché vittime di violenze, abusi o provenienti da situazioni di disagio) un nuovo veicolo per accompagnarli nelle attività di tutti i giorni.
Sarà anche l’occasione per festeggiare i 20 anni di attività della casa famiglia, che nel marzo del 1999 accoglieva il suo primo bambino.
Giocolieri, trampolieri, artisti allieteranno la serata, arricchita ulteriormente dalla partecipazione della compagnia “Il Teatro nel Baule”. Durante la serata, presentata dalla giornalista del Mattino Giuliana Covella, previsti gli interventi del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’Assessore al Welfare Roberta Gaeta e le testimonianze dei volontari che si sono avvicendati in questi lunghi anni per sostenere i bimbi accolti in casa.
L’evento, realizzato grazie al fondamentale supporto di Agorà Morelli che ha messo a disposizione gratuitamente i suoi spazi, chiude anche la raccolta lanciata negli scorsi mesi sulla piattaforma Meridonare (visitabile al sito https://www.meridonare.it/progetto/accompagniamoli), che sarà aperta fino al 30 marzo. Sul posto sarà possibile effettuare donazioni direttamente in teca.

di Francesca Marra

Stefania Crimaldi guida il circolo da 22 anni tra iniziative culturali, progetti sociali e attività agonistiche. «Il nostro club è un luogo aperto, sogno di aprirlo anche in periferia».

Sulla collina di Posillipo, tra via Petrarca e via Manzoni c’è un piccolo angolo di paradiso, dove si respira aria di sport e cultura. È il Tennis Club Petrarca che con 50 anni di attività alle spalle riesce a dare lustro a uno sport spesso snobbato dai più piccoli ma che negli ultimi anni sta sfornando talenti nazionali e giovani promesse. Tutto questo grazie a una combinazione di più fattori: l’amore per la disciplina, il forte connubio con le arti, il senso di comunità e una Presidente che dedica, ogni giorno, anima e corpo al circolo e ai suoi iscritti.

Stefania Crimaldi, alla guida del Tennis Club Petrarca da 22 anni, ci apre le porte del circolo, un po’ come fosse casa sua. «Qui sono passati tantissimi ragazzi, figli di soci, che sono diventati bravi tennisti. Ricordo che a molti di loro cambiavamo i pannolini negli spogliatoi, adesso calcano i campi del tennis che conta, nazionale e internazionale». Atteggiamento fiero ma allo stesso tempo familiare quello della Presidente che ci racconta quanto sia cambiato il tennis negli ultimi 20 anni. 

«Quando ho cominciato a frequentare il circolo l’ho fatto assieme ai miei figli. A quei tempi in tutti i club italiani c’era un’autogestione lasciata agli utenti. Solo grazie ad Angelo Binaghi, il presidente della Federazione Italiana Tennis dal 2001, la FIT ha subito una riorganizzazione mai vista prima. Oggi c’è un concetto d’impresa e una visibilità mediatica che hanno dato nuovo lustro alla gestione di questo sport. Adesso è un piacere ricoprire un ruolo al vertice».

La storia del tennis club Petrarca comincia circa 50 anni fa quando alcuni soci e amici guidati da Roberto Varini decisero di acquistare un piccolo terreno sulla collina del Parco Lamaro, a confine con via del Marzano per costruirvi due campi da tennis e un gabbiotto per gli spogliatoi. Adesso la struttura vanta quattro campi in terra rossa e un campo polivalente in erba sintetica, adatto anche al calcio a cinque, una moderna palestra con attrezzi professionali, una sauna, un ottimo ristorante, e il roof garden che d’estate diventa solarium con vista mozzafiato sul golfo. 

In ogni angolo del circolo Petrarca si respira aria di sport ed è stata proprio grazie a questa che Crimaldi ha deciso di diventarne la Presidente. «Lo sport è sempre stata la mia passione, ciò che mi piace di più di questo mondo? Voler sempre migliorare, superare ogni giorno i propri limiti. È questo ciò che i nostri maestri insegnano ai tennisti: l’attività agonistica permette di ottenere miglioramenti lenti ma costanti».

Questo atteggiamento di sfida con se stessi, l’attività agonistica basata sulle prestazioni individuali identificano il tennis come uno sport “solitario”, ma per Crimaldi non è così. Gli iscritti vivono la vita del circolo a 360 gradi, grazie agli allenamenti e a tutte le attività collaterali organizzate per rafforzare lo spirito di gruppo. «A me piace il confronto con l’esterno, il circolo, a dispetto del nome, deve essere un luogo aperto, pronto al confronto costante con l’esterno» per questo cura personalmente eventi a cadenza mensile, da quelli culturali, ai musicali, fino alla pittura. «A febbraio sarà allestita una mostra di Fausto Tafone, che ha esposto anche al Palazzo delle Arti di Napoli. L’inaugurazione sarà anche l’occasione per presentare il nuovo album di Massimo Cancemi dal titolo Sei mia».

