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Di Alessandro Savoia

A colloquio con il regista Mario Martone sulla pellicola in uscita il 20 dicembre nelle sale italiane, presentato al Festival del Cinema di Venezia.

Scienza e fede. Arcaismo e progresso. Capri – Revolution di Mario Martone è una grande metafora del mondo, della vita. Si interroga su individualismi e collettività, sulla necessità di confronto, di crescita. Narra la storia di Lucia (Marianna Fontana), una giovane pastorella di Capri, analfabeta, che vive con i fratelli (Gianluca Di Gennaro Eduardo Scarpetta) e la madre (Donatella Finocchiaro). Pascolando si imbatte in una comune di intellettuali stanziata sull’isola, li spia mentre prendono il sole nudi, mentre ballano, ne rimane incuriosita. Il gruppo è guidato da Seybue (Reinout Scholten van Aschat), un pittore, un uomo spirituale. I due entrano in contatto, lei ne resta affascinata e lascia la casa per proseguire il suo percorso con lui. Nella vicenda irrompe un dottore (Antonio Folletto), un ragazzo forte delle sue convinzioni, ma pronto a confrontarsi con il prossimo. Fino a che la guerra non travolge l’Italia. 

Da dove ha tratto ispirazione per quest’opera?  

Mi sono imbattuto in questa storia per caso, vedendo i quadri di Karl Diefenbach nella certosa di Capri. La sua vita mi ha immediatamente colpito e non sapevo che all’inizio del ‘900 ci fossero comuni che anticipavano quello che sarebbe accaduto negli anni ’60 -‘70. Immediato è stato il cortocircuito temporale con vicende successive, con Joseph Beuys che aveva creato un’installazione sull’isola, Capri Batterie (titolo originario del film, ndr), dove l’arte non era questione estetica ma mezzo per immaginare un diverso modo di rapporto tra le persone, un fatto politico. 

Capri – Revolution chiude la trilogia sull’Italia del passato, da Noi credevamo (2010) sul Risorgimento, a Il giovane favoloso (2014) su Leopardi…  

Non ho immaginato questi tre film all’origine, uno è nato dall’altro. Che Leopardi potesse essere oggi una voce importante l’ho capito mentre facevamo Noi credevamo, allo stesso modo i temi di progresso e natura, quelli di Capri – Revolution, si sono manifestati durante la lavorazione de Il giovane favoloso. Poi sì, è lampante, i protagonisti sono sempre ribelli, giovani, perché a muovermi è sempre il desiderio di raccontare un’Italia che non è domata, che sente la spinta a cambiare, a interrogarsi sui temi, sul rapporto tra collettività e individualità. 

Poi la figura femminile torna centrale nel suo film dai tempi de L’amore molesto. 

Sì, anche se le donne sono state sempre presenti, e fondamentali, in tutti i miei film. Questa è la parabola di una ragazza e il suo confronto con questi mondi maschili, che attraversa e di cui si imbeve, riuscendo però poi a superarli. Lucia porta con sé l’umano, la capacità di relazionarsi, e credo sia importante in un contesto come quello di oggi, dove ogni idea cerca di essere imposta con l’arroganza e senza alcun confronto costruttivo. 

Una pellicola che manda in estasi la vista. Le inquadrature ricordano quadri: quando i protagonisti sono a tavola sembra di vedere Van Gogh, le sinuose scene di danza riportano alla mente Matisse 

Non è la ricostruzione reale di Diefenbach, ma una figura nuova, con la pittura che viene lasciata alle spalle perché volevo concentrarmi su questo concetto di arte che si relaziona fortemente alle persone. E per questo lo spirito collettivo della danza era fondamentale, con le coreografie di Raffaella Giordano. 

Le musiche ipnotiche di Sasha Ring ne amplificano la potenza  

Ho chiesto a lui e a Philipp Thimm di essere nel film, creando musiche acustiche che questi artisti non musicisti avrebbero suonato nel film. Gli strumenti che sono suonati sono quelli della tradizione mediterranea, altri sono stati costruiti appositamente, creando questa fascinosa mescolanza tra musica acustica ed elettronica. 

Il volto della Fontana riempie lo schermo, notevoli i cambi di registro di Folletto, la mimica di Di Gennaro da potenza al suo personaggio, molto convincente Scholten van Aschat. 

Questo film mette in contrasto mondi e visioni diverse, il mondo contadino di Lucia, la scienza del medico, la comune del performer. L’isola è il mondo, la metafora del mondo. Il mondo è un’isola. E l’unica cosa possibile è confrontarsi. 

 

Nonostante sia ambientato oltre 50 anni fa, il film contiene un messaggio molto attuale  

L’isola è a la metafora del mondo, si scopre che l’unica cosa possibile è confrontarsi. Il confronto è necessario, mentre oggi viviamo in un tempo in cui tutto va chiuso e improntato su una visione in cui l’odio e la paura fanno da collante.  

Prodotto da Indigo e Rai CinemaCapri – Revolution sarà nelle sale dal 20 dicembre con 01 Distribution.

©Ufficio stampa Fosforo

Immerso in un’atmosfera calda e accogliente illuminata da luci soffuse; addobbato in rosso Natale con patterns scozzesi su tende, sedute e tavole; profumato con proposte gastronomiche in cui convivevano in assoluta armonia il pane e tutte le sue declinazioni salate con cookies al cioccolato, fette biscottate spalmate con veli di marmellate per ogni palato; servito con drink a base di analcolici alla frutta, spritz o infusi caldi e ricercati provenienti dall’angolo del tè, cannella o black. Intrattenuto dalle Go Sisters, coro di voci femminili guidati dalla vocal coach Raffaella Carotenuto con un repertorio natalizio che spaziava dal gospel a brani più moderni. Questo e tanto altro è stato il Baker’s Christmas Party che si è tenuto ieri in via Imbriani e ideato da Alessandro Porzio e Patrizia di Gennaro quale occasione allegra e colorata per scambiarsi gli auguri di Natale. Ma in realtà è stato molto di più, e chi ha partecipato lo sa. Una dimostrazione in real time di tutto quello che 16 Libbre quotidianamente offre ai suoi ospiti: pane caldo di forno; tea time; aperitivo, pasti, cibo à porter. Gli ospiti hanno inoltre trovato idee regalo in speciali confezioni da mettere sotto l’albero. In mood natalizio anche gli outfit della “padrona di casa”, di hostess e coordinatrici dell’evento Mila Gambardella e Cristiana Giordano, firmati Blunauta, con cui nel tempo si è consolidata un’amichevole collaborazione. Accolti da un albero con decorazioni natalizie bread-made gli ospiti tra cui Irene Iacovelli, Patti Scorselli, Barara Mustilli, Valentina Visconti, Emanuela Spiezia, Paolo Aruta e Gloria d’Avino, Silvia Falanga, Giorgia Della Morte, Valeria Chianese, Gigliola Pacifico, Luciana Fiorillo, Rosalba Ruggiero, Clelia Gambardella, Paola De Simone, Pina Gagliardi, Sabrina De Luca, Paola Greco, Claudia Catapano, Anna Paola Palumbo, Michele d’Urso, Carmine d’Ippolito, Cristiano Savoia, Rosy Guida, Giordana de Cesare, Carolina Perreca. L’evento è proseguito fino a tardi trasformandosi in un vero happening in cui le persone si sono scatenate cantando e ballando sulle note di pezzi natalizi cult come Santa Claus is coming to town, White Christmas, Jingle Bells, Silent Night, All I Want for Christmas, Halleluja, Joyful Joyful, Oh Happy Day.

Di Lorenzo Crea

Un’Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita e anagraficamente vecchia. Il 52° Rapporto Censis parla di ‘sovranismo psichico’ e delinea il ritratto di un Paese in declino, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita. Un Paese in cerca di sicurezze che non trova stabilità, crescita, soprattutto futuro. «Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive» sintetizza il Censis.  

Gli italiani sono profondamente delusi e oltre la metà di essi afferma che non è vero che le cose siano cambiate sul serio. E adesso è scattata la caccia al capro espiatorio: dopo il rancore, è la cattiveria che diventa la leva cinica di un presunto riscatto. 

Ecco, mi fermerei su questo punto e proverei una analisi su queste parole chiave: cattiveria e rancore. Voi direte cosa c’entra questo con i temi di cui vi parlo di solito, ma il nesso è evidente.
La società e gli eventi intesi come ogni fatto e accadimento, non solo quindi le feste e le manifestazioni, non sono altro che un insieme di persone. 

E sinceramente trovo molto aderente alla realtà l’analisi del Censis, che non a caso è il principale centro studi italiano. 

C’è, effettivamente, una crescita preoccupante del livello di rancore e di nervosismo nelle persone. Ed è trasversale alle classi sociali questo fenomeno.
Ci siamo semplicemente incattiviti.
Il fatto che tutto cambi per non cambiare poi nulla davvero, la crescita economica al palo, il Sud che fa sempre più fatica a emergere e le diseguaglianze non ridotte portano tutti (nessuno escluso) a riversare sugli altri la propria preoccupazione, la propria rabbia, le proprie ansie.
Basta buttare uno sguardo ai nostri social network per capire che sono sempre meno i post scritti ‘per’ e aumentano considerevolmente quelli  ‘contro’.
Su qualsiasi accadimento c’è sempre la corsa al capro espiatorio, anche questo dice il Censis, quasi come se una volta individuato il nemico, le nostre coscienze potessero pulirsi d’un tratto.
Viene meno quella che si definisce “coscienza collettiva” e si fa spazio un egoismo e, insieme, una invidia sociale verso tutto ciò che emerge. Verso le persone, soprattutto.
Ormai la corsa non è fare meglio degli altri, ma sperare che chi sta davanti a noi possa crollare o avere un incidente di percorso, nella speranza anzi nella illusione di prenderne il posto. 

Nulla di più sbagliato. Siamo sul finire di questo 2018 che ha indubbiamente segnato la vita di questo Paese. Politicamente e non solo (penso al crollo del Ponte Morandi a Genova). In genere a fine anno si fanno bilanci e si stila la lista delle buone intenzioni.
Io mi fermerei a un auspicio, quello di lavorare insieme (ciascuno nei propri ambiti) a una società del garbo e della gentilezza che recuperi il valore delle persone e dia il giusto peso alle cose.
E ciò che auguro a me stesso ed è credo, ciò che dobbiamo provare a fare per i nostri figli e per i più piccoli. Auguri a tutti noi.

Di Diana Arcamone

Spesso il Natale non rappresenta un momento felice ma, al contrario, c’è il rischio che gli incontri, a volte non molto graditi con i parenti, il ricordo di chi non c’è più, il senso di solitudine che si fa più forte, o i bilanci sulla propria vita tipici di fine anno, trasformino questa festa in un tripudio di malinconia, rimpianti e insoddisfazione. Cosa possiamo fare per trasformare il Natale in un’occasione per sentirci più felici? Sicuramente allenarci a essere più positivi e vedere il bicchiere mezzo pieno. 

Ma siamo proprio sicuri che il nostro bicchiere sia mezzo pieno e non, piuttosto, troppo pieno? Siamo sommersi di oggetti, di vestiti, di cibo, ma non ci accorgiamo più della loro presenza, desiderando solo le cose che ci mancano. Non sappiamo più godere delle piccole cose ricorrendo quelle grandiose, e sentendoci spesso inadeguati o “non abbastanza”. Ci abituiamo a tutto quello che un tempo ci ha reso felici: al benessere, al partner, alla nuova casa, alla vacanza. Dopo un po’ tutto sa di scontato, persino la nostra salute. Prova ad immaginare se, per un qualunque motivo, tu non potessi bere neanche un sorso d’acqua per un’intera giornata. Cosa proveresti? Solo quando perdiamo qualcosa ne riscopriamo il vero valore! Per molti esseri umani l’acqua è un bene di lusso, ma a noi ci lascia del tutto indifferenti mentre la vediamo scorrere dai rubinetti. Cogliamo l’occasione di queste feste per ringraziare per la casa che ci accoglie ogni sera, per il letto dove riposiamo, della presenza dei nostri cari, del cibo che è sulle nostre tavole, per un tramonto o un cielo stellato. Possiamo cominciare con lo stilare una lista di tutte le cose belle che ci sono capitate quest’anno. Accorgersi di avere molto di più di quello che è necessario per essere felici, e che quello che si desidera vale molto meno di quello che si ha, è il regalo migliore che possiamo fare a noi stessi! Ringraziamo anche le esperienze che ci hanno fatto soffrire ma che ci hanno fatto crescere, capire e diventare quello che siamo, perché è da loro che abbiano ricevuto un insegnamento prezioso.  

Lo psicologo E. Emmons, in base alle sue ricerche, sostiene che la gratitudine smorza l’attaccamento alle cose, riduce il rimpianto attraverso il recupero di ricordi autobiografici positivi, elimina l’invidia che nasce dal continuo confrontarsi con gli altri, migliorando così le relazioni sociali. Insomma, se vuoi essere felice a Natale, metti sotto l’albero una buona dose di gratitudine, “perché un cuore contento, il ciel l’aiuta!” 

Di Gabriella Giglio

Care lettrici, cari lettori,  

ci siamo: anche quest’anno è arrivato il Natale, con tutte le sue tradizioni. 

Sono settimane che i panettoni in vendita e le vetrine dei negozi ci richiamano, come le sirene di Ulisse. E anche noi rischiamo di perderci tra le mille suggestioni esotiche che ci vengono annualmente proposte.   

«Tu quest’anno come lo fai l’albero? Pensavo tutto rosa» oppure «Non vorrei preparare il solito Cenone, vorrei qualcosa di originale». 

Frasi del genere, che faranno rigirare nelle tombe schiere di artigiani presepai e di Monsù borbonici, cominciano a circolare dai primi di novembre, subito dopo la festa di Ognissanti. 

Ma la parola d’ordine è tradizione. Dagli addobbi agli auguri, arrivando ai piatti da preparare, seguiamo i dettami della tradizione.  

E la creatività, l’essere al passo con i tempi dove li mettiamo? mi chiederete voi. 

Ognuno saprà dare un tocco personale nella realizzazione di un addobbo nel rispetto degli usi natalizi. E la tecnologia ci aiuterà a raggiungere più velocemente e meglio i nostri cari per gli auguri. A proposito, gli auguri, anche graziosi, inviati in massa ai contatti in rubrica non sono molto graditi. Meglio una semplice frase personalizzata. Ci vorrà un po’ più di tempo, certo, ma lasceremo di noi un ricordo migliore. 

Per la casa, è bene che ci sia un tocco natalizio a renderla più accogliente. Il rosso è una certezza, come il verde. Dai paesi del nord, è arrivato il sempre elegante bianco. Con l’oro e l’argento non si sbaglia mai. Tutti gli altri colori non fanno Natale. 

Dobbiamo stupire con la nostra personalità e l’intensità del nostro calore umano, più che con la stravaganza dei decori. 

Stessa cosa dicasi per i menù delle festività. Non cediamo alla tentazione di proporre piatti nuovi, mandando prematuramente in pensione spaghetti a vongole e timballi di tagliatelle, protagonisti indiscussi dei sogni dei commensali. Insieme alle pietanze ci priveremmo dei proverbiali commenti e aneddoti, che puntualmente un parente ripropone, ricordando fatti e affetti. 

Talvolta, partecipare alle riunioni non ci entusiasma. È buona regola mostrarsi pazienti e porsi con garbo. In fondo molto spesso queste occasioni si rivelano gradevoli. 

Inoltre attenzione: ogni Paese o popolo ha le sue abitudini, consideriamo il caso avessimo ospiti stranieri.   

Comunque, il Natale è la nascita di Gesù Bambino, non dimentichiamolo. Il Figlio di Dio che nasce “al freddo e al gelo” per portarci la Pace. Accogliamolo, preparando innanzitutto il nostro intimo. 

E allora Auguri di un Santo e appetitoso Natale a tutti!

Il Natale è arrivato da Pcare, il centro per il benessere della mamma e della donna più in generale, e ha portato con sé tante proposte in tema dando vita ad un’occasione speciale e di condivisione. In tante amiche e pazienti hanno partecipato all’evento IN CHRISTMAS WE PCARE ieri per un open day dedicato all’informazione e ad un momento di scambi di auguri in una dimensione di festa. Frequentatrici del centro, amiche, ma anche persone incuriosite e arrivate qui per conoscere da vicino il mondo Pcare hanno così trascorso del tempo piacevole in un clima natalizio accolti dalle “padrone di casa” Carolina Pignata e Melania d’Elia. Erano presenti e disponibili per un colloquio diretto i medici del centro Imma d’Elia, Ennio Menghi e Lorenza Iride. Maestoso spiccava tra i vari addobbi con luci e candele, l’albero di Natale addobbato per questa edizione 2018 con speciali palline-cadeaux: all’interno erano contenuti dei particolari pacchetti su misura destinati a diversi possibili destinatari; quello per la neo mamma, Kids care o Baby care con percorsi mirati per bambini di diverse età; Elisir d’Oriente per chi abbraccia ambiti della medicina orientale; ma anche proposte per vari profili come Senior Gift per le più adulte o My Men per un target maschile. Non solo healthy gifts a celebrare il Natale ma anche la partecipazione amichevole di Nicoletta De Marco di Carboncino Baby presente con alcune idee regalo prêt-à-porter, baby cloths e completini handmade nelle tonalità più calde e natalizie. Idee originali e handmade anche per @detsmyworld tra calendari da colorare, tele e angeli di stoffa provenienti fantastico “mondo” creativo di Deborah Esposito Treumann.

Gli ospiti hanno assaggiato il light buffet a base di proposte bio a cura di Terra Mia con drink naturali. Tra i presenti, Gloria D’Avino, Flavia Palombo, Chiara Minoia, Maria Francesca Lauro, Claudia Catapano, Valeria Chianese, Luciana Fiorillo, Ouiza Nocilla, Rossella Rizzo, Gabriella de Georgio, Rosanna D’Amore, Silvia Alonci, Flavia Rossano.

Da oggi, anche Piazza San Pasquale avrà una piccola installazione natalizia grazie alla collaborazione della Prima Municipalità, di Chiaia District Confcommercio, Pecorella Marmi e Flower .

Con quest’azione sinergica, si è riusciti a creare un’atmosfera natalizia anche a Piazza San Pasquale. Pecorella Marmi, ha voluto donare a Chiaia “pacchi regalo “in marmo colorato che Flower ha magistralmente adornato in tema natalizio! Fondamentale la collaborazione della Prima Municipalità con Francesco de Giovanni e Iris Savastano che hanno coordinato le varie fasi.

L’installazione sarà montata su una zona della piazza adottata da alcune imprenditrici del quartiere Chiaia , Carla della Corte , Roberta Bacarelli, Claudia Catapano e Paola Greco che stanno cercando di rivalutare l’area e di ridare fruibilità al quartiere. L’allestimento rimarrà per tutto il periodo natalizio e sarà smontato dopo l’Epifania. Si ringraziano tutti quelli che hanno reso possibile tale risultato e vi aspettiamo oggi alle 17 a piazza San Pasquale per un brindisi.

 

Di Gianluca Balestrieri

Arriva Natale, festa religiosa ma anche momento di gioia, regali e… dolci soprattutto. Ed è appunto di un dolce, che oggi vi voglio raccontare, immancabile sulle tavole napoletane, signori e signore sto parlando di sua maestà lo Struffolo  

Gli struffoli sono dei tipici dolci della gastronomia meridionale, principalmente della cucina napoletana. Si tratta di golose palline, piccoli pezzettini di pasta, a base di farina, uova, burro e liquore all’anice, prima fritti in abbondante olio, poi caramellati nel miele, conditi con confettini colorati e decorati con frutta candita. La forma del dolce cambia a seconda dell’estro del momento: le golose palline, ancora calde, vengono disposte su un piatto da portata e lì viene data la forma desiderata, che può essere una semplice piramide o più semplicemente una ciambella.  

Nella preparazione degli struffoli niente è lasciato al caso: il vero struffolo deve essere piccolo, per poter realizzare quante più palline possibile dall’impasto. 

Gli struffoli, però, da soli non bastano, altrettanto importante sono le decorazioni, costituite solitamente da arancia, cedro, zucca candita (detta cucuzzata) e confetti colorati (i così detti diavulilli).   

Uno dei segreti per la perfetta riuscita degli Struffoli è però il miele: deve essere abbondante e lavorato alla giusta temperatura. È il miele, infatti, a conferire il giusto amalgama tra tutti gli ingredienti.  

Storia: 

Il nome dello Struffolo, ossia della singola pallina che compone il dolce, deriverebbe dal greco, precisamente dalla parola  Stróngylos, che significa ‘di forma tondeggiante’.  

Nonostante la loro tipicità, sembra che gli struffoli non siano stati inventati a Napoli ma che siano stati introdotti dai greci già ai tempi della Magna Grecia. Peraltro, nella cucina greca esiste ancora una preparazione simile, i Loukoumades (ghiottonerie).   

Un’altra ipotesi sull’origine degli struffoli è di derivazione spagnola. Esiste infatti, nella cucina andalusa, un dolce molto simile agli struffoli, il Piñonate, che differisce da quello napoletano solo per la forma delle palline di pasta, che sono più allungate.  

E così la parentela tra struffoli e piñonate potrebbe risalire al lunghissimo periodo di vicereame  spagnolo a Napoli. 

Gli Struffoli in Italia: 

In giro per l’Italia troviamo diverse varianti degli struffoli napoletani. Ad esempio, nella Marche, Abruzzo, Molise e in alcune zone del Lazio questo dolce è chiamato Cicerchiata; nella Basilicata e in Calabria, invece, troