Maria Giovanna Paone: «Il futuro di casa Kiton? È rosa»

Donna manager, il vice-presidente e amministratore delegato della maison sartoriale napoletana, negli ultimi dieci anni ha costruito una divisione donna che vale il 10% del fatturato ed è in continua crescita. «Vesto le imprenditrici chic del terzo millennio».

Di Francesca Saccenti

Da piccola gironzolava per i magazzini dell’azienda di famiglia. Lì, nella fabbrica nata nel 1968 alle porte di Napoli, ad Arzano, le stoffe e i vestiti erano solo un miraggio, un sogno che poi con grandi sacrifici sarebbe diventato la sua vita.  

Classe 1967, Maria Giovanna Paone, figlia del patron di Kiton,Ciro Paone, è una donna con i pantaloni, quella che nella tradizione classica era definita “virago” per le doti di tenacia e coraggio. Diplomata in Ragioneria, oggi vice-presidente e amministratore delegato a fianco del cugino, Totò De Matteis, di strada ne ha fatta nel mondo dell’impresa sartoriale italiana.  

Ma il suo non è stato un percorso in discesa. Il primo obiettivo? Convincere il padre che immaginava per lei un avvenire diverso, di insegnante e madre. Il secondo, invece, è stato imparare l’inglese studiando all’estero e soprattutto dimostrare di avere le capacità per raggiungere la vetta.  

Una sfida superata con successo all’interno dell’azienda napoletana, simbolo del made in Italy il cui nome deriva da una tunica di origine greca (il chitone), che da sempre si fonda sulla qualità. Con un fatturato di 123 milioni nel 2017, 850 dipendenti in tutto il mondo, 450 dei quali a Napoli e 33 negozi monomarca, l’impresa di Arzano continua a crescere dando vita alla linea donna sinonimo di eleganza e bellezza. 

 

Da bambina girava per la fabbrica di famiglia, quale è il ricordo che porta con sé? 

Più che ricordi sono flash, istantanee che ho di quando ero molto piccola. L’immagine del magazzino dei capi terminati racconta la mia storia, un mondo prima fatto di giochi d’infanzia e poi con il tempo diventato il lavoro che amo. 

 

Suo padre la voleva maestra di scuola e mamma, ma il suo animo da ribelle è uscito fuori con l’età? 

Alla fine degli anni Ottanta si pensava che il lavoro dell’insegnante fosse quello più adatto ad una donna, perché ti permetteva di essere presente in famiglia. Nonostante l’amore per i bambini, non era il mio sogno, non mi apparteneva. Volevo un lavoro che mi piacesse e per fortuna il mondo della moda era lì a portata di mano. 

 

Non è stata però una passeggiata, come è riuscita a convincerlo? 

Per una donna è sempre stato più difficile raggiungere i vertici e riuscire a conciliare la figura di manager con quella di madre. Gestire la sfera lavorativa e quella privata richiede tanti sacrifici e tanta organizzazione, ma alla fine la tenacia mi ha premiato e mio padre ha accettato le mie scelte. 

 

Viviamo in una società maschilista? 

L’Italia è ancora un Paese che si trova indietro rispetto ad altre realtà europee e oltreoceano. Per fortuna però qualcosa sta cambiando, si sta evolvendo. Noi abbiamo ancora l’immagine stampata del macho, del maschio latino che porta i pantaloni, un’idea molto retrò. La figura femminile ha invece numerose virtù: è abituata a concentrarsi, a mettere passione in quello che fa e soprattutto a essere umile. Ma per fare carriera deve sudare di più. 

 

Se dovesse sintetizzare la filosofia della sua azienda cosa direbbe? 

C’è un leitmotiv che rappresenta il pensiero di Kiton che recita:Il meglio del meglio più uno’. È un imperativo categorico per noi: non fermarsi mai, andare sempre avanti.  

 

In che modo? 

Noi non accettiamo i compromessi a discapito della qualità che è il nostro punto fermo. Mio padre portava avanti questa mission, adesso tocca a noi e in futuro alle nuove generazioni mantenere questi ideali che hanno consolidato la nostra fama in tutto il mondo. Non è semplice, ma il nostro impegno lo rende possibile. 

 

Quale ritiene sia stato ed è il segreto del suo successo? 

La passione. Credo che non sia facile amare profondamente, quando sei disposta a farlo dedichi la tua vita per raggiungere degli obiettivi, per rafforzare dei legami,  i sacrifici pesano di meno. 

 

Progetti futuri? 

Vogliamo lanciare la linea donna che è sempre stata una costola dell’uomo, la nostra ambizione è quella di farla crescere sempre. Nell’ultimo anno i risultati sono stati importanti, abbiamo avuto un incremento del 20%, ora dobbiamo spingerci sempre di più. La nostra donna rappresenta l’evoluzione sociale, è emancipata, un’imprenditrice chic che conosce le proprie potenzialità e non ha paura di mostrarsi. È moderna e preziosa.