La Lupa mannara di Posillipo

Di Deborah Cannas

Nacque a Roma nel 1921, il suo nome era Jolanda Pascucci, ciò che vi racconterò non è un mito ma  una storia vera che trova traccia in vecchi articoli di giornale e in tanti racconti che ancora oggi possiamo ascoltare tra i Posillipini.  

‘Licantropia’, questo fu l’appellativo dato alla malattia della giovane ragazza che a soli 12 anni già si contorceva dai dolori, emettendo ululati spaventosi, cambiava addirittura colore della pelle e apriva così tanto i bulbi oculari che diventava davvero un essere terrificante. 

La famiglia mise tutto a tacere nascondendo la giovane Jolanda tra le mura domestiche, le cure somministrate, infatti, potevano dare esiti positivi solo per brevi periodi. La ragazza riuscì però a sposarsi e a fare due figli ma terrorizzata dal fatto che potesse far loro del male fuggì nella notte e si trasferì negli antri di Posillipo secondo indicazione di Virgilio Mago, per curarsi lì con il suo magico specchio d’acqua. Ma nemmeno questo bastò.. 

Così una notte di dicembre di luna piena si trasformò in quella creatura spaventosa: occhi sgranati,  il corpo in preda alle atroci sofferenze e gli ululati terribili. Fu catturata  dalla polizia  fuori un’antica osteria napoletana e rinchiusa nell’ospedale degli incurabili, dove venne legata e sedata. 

Ma nemmeno questo la fermò, riuscì comunque a fuggire, proprio nella notte del 24 dicembre del 1944. Quella fu una notte veramente magica per la zona di Posillipo, si narra infatti che l’ululato della lupa si unì al dolce canto delle sirene come se ne fossero reciprocamente attratte. Fu così che i mondi della terra e del mare furono uniti in un solo dolce suono che creò una musica eterea e ipnotica. 

La lupa si trovava sugli scogli, ululava al mare e le sirene uscirono dall’acqua per ricambiare il saluto, belle e luminose. La musica salì nel cielo e di lì a poco iniziarono a cadere flebili fiocchi di neve che mano a mano aumentarono di forza fino a ricoprire tutta la collina di Posillipo, donando gioia e stupore a tutti i bambini. 

In quella magica notte, la fortuna baciò un giovane pescatore che rientrava dopo una battuta di pesca. Mario oggi ha 90 anni e d quella sera ha ricordi ancora nitidi.  

Signurina ca’ vaggia dirè? a’ lupà era là, 
e’ sirenè eranò a’ sua cornicèa’ museca ha iniziàt a suonàr 
e dachillu mument nun ha cchiu‘ smessò e’ nevicarè
ognì vota ca’ a Napule cadè nu’ fioccò e’ nevè 
o’core mié si scaldà e pensà a Jolandà, lei é náta vota vivà tra noì
e’ sirenè a’ notta e’ Natalè c’hannò fatto nu’ donò grandèl’immortalìtà
e lei su Napule ppe sempe veglièrá
assièm a Virgiliò, assièm o’ monacièll e a tutta a’ nostrà magià
Napule é terrà magicà parolà mià! 

Signorina che vi devo dire, la lupa era là,
le sirene erano la sua cornice, la musica ha iniziato a suonare
e da quel momento non ha più smesso di nevicare,
ogni volta che a Napoli cade un fiocco di neve
il mio cuore si scalda e pensa a Jolanda, lei è un’altra volta viva tra noi,
le sirene la notte di natale ci hanno fatto un grande dono: l’immortalità
e lei su Napoli per sempre veglierà
insieme a Virgilio, insieme al monaciello e a tutta la nostra magia,
Napoli è terra magica parola mia !