Corcione solleva il velo del Cristo di Sanmartino

Il Cristo Svelato, opera innovativa dell’artista partenopeo, è esposta nella Chiesa del Real Monte Manso di Scala, nello stesso palazzo in cui si trova la cappella Sansevero che ospita la scultura di Sanmartino.
«Da ragazzo immaginavo di alzare il velo del celebre Cristo Velato. Da grande ho voluto scolpire la Resurrezione di Cristo. La vita oltre quel velo»

Di Rosaria La Rocca

Una gioventù passata a girovagare tra le stradine e i musei di Napoli. Giuseppe Corcione, artista partenopeo, considera Napoli la sua inesauribile fonte d’ispirazione. Pittore, scultore e designer, anche se a dire il vero, a lui le etichette non piacciono molto, da sempre lavora sulla città di Napoli e sulla sua filosofia di napoletanità. «Come un indagatore munito di una lente di ingrandimento l’ho guardata da vicina. Ho speso tutta la mia vita a osservarla. E oggi, la mia arte è la sintesi di stimoli creativi che continuamente ricevo da lei». Tutte le sue opere sono legate alla filosofia di napoletanità, come lui stesso ci tiene a sottolineare, ma contemporaneamente per ognuna mette in scena un vivace gioco di equilibri. «Mi sento spesso un’artista irriverente – spiega Giuseppe Corcione – perché ogni volta con la mia immaginazione e la mia fantasia mi diverto a scombinare le carte della tradizione». Mosso da questa spinta Giuseppe Corcione arriva a pensare di far risorgere con il suo Cristo Svelato, proprio il famoso Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino conservato nella cappella Sansevero. La sua curiosità, un altro ingrediente che lui reputa fondamentale per la sua ricerca artistica, ha suscitato in lui una domanda: cosa c’è sotto quel velo?

È attorno a questa domanda che Giuseppe Corcione ha provato ad “alzarlo”. «Non ho trovato la morte – come lui stesso dichiara – bensì la vita. Con questa opera la mia dimensione di artista, nonché di uomo si è incrociata con quella spirituale e alla fine ho trovato il Cristo Risorto». È una celebrazione della Resurrezione di Cristo che viene sottolineata anche dalla sua collocazione. Il Cristo Svelato è esposto nella Chiesa del Real Monte Manso di Scala al terzo piano dello stesso palazzo in cui è ubicata la cappella Sansevero. «Quando ho preso lo studio nella chiesa Real Monte Manso di Scala e ho scoperto questa perfetta corrispondenza architettonica, ho avuto un’illuminazione: ecco l’ascesa di Cristo che da giù sale sopra! Il Cristo Velato e il Cristo Svelato sarebbero diventati un tutto uno». L’estro creativo e visionario ha fatto, quindi, maturare in Giuseppe Corcione la necessità di toccare con le sue mani di artista la tradizione, proiettandola con rispetto verso la strada dell’innovazione.

L’Ottava Misericordia riassume questa sua ambizione. Installata in maniera permanente al Pio Monte della Misericordia accanto alle Sette Opere di Misericordia del Caravaggio è un’opera che favorisce l’inclusione a quanti non possono fruire dell’arte. È il primo bassorilievo tattile esposto in un museo napoletano. «Crea una condizione di pari opportunità – aggiunge Giuseppe Corcione – nel mondo dell’arte. E in tal senso l’Ottava Misericordia potrebbe guidare il Pio Monte della Misericordia in una dimensione di museo all’avanguardia». Ponendosi in dialogo con la congregazione del Pio Monte e Caravaggio uno dei più grandi esponenti della pittura italiana del Seicento, Giuseppe Corcione aggiunge una nuova opera alle sette opere di misericordia descritte nel Vangelo e manipolando le ombre e le luci caravaggesche accompagna le persone non vendenti verso il cammino della conoscenza. È un dono che l’arista fa alla nostra società. «Un gesto di grande civiltà e – come lui stesso ribadisce- un atto curativo nei confronti di chi potrebbe sentirsi escluso alla partecipazione della vita. In questo lavoro mi ha accompagnato la frase dello scrittore Alejandro Jodorowsky che racchiude perfettamente il significato della mia arte: la finalità dell’arte è curare. Se l’arte non fa guarire, non è vera arte». Un’opportunità per migliorare sia noi e sia quella città che ha favorito la maturazione della sua riflessione artistica. Questo è un altro punto nevralgico della sua arte e muoversi in questa direzione gli è stato possibile anche grazie l’appoggio riconosciuto dalle istituzioni locali. Consapevole di operare in una Napoli che per il suo trascorso storico e artistico appare ancora fortemente conservatrice, Giuseppe Corcione ha individuato un’inversione di tendenza. Nonostante vi sia ancora qualche remora nei confronti delle novità, l’artista nota che il territorio napoletano inizia a mostrare un’apertura verso il nuovo. In questo scenario qual è la promessa che ci fa Giuseppe Corcione?
«Continuare a giocare con i simboli della napoletanità, muovendoli con i miei strumenti di artista al rinnovamento, conversando sempre la semplicità nel raccontare la mia tradizione».