Confcommercio, Vernetti presidente «Il Sud di nuovo competitivo »

Dopo anni di commissariamento, il patron della Quick no problem parking è alla guida dell’esecutivo di esercenti. «Abbiamo un team di 26 consiglieri, per me sono tutti Presidenti. La squadra porterà avanti il progetto».

Confcommercio torna a camminare con le proprie gambe e dopo anni di commissariamento si sente aria di rinascita nella città di Napoli. Tra sfide e progetti futuri Massimo Vernetti, già presidente onorario della Quick no Problem Parking e presidente Aipark, al comando dell’associazione dei commercianti – dopo il passaggio di testimone del commissario Giacomo Errico – racconta la storia e il futuro di una realtà che deve proiettarsi verso nuovi scenari diventando sempre più radicata sul territorio e attenta ai bisogni degli imprenditori. I tempi cambiano, le tecnologie danno vita a nuovi modelli di business, un “terremoto”, uno “scissionismo virtuale” che deve mettere tutti sull’attenti e far correre ai ripari.

È stato difficile per lei accettare questo ruolo di grande responsabilità?

Direi che è stata una decisione sofferta, o meglio ancora meditata. Dopo tanti anni di lavoro e di progetti per la città e per la Regione Campania, ti senti chiamato all’ordine. Credi che sia arrivato il momento di dare il tuo contribuito e di far rinascere Confcommercio Napoli, cambiando le carte in tavola. Ora è arrivato il momento di lasciarsi alle spalle il passato buio e di lavorare sodo per creare prospettive migliori. Abbiamo un team veramente importante composto da 26 consiglieri. Io li considero dei presidenti a tutti gli effetti, e io sono il loro coordinatore. Sarà la squadra tutta a portare avanti con energia il progetto Confcommercio, non di certo solo una persona.

In che modo pensa di vincere questa sfida ambiziosa e quali sono i progetti che intende realizzare?

Il primo obiettivo è di spiegare al mondo dell’economia che Confcommercio Napoli non è solo una rete di commercianti e negozi, ma una fetta molto grande che rappresenta il 60% del Pil italiano. La seconda sfida è di aumentare il numero dei soci all’interno dell’associazione, al momento ne contiamo 8mila, ma meritiamo di averne perlomeno il triplo!

Terzo punto del programma?

Confcommercio deve diventare una ‘Casa di formazione’. Vogliamo organizzare dei corsi in grado di creare figure professionali altamente specializzate, rilasciando un attestato che diventi sinonimo di qualità. Per farlo stiamo facendo una indagine per capire quali sono le arti, i mestieri e i lavori più richiesti al momento. È vero che viviamo in un periodo di crisi, ma non si immagina quante richieste di qualifiche abbiamo da parte di imprenditori che non riescono a trovare delle figure professionali. Noi dobbiamo cercare di colmare questo vuoto, i giovani devono tornare a ripopolare Napoli, non dobbiamo lasciare che scappino via dal Sud dove non ci sono prospettive, crearle è il nostro impegno.

I tempi cambiano e le nuove tecnologie si impossessano del mercato. I settori tradizionali devono confrontarsi con nuovi e innovativi modelli di business, come l’e-commerce.

Siamo di fronte ad un terremoto economico in questo Paese, ad uno tsunami epocale che sta creando uno “scissionismo virtuale” delle imprese. Non ce ne stiamo rendendo conto, ma bisogna correre ai ripari per evitare di restare indietro. Come per una situazione di emergenza, è necessario dare vita ad un Osservatorio, ad una unità di crisi, una task force che accenda i riflettori su questo problema. Fare rete e sedersi al tavolo con imprenditori, Confesercenti, Unione Industriali, CNA e tutte le altre componenti per capire come approcciarci ad un mercato figlio del federalismo e del web. Basti pensare all’e-commerce che sta rivoluzionando l’intero sistema competitivo, non si può aspettare che arrivi la disgrazia, il nostro dovere è trovare delle soluzioni.

Sta facendo discutere la proposta di legge sulla chiusura dei negozi nei giorni festivi e sullo stop alle consegne online la domenica, quale è la sua idea?

Sono antitetiche rispetto al bisogno degli acquirenti. Non esiste un consumatore che voglia i negozi chiusi nel weekend. Come è possibile che l’offerta non soddisfi la domanda? Poi tutte queste regole creano confusione, chi scende per fare shopping il fine settimana inizierà a girare a tentoni non sapendo dove andare.

Se dovesse fare una previsione da qui a 10 anni come crede che cambieranno le imprese?

Internet, la digitalizzazione, la logistica e l’ecosostenibilità avranno un ruolo sempre più importante nel futuro, faranno da padrone. Per capire come fronteggiare queste novità bisogna volgere lo sguardo ai Paesi Nord Europei.

In sintesi tre priorità di Confcommercio?

Far capire a tutti il ruolo della Confederazione. Puntare sull’aggregazione tra le parti e creare servizi per i soci, facendo in modo che si sentano protetti nella cattedrale di Confcommercio. Ripartiamo da qui!