Non solo cultura ma anche sociale. La Presidente ha messo a punto alcuni progetti sul tennis destinate alle scuole di Napoli. «Il mio più grande sogno è aprire una scuola di tennis in periferia. Dà lì arrivano le più grandi soddisfazioni e sono certa che, se solo avessero la possibilità, i ragazzi dell’hinterland sarebbero grandi campioni perché in loro vedo la fame di vittoria come forma di riscatto sociale. Vuole un esempio? Antonio Luise, nato tennisticamente in un circolo di San Pietro a Patierno, è diventato oggi il leader della squadra, quello che aggrega, quando gioca esalta se stesso e il pubblico, è un torero, un ragazzo di sangue caldo. Nelle periferie di Napoli vorrei il mio circolo, non solo in mezzo ai signori».

 


 

LE SFIDE DEL TENNIS CLUB PETRARCA

Il Tennis club Petrarca da qualche anno, grazie alla gestione Crimaldi, sta ottenendo importanti risultati in termini agonistici, grazie soprattutto ai loro maestri di tennis, il responsabile settore agonistico Luigi Esposito, i tecnici nazionali, istruttore di I Livello Luca Listone e Fortunato Esposito, gli istruttori di II Livello PF2 Andrea Ippolito e Luigi Chiaiese. 
La punta di diamante è la squadra maschile under 16 che nello scorso campionato ha fatto l’impresa raggiungendo la Serie B. «Ho voluto fortemente questa competizione – ha spiegato la presidente Stefania Crimaldi -, mi sentivo che avevamo gli atleti giusti nel momento giusto». La squadra composta da Jose Samuel Arauzo Martinez, Costantino Consiglio, Andrea De Maria, Vincenzo Garbato, Sergio Martos Gohnes, Antonio Luise, Giovanni Motta, Fabrizio Rossini ha entusiasmato tutti. «I soci e gli atleti che frequentano il circolo hanno seguito tutte le sfide dei ragazzi, supportandoli con un tifo mai visto. È questo che rende il Petrarca una grande famiglia». Adesso gli Under 16 partenopei stanno gareggiando per un posto in A. «È molto dura questa sfida, ma noi crediamo nei sogni».
Come quello di Federica Sacco, iscritta al club dall’età di tre anni. È pluricampionessa italiana, ha vinto il titolo per sei anni consecutivi, l’ultimo in casa. «Eppure – continua Crimaldi -, dopo esperienze internazionali come i Roland Garros, ha deciso di rimanere a Napoli. È questo lo spirito e la determinazione che insegniamo agli atleti del nostro circolo». Federica si allena tutti i giorni e gareggia ancora portando stampato sul cuore il gagliardetto del tennis club Petrarca.  

Di Laura Caico

Chirurgo e imprenditore, il prof. è il promotore dello spazio polifunzionale del Lanificio 25. Un centro culturale e di intrattenimento che ha riqualificato un’antica area urbana ormai degradata. Minacciato di morte, non si arrende. «Denunciate, tutti uniti per il rilancio della città».

Un napoletano doc. Franco Rendano, classe 1949, già allievo della Scuola Militare Nunziatella di Napoli, docente di chirurgia al Policlinico di Napoli, Socio fondatore della Società Italiana di Chirurgia Oncologica, autore di oltre 200 lavori scientifici su tutti i principali settori della chirurgia generale, è un volto ben conosciuto non solo negli atenei e nelle cliniche internazionali più all’avanguardia ma anche nell’intrattenimento cittadino. Ideatore del concept store Trip in via Martucci a Napoli, location civettuola e mondana frequentata da un pubblico eterogeneo, è stato il promotore dello spazio polifunzionale del Lanificio 25 a Porta Capuana, antica area urbana di Napoli, in cui ha organizzato mostre artistiche, concerti, incontri culturali.

Professore, come mai questi due ambiti così diversi?

Ho profuso energie e impegnato risorse nella mia vita professionale per cercare terapie chirurgiche innovative che alleviassero le sofferenze dei pazienti, per cui sono stato il primo in Italia nel 1990 a eseguire la colecistectomia laparoscopica (ad oggi ne ho eseguite oltre 4mila su 25mila interventi di chirurgia generale e oncologica), ma alla base del mio interesse per la socialità vi è la medesima considerazione del rapporto umano, della partecipazione alla vita della collettività. Inoltre, sono sempre stato curioso del mondo della cultura e dell’arte e devo ringraziare i miei genitori che me ne hanno fatto apprezzare il ruolo fondamentale che devono avere nella crescita di un individuo e nella sua vita.

Sono trascorsi ormai undici anni dall’apertura del Lanificio, qual è il suo bilancio?

Senz’altro positivo grazie alla sinergia con il quartiere, con gli appassionati d’arte, con i soci e i simpatizzanti e alla competenza dei direttori artistici. Al Lanificio25 si sono svolti più di mille eventi “senza frontiere” in un caleidoscopio che miscelava rassegne sperimentali di teatro e cinema, tavole rotonde su argomenti scientifici, culturali e di attualità varia, eventi musicali, vernissage, incontri con filosofi e letterati, presentazione di libri.  Il nostro pubblico è sempre appartenuto a diverse fasce sociali e a diverse generazioni perché volevamo rivitalizzare la zona di Porta Capuana, pregnante di storia ma soggetta a un lento disfacimento. La nostra attività nell’ambito dell’ex Lanificio, ancor prima Insula Monastica di Santa Caterina a Formiello, ha attirato altre iniziative artistiche e culturali e tanti artisti che vi si si sono installati permettendoci di avviare una rigenerazione urbana partecipata, ma abbiamo infastidito qualcuno.

A tale proposito, recentemente lei è stato oggetto di minacce…

Nei mesi scorsi mi è stata recapitata a casa una busta in cui mi si intimava volgarmente di abbandonare il Lanificio con una esplicita minaccia di morte. Nella busta c’era un proiettile inesploso! Ho taciuto a lungo sulla gravissima intimidazione per non intralciare le indagini di Polizia e Carabinieri ma adesso posso parlarne e non esito a dire che (in particolare dopo l’attentato all’amico Gino Sorbillo che proprio al Lanificio25 aveva realizzato uno show cooking sulla pizza fritta) è forte la paura di tornare a frequentare quei luoghi e, pur non volendo abbandonare Porta Capuana, non posso rischiare la vita della mia famiglia.

Qual è stata la reazione della città?

Ho avuto espressioni di solidarietà da centinaia di amici ed estimatori delle nostre attività. La cosa che ho notato in tutti è stato un sentimento di paura poiché ci si rende conto che se hanno potuto colpire un professionista impegnato in un’attività pubblica di promozione della cultura e dell’arte, nessuno è immune da azioni minatorie malavitose. Ritengo sia molto importante il vostro interesse per queste vicende. L’azione dei media di divulgazione non solo può scoraggiare i malintenzionati, ma può dare coraggio a chi si sente debole, non protetto ed è intimorito a sporgere denuncia per le minacce subite.

La sua, come quella di tanti altri imprenditori, ormai è una missione…

Cerco solo di rendermi utile in molte attività di promozione della nostra città, in qualità di presidente del Coordinamento I Love Porta Capuana che si occupa del recupero di questa meravigliosa parte di Napoli e di vice presidente dell’associazione Amici Del Museo Di San Martino. Fare impresa a Napoli per vederla crescere e al tempo stesso valorizzare questa splendida città dovrebbe essere la missione di tutti noi!

 


LANIFICIO 25

Il Lanificio25 in Piazza Enrico De Nicola n.46, sorge all’interno della quattrocentesca Insula di Santa Caterina a Formiello che, dal periodo dinastico dei Borbone fino all’Unità d’Italia, era un’accorsata fabbrica di lana nella quale lavoravano oltre 600 operai. Dal 2006 è sede della no Profit Carlo Rendano Association che in 11 anni di attività l’ha dotata di un ampio ventaglio culturale, organizzandovi oltre mille eventi. Questo fantastico trait-d’union fra tradizione e avanguardia attira fondazioni pubbliche e private, associazioni culturali ed artisti che danno il loro contributo per valorizzare l’area secolare di Porta Capuana, aderendo al progetto di rigenerazione urbana partecipata ideato dal prof. Franco Rendano sulla scia delle ex aree industriali e portuali di New York e Londra, nonché dei quartieri multietnici di Parigi, dove le metamorfosi urbanistiche contemporanee hanno portato all’abbandono di intere aree che, riqualificate, hanno attirato artisti, pittori e musicisti che, con la loro attività, hanno recuperato i quartieri degradati.

Di Rosaria La Rocca

Il direttore del Museo Archeologico di Napoli è stato menzionato da Artribune come ‘Miglior direttore d’Italia’ per la sua capacità di reinterpretare l’antico in chiave moderna. «Il Mann un luogo di incontro e l’arte è l’elemento aggregante».

Sul podio dell’arte si parla napoletano, o quasi. A scalare la classifica stilata da Artribune come ‘Miglior direttore dell’anno’ è Paolo Giulierini, toscano di nascita, napoletano d’adozione, direttore del  Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) che già nel 2017 aveva conquistato il titolo di ‘Miglior museo italiano’.

«È una profonda gratificazione per me e il mio staff. Vuol dire – spiega Giulierini – che la nostra esperienza di gestione sta percorrendo la strada giusta».

E in effetti ad aver convinto Artribune è stata proprio la capacità del direttore di “riattivare in chiave contemporanea l’antico è una sfida difficile e importante e il Direttore sta portando avanti con grande audacia un programma di modernizzazione, esemplare per istituzioni analoghe” si legge nelle motivazioni.

D’altra parte è innegabile la profonda trasformazione che ha vissuto il Museo archeologico cittadino negli ultimi anni.

Consapevole della grande eredità avuta in gestione e con una precisa visione manageriale, dal 2015 il direttore persegue con grande tenacia un lavoro che se dal un lato conferma il MANN come uno dei custodi più importanti dell’arte classica in Italia e nel mondo, dall’altro lato, sta conquistando l’immagine di un museo all’avanguardia.

Rinnovare l’identità del museo è il principio cardine della sua gestione «partendo dalla definizione di un piano strategico, per il quale il MANN è indicato come uno dei primi musei statali autonomi a dotarsi di uno strumento di programmazione pluriennale» aggiunge il direttore Paolo Giulierini. «Stiamo lavorando alla restituzione di un’identità ad un luogo che riprende quell’autonomia e quella personalità che per circa un secolo era stata offuscata».

In un contesto ancora fortemente tradizionale, nell’ambito della tutela dei beni culturali lei sostiene concetti come l’innovazione e l’avanguardia. Qual è la sua idea di museo?

Il museo dovrebbe essere riconosciuto come luogo di presidio definito dall’identità culturale e cittadina. E, se per un attimo volgiamo lo sguardo al mondo classico quando l’agorà era il cuore pulsante della polis, oggi, il museo potrebbe essere inteso un luogo di incontro dove l’arte è l’elemento di aggregazione.

Per la sua millenaria collezione il MANN si definisce museo “antico”, mentre la gestione naviga verso la sua modernizzazione. In che modo sta provando a conciliare questi due aspetti?

La sfida più importante è proprio quella di creare un legame tra l’antico e il contemporaneo. Come è possibile questo? Parlando del presente e del futuro attraverso l’arte del passato. A tal proposito mi piace ricordare la mostra MANN@Hero – Gli eroi del mito dell’antichità a Star Wars che il museo ha ospitato dal 4 maggio al 31 luglio 2018. Abbiamo piacevolmente appurato che la saga di Star Wars si ispira alla mitologia e ai valori delle civiltà antiche, e alcuni temi come il lato oscuro, la luce, gli eroi si riflettono in molte opere d’arte esposte nel nostro museo. La correlazione tra l’antico e il moderno è stata stabilita avvalendoci anche delle forti capacità comunicative insite nei nuovi linguaggi del mondo digitale. Un esempio è il videogioco Father and Son, per il quale oggi è il primo museo al mondo ad aver creato un videogioco.

Volendo fare un bilancio dal 2015 ad oggi, quali sono stati per lei gli esiti positivi?

Oggi tra il museo e la città si avverte un rapporto ben più saldo di prima. Un obiettivo dunque che abbiamo ottenuto lavorando sul tema dell’accessibilità del pubblico sia dal punto di vista fisico e sia cognitivo, e credo che una conferma arrivi proprio dai numeri: nel 2018 abbiamo raggiunto la soglia di 600mila visitatori. Nel 2019 il MANN ha recuperato il 40% delle sue collezione con la riapertura al pubblico di nuove sezioni, sperando di riportarlo presto a circa 100 anni fa quando per l’immensità del suo patrimonio artistico viveva la sua massima espansione. Infine, ma non per ultimo i rapporti che stanno diventando sempre più forti con l’estero. La nostra strategia prevede non più un rapporto passivo di semplice ente prestatore, bensì un rapporto attivo e propositivo.

Momenti importanti si sono susseguiti in questi anni ma cosa ha rappresentato l’arrivo della Testa del cavallo Carafa al MANN?

L’opera di Donatello, posta all’ingresso del museo, simboleggia il periodo del Rinascimento a Napoli e conferma l’attenzione che Napoli ebbe verso l’antico e i suoi valori prima dell’arrivo del re Carlo di Borbone. Il MANN dunque guadagna almeno due secoli di riflessioni sul mondo classico. Proprio per questo motivo che la Testa del cavallo Carafa sarà a Matera, capitale della cultura nel 2019, come protagonista indiscussa della prima mostra dedicata al rinascimento nel Meridione. È un momento importante perché conferma che Napoli progressivamente anche attraverso il nostro lavoro sta recuperando quella centralità culturale che ha avuto fino alla fine del ‘700.

Cosa succederà in questo 2019?

Sarà un anno importante per il MANN. Abbiamo in serbo grandi mostre su Canova, gli Assiri fino a Thalassa. Apriremo delle nuove sezioni, una dedicata alla Magna Grecia e un’altra alla Preistoria. E nuovi spazi rientreranno nel percorso espositivo come il terzo giardino della Vanella. Il nostro lavoro continua!

di Ludovica Criscitiello

Se Giacomo Leopardi potesse parlare oggi sicuramente ringrazierebbe l’amico fidato Antonio Ranieri per aver destinato nel 1907 i manoscritti, che il poeta gli aveva regalato, alla Biblioteca Nazionale di Napoli. O forse chissà lo ha già fatto, magari in una nota ai margini di un libro proprio come quelle che appena un anno fa alcuni studiosi hanno rese note, dopo un lungo lavoro di analisi sui manoscritti donati dal filosofo all’amico. Si tratta di un tesoretto di trentotto pagine inedite, che si aggiungono a quelle già conosciute, contenenti un elenco di 517 annotazioni bibliografiche scritte a Recanati tra il 1816 e 1817, di tutti i libri che il poeta avrebbe voluto leggere, corredate dei suoi commenti.

Una scoperta che non ha fatto altro che accrescere il fascino della Biblioteca. Uno dei gioielli del capoluogo partenopeo di cui spesso ci si dimentica ma che, con i suoi due milioni di volumi, tra manoscritti e periodici rappresenta una dei maggiori centri di raccolta e valorizzazione della cultura meridionale. Entrare in questo posto vi permetterà di fare un vero e proprio viaggio nel tempo, tra il profumo di libri antichi e carta stampata, quello che ormai nell’era 2.0 di internet è quasi impossibile ritrovare. Merito delle numerose collezioni che nel corso negli anni hanno ampliato il corpus librario della Biblioteca che occupa il lato est del Palazzo Reale, dopo aver lasciato nel 1784 la prima sede del Palazzo degli Studi, dove invece oggi ci accoglie il Museo Archeologico. Parliamo di collezioni che provengono da biblioteche private, lasciti di personaggi facoltosi e addirittura di manoscritti appartenenti a ordini religiosi o a monasteri ormai soppressi. Uniche e preziose testimonianze di epoche e tempi lontani, quasi come un “cimitero dei libri dimenticati”, per dirla alla Carlos Ruiz Zafón, autore dell’Ombra del vento. Ma non parliamo solo di un luogo dove consultare libri di tutte le epoche – anche se solo questo potrebbe bastare a soddisfare ogni aspettativa – bensì anche di un luogo ricco di arte. Già perché la Biblioteca si trova in quella parte del palazzo occupata inizialmente dagli Appartamenti dei Principi che vi introdurranno, attraverso un imponente scalone marmoreo, un tempo percorso proprio dalle regali maestà, in sale piene di affreschi con allegorie e scene mitologiche notevoli di artisti come Giuseppe Cammarano e Camillo Guerra. Un consiglio spassionato: date un’occhiata alla Venere che sorge dalle acque. Sembra quasi seguirvi con lo sguardo lasciandovi stupefatti.

Di Francesca Saccenti

Al via la mostra dedicata al pittore russo alla Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum di Napoli dal 15 febbraio al 30 giugno. 

C’è una donna vestita di rosso che si spoglia al chiaro di luna, la mano di un uomo l’accarezza con passione. Dietro le sagome, maschere dai tratti forti e dai colori decisi, un grande asino blu assiste alla scena di passione, proteggendo la coppia di amanti. Les amoureux à l’âne bleu (Gli innamorati con l’asino blu) è una delle opere più emblematiche di Marc Chagall (1887-1985), il pittore russo naturalizzato francese, che attraverso i suoi quadri racconta i sentimenti più nascosti dell’animo umano. Volti femminili in grado di sfidare la forza di gravità, che si ispirano a sua moglie Bella, clown con mazzi di fiori, figure mitologiche che appartengono al nostro subconscio descrivono un mondo magico, in cui il limite spazio-temporale si annulla e il confine tra sogno e realtà diventa sempre più labile. Oggi le sue tele immortali approdano a Napoli, all’interno della mostra Sogno d’amore, curata da Dolores Duràn Ucar, nella cornice della Basilica della Pietrasanta – Lapis Museumdal 15 febbraio al 30 giugno. Le 150 opere, che ripercorrono la traiettoria artistica del pittore dal 1925 fino all’anno della sua morte nel 1985, tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni, sono un vortice di sfumature, un mélange di sacro e profano. I ricordi della sua giovinezza si fondono con la scomposizione delle forme, la cultura russa con i popolari lubok (racconti e notizie sotto forma di vignette provviste di didascalie  per  informare il popolo e gli analfabeti) si unisce all’arte occidentale nei sofisticati tratti di Rembrandt, mentre dai manoscritti della cultura ebraica l’autore “ruba” gli elementi espressivi. Il percorso è diviso in sei sezioni tematiche (Infanzia; Sogni e Fiabe; Il mondo sacro la Bibbia; Un pittore con le ali da poeta; L’amore sfida la forza di gravità), che non seguono un ordine cronologico, ma descrivono le diverse fasi e le suggestioni dell’artista. A regnare sovrani sono i ricordi, i primi giorni di scuola, le estati trascorse a Lëzna, le visite alla sinagoga e i personaggi del circo, tanto amato per la sua atmosfera bohémien e la sua immagine di libertà. Nell’opera Villaggio Russo del1929 viene dipinta la cittadina d’origine dell’autore Vitebsk, in Bielorussia. Il cielo scuro dà vita a una atmosfera misteriosa, sospesa nel tempo. Per strada non c’è nessuno, solo un vitello che vola in cielo con la slitta, sullo sfondo dei tetti innevati delle case. Gli animali per Chagall sono parte della sua infanzia e danno vita a un immaginario magico che lo avvicina alla fantasia e all’ironia dell’autore francese del Seicento Jean de La Fontaine, di cui illustra le favole. Altro tema fondamentale, che viene ripreso più volte durante la sua carriera artistica e che lo tocca profondamente, è la religione: Chagall durante la seconda guerra mondiale si rifugia negli Stati Uniti dal 1941 al 1948, per evitare di essere deportato dai nazisti. In ventiquattro scene, racconta la storia del popolo ebraico, che con l’aiuto di Dio e guidato da Mosè fugge dalla schiavitù a cui è stato sottoposto in Egitto, per raggiungere finalmente la terra promessa. Mentre tra gli anni ’70 e ’80 dipinge En route, l’âne rouge (In cammino, L’asino rosso) e David et Goliath (Davide e Golia) opere dal forte carattere. 

La mostra organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia, dopo il successo di quella di Escher al Pan, inaugura anche un’importante “prima volta”: l’associazione culturale devolverà una parte del ricavato a progetti di utilità sociale grazie al contributo dei visitatori che potranno seguirne passo dopo passo l’evoluzione. «È una formula nuova – spiega Iole Siena, presidente di Arthemisia– che vogliamo sperimentare partendo dalla mostra di Napoli per poi esportarla in tutto il mondo. Ci ripromettiamo di portare un po’ di bellezza anche nella vita delle persone meno fortunate. Siamo certi che il nostro pubblico amerà partecipare a questo grande progetto al nostro fianco». 

 

Biografia Marc Chagall 

La vita del pittore Marc Chagall, (Vítebsk, Russia, 1887 – Saint-Paul-de-Vence, Francia, 1985) è stata segnata da importanti eventi storici della prima metà del XX secolo. Nato nel quartiere ebraico di Vitebsk, raggiunge la perfezione plastica a Parigi, dove viene apprezzato dai più grandi poeti e artisti surrealisti. A causa della prima guerra mondiale e della rivoluzione bolscevica, dopo alcune esperienze in Francia, resta nel suo paese fino al 1922 dove fonda un’Accademia d’Arte e dipinge per il Teatro ebraico di Mosca. Torna presto a Parigi, città in cui la sua fama di pittore e illustratore ha inizio. Durante la seconda guerra mondiale, si rifugia negli Stati Uniti dal 1941 al 1948 per evitare di essere deportato dai nazisti. Nel 1944 la moglie Bella muore inaspettatamente e l’artista smette di dipingere per qualche tempo. Nel 1948 torna in Francia, questa volta a Nizza e Saint-Paul-de-Vence, dove muore nel 1985. 

 

Riapre la Libreria IO CI STO
Sabato 30 Marzo grande festa con incontri e attività

Sabato 30 marzo, con una grande festa dalle ore 11:00 alle ore 20:00, riapre IoCiSto, in Via Cimarosa n.20 Piazza Fuga al Vomero.

La libreria di tutti, nata per iniziativa popolare, riprende le sue attività dopo la chiusura per lavori di ristrutturazione e riallestimento dei locali che contribuiranno a dare nuovo slancio a tutte le attività.

Una giornata intera di gran festa e partecipazione dove, tra incontri, dibattiti, iniziative e tanti ospiti, verranno presentate le nuove attività e il nuovo volto della Libreria ad azionariato popolare.

IoCiSto, si candida per essere a Napoli il RIFERIMENTO CULTURALE PER LA PROMOZIONE DEL LIBRO in tutte le sue forme,  valorizzando della città l’orgoglio e l’identità, la capacità di accogliere, l’impegno civile e associazionistico, l’eccellenza e la qualità.

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Apertura della libreria ore 10.00

11.30-12.30 Napoli è un sostantivo plurale

Conversazione sulla città con Maurizio de Giovanni, Paolo Macry, Pietro Treccagnoli a cura di Federica Flocco

13.00-14.00 Aperitivo dell’Associazione A ruota libera

16.00 – 17.30 Facciamoci una risata!

Presentazione del libro “Rido dunque sono” di Rodolfo Matto con Pietro Scurti e Giovanna Marrone.

A seguire rideremo senza motivo con lo Yoga della risata !

18.00-20.00 La festa capovolta

Presentazione inversa del libro “La donna capovolta” di Titti Marrone

Con letture di Marcella Vitiello e Laura Pagliara

20.00-22.00 Il peso della cultura

Premiazione del gioco. In palio 10 kg di libri Old is Gold

Brindisi e torta

I soci di IoCiSto vi guideranno tra gli eventi, i giochi, le nuove attività ed opportunità associative 2019 e, naturalmente, tra i libri!

I PARTNER DELL’EVENTO

Media partner dell’iniziativa:

Identità insorgenti

Web Tv

Road tv

Immaginaria

Collaborazioni e sponsorizzazioni:

Soter arti grafiche

Mazzella vini

A Ruota Libera

Il Nostro

Hotel Cimarosa

LA STORIA DI IoCiSto, LA LIBRERIA DI TUTTI

IoCiSto e’ la prima libreria creata dai cittadini per i cittadini come risposta alla mancanza di luoghi di cultura e di aggregazione.

Una provocazione su facebook è diventata presto incontri, discussioni, studio, progetto. 

Inaugurata il 21 luglio 2014 con con oltre 3000 persone in piazza a festeggiare, in pochi mesi la libreria si è riempita di libri e di un fitto calendario di presentazioni ed eventi.  Oltre 3000 libri presentati, oltre 2000 soci,  tanti progetti di carattere sociale e culturale.

Dopo quasi 5 anni di attività ed iniziative che hanno coinvolto l’intera città, iocisto si rinnova e riapre presentando ai cittadini la nuova offerta per il 2019 e spazi nuovi e rinnovati.

Tra i tanti ospiti e soci della Libreria: Maurizio de Giovanni, Erri De Luca, Nicolo’ Govoni, Aldo Masullo, Giobbe Covatta, Renzo Arbore, Lorenzo Marone, Sandrone Dazieri, jeffrey Deaver, Marina Ripa di Meana, Patrizia Rinaldi, Sarà Bilotti, Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Nando Dalla Chiesa, Antonella Ossorio, Nino Di Matteo, Matteo Bussola e tanti altri.

GENTE CHE CI CREDE – domenica 31 Marzo
Chiosto S. Domenico – NAPOLI dalle 10.00 alle 18.00, ingresso libero

Sarà una grande festa per noi tutti, per i produttori e i nostri clienti che ci sostengono e che danno senso al nostro lavoro. Sarà una domenica per incontrarci e nello stesso tempo un evento legato al tema della legalità e di tutti quei comportamenti virtuosi di chi, scegliendo la strada più etica, può aiutare l’ambiente e la società intera. 

Obiettivo dell’evento:
Parlare alla comunità di persone “là fuori” che ha a cuore quello che abbiamo a cuore noi, la cura dell’ambiente, l’alimentazione sostenibile, il giusto compenso per gli agricoltori o più semplicemente sente il desiderio di nutrirsi bene e di provare prodotti buoni.
La nostra sfida è aggregare a Napoli circa 3000 clienti tra nuovi e quelli già consolidati che credono in questi valori e coinvolgerli in un momento di festa e di divertimento per festeggiare NaturaSì.
Racconteremo l’azienda, creeremo nuove relazioni attraverso musica, esperienze emozionali e sensoriali anche per bambini.

COSA SI TROVERA’:
– biomercato stand con vendita e degustazione con presenza di produttori locali

 – area experience: 

  • isola sostenibilità:  sistema acqua e sistema sfusi
  • laboratori sensoriali per bimbi – attivi tutta la giornata: i laboratori saranno a cura de L’Officina del Cuore
  • “storie di un faunista” a cura di Fabio Dartora – Responsabile progetto biodiversità dell’azienda agricola S.Michele (vedi allegato biografie relatori)
  • edicola per divulgazione materiali informativi (buste semi, pieghevoli, cartoline) con ambassador e negozianti.

– area conferenze ed eventi:
Di seguito il programma di massima:

Quelli che si impegnano per l’ambiente e la legalità
11.00 – “Una sana agricoltura per una sana economia” Fabio Brescacin, presidente EcorNaturaSì, apre la giornata con Mariano di Palma di Libera Campania. Modera Toni Mira giornalista di Avvenire.
15.00 – “Insieme sosteniamo l’ambiente e la legalità”
Tavola rotonda con Don Antonio Loffredo, parroco S. Maria della Sanità di Napoli, Antonio Pergolizzi, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente e Giuliano Ciano, presidente Nuova Cooperazione Organizzata – Consorzio di cooperative sociali.
Con la partecipazione di Bernard Dika, giovane Alfiere della Repubblica impegnato nella promozione della cittadinanza attiva tra i giovani. Modera Toni Mira, giornalista di Avvenire.

In chiusura Musica con gli studenti del CPM Music Institute di Milano, guidato dal fondatore della P.F.M. Franco Mussida, curatore della radio NaturaSì.

– mezzi per divulgare l’evento:

  • kit negozio: 4 locandine A3 e 1000 volantini da esporre e consegnare in cassa (in consegna entro mercoledi 20 marzo)
  • radio in store – spot on air dal 23 al 30 marzo
  • newsletter NaturaSì invio mercoledi 20 marzo
  • sito naturasi.it
  • magazine marzo-aprile
  • attività di ufficio stampa
  • facebook e instagram NaturaSì #gentechecicrede
  • Eventbrite per iscriversi all’evento (piattaforma globale per la gestione di esperienze dal vivo che consente di condividere a chiunque l’evento oltre ad essere utilizzato come iscrizione digitale che accelera i tempi). https://www.eventbrite.it/e/registrazione-gente-che-ci-crede-naturasi-a-napoli-58845739190

Per chi non utilizza Eventbrite sarà comunque possibile registrarsi direttamente all’ingresso comunicando nome, cognome e mail, l’ingresso è comunque gratuito, l’iscrizione viene richiesta perchè obbligatoria e per ragioni di sicurezza.

Digital kit
– Vi inviamo la foto di copertina da inserire nelle pagine locali Facebook dei negozi.
– Per dare maggiore divulgazione all’evento vi invitiamo a RI-CONDIVIDERE nelle vostre pagine facebook l’EVENTO ed i POST DI INVITO che verranno pubblicati nei prossimi giorni nella pagina facebook nazionale.
Ecco i link ai primi post:
LA VOSTRA PRESENZA E’ FONDAMENTALE per la buona riuscita dell’evento
Chiediamo la vostra massima collaborazione per la divulgazione ai clienti. L’invito è aperto anche a tutti i vostri amici e parenti, ma teniamo molto alla vostra presenza attiva durante la giornata di festa. Il vostro supporto sarà prezioso per gestire:
accoglienza, registrazione clienti, aiuto ai produttori locali negli stand, presenza presso edicola ambassador.
…Chi meglio di voi può raccontare di NaturaSì e dei suoi prodotti?!

Chiediamo di comunicare la vostra presenza entro venerdi 22 Marzo a elena.magagnotti@ecornaturasi.it
In base alle adesioni ricevute prepareremo un planning che condivideremo con tutti voi.

La sfida per Napoli è arrivare a 3000 presenze! Rimbocchiamoci le maniche dato che siamo GenteCheCiCrede!