Anche Cisco sceglie Napoli, qui una Silicon Valley d’Italia?

La multinazionale specializzata nelle telecomunicazioni ha inaugurato la sua Academy al polo universitario della Federico II a San Giovanni a Teduccio 
La Digital Trasformation Lab formerà giovani talenti nel digitale. 
«Noi investiamo sul capitale umano»

Di Adriana Schiavo

Lo aveva annunciato il ceo di Cisco in persona, Chuck Robbins appena un anno fa, proprio qui, al Polo Universitario della Federico II di San Giovanni a Teduccio. Un’ Academy Cisco a Napoli.  La multinazionale americana specializzata nella fornitura di apparati di networking sceglie la città all’ombra del Vesuvio per formare giovani talenti nelle telecomunicazioni. 

«Il nostro investimento è sul capitale umano perché non importa quanta tecnologia abbiamo, per poter affrontare l’attuale evoluzione tecnologica abbiamo bisogno non solo di persone ma di persone competenti» aveva ribadito il numero uno della Cisco in un auditorium  gremito di giovani. E la promessa è stata mantenuta. Ora, dieci mesi dopo, nasce la Digital Transformation Lab in partnership con l’Università Federico II di Napoli. 

La quarta Academy dopo quelle di Deloitte, Ferrovie dello Stato e della Apple, altro colosso a stelle e strisce che aveva “morsicato” l’opportunità di creare qui un hub d’innovazione. 

E non si tratta di un paradosso se si è scelto il complesso universitario di San Giovanni per farlo. Periferia est di Napoli, un territorio per troppi anni dimenticato, rinasce dalle ceneri di quella che era stata l’ex fabbrica della Cirio con laboratori 3.0 per formare le competenze del futuro. 

In quelle lamiere abbandonate, nel 2015 scommette la Federico II aprendo lì un polo universitario avveniristico di alta formazione che vanta persino un auditorium a tecnologia tridimensionale. Una sorta di riscatto e una scommessa che si rivela vinta se ben due multinazionali d’oltreoceano guardano con interesse proprio questa realtà in divenire.  

«Vogliamo imparare e capire come gli studenti immaginano attraverso le nostre tecnologie servizi nuovi per i cittadini e le imprese e come costruire un modello di leadership che utilizzi la tecnologia per sostenere la crescita di questo meraviglioso Paese e di questa regione» così Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia, al taglio del nastro del Digital Trasformation Lab.  

Così dal fordismo all’industria 4.0 il passo è breve e in quelle ciminiere dimenticate oggi si fanno spazio i leader tecnologici mondiali come Cisco che ha trasformato il modo in cui le persone si connettono, comunicano e collaborano tra loro. Fondata nel 1984, da oltre 30 anni, con i suoi 70 mila dipendenti e un fatturato globale di 49,6 miliardi di dollari, Cisco è al centro dell’evoluzione delle tecnologie di rete.   

Dall’industria pesante all’industria pensante, qui dove il passato si intreccia con il futuro, sarà erogato un percorso di formazione unico nel suo genere, il Cisco Digital Ready Networking Bootcamp, in cui acquisiranno gli skills necessari i professionisti capaci di guidare il cambiamento delle aziende verso l’innovazione digitale. Giovani che studieranno in modo approfondito le tecnologie di rete ma saranno anche in grado di sviluppare applicazioni innovative che interagiscano con esse in modo sicuro e che offrano servizi utili per le imprese e le pubbliche amministrazioni. Innovazione, insomma, ma anche creatività. 

Il corso, che ha la durata di sei mesi, prevede formazione in aula e una fase di project work, dedicata a sviluppare prototipi di nuove soluzioni digitali. Il laboratorio è uno spazio fisico dove gli studenti potranno partecipare ai corsi aziendali, entrando in connessione con gli innovation Cisco center disseminati nel mondo. Uno spazio che però è anche aperto alle startup e alle imprese del territorio, per alimentare il networking in tutto il sistema imprenditoriale. L’obiettivo, infatti, è non solo diffondere le competenze digitali ma anche creare maggiori opportunità di occupazione e contribuire alla crescita del territorio.  

«L’idea era quella di creare uno spazio open in grado di rispondere dinamicamente alle esigenze del territorio e degli studenti – sottolinea Giorgio Ventre, direttore del Dipartimento di Ingegneri elettrica delle tecnologie dell’informazione della Federico II – . La connessione tra le varie realtà è fondamentale perché qui si affrontano temi attuali legati alle tecnologie delle reti, all’internet delle cose o alla cyber security».  

E a chi si domandasse perché proprio Napoli Santoni non ha dubbi «Conosciamo bene Napoli e qui ci sono i talenti. La nostra visione di sviluppo è allineata a quella portata avanti dalla Federico II e dalla Campania. Noi vogliamo dare il nostro contributo in questo cammino di innovazione».  

Questo nuovo percorso nasce proprio a Napoli, e a voler citare il The Guardian, che sia questo un altro passo per fare di Partenope la Silicon Valley italiana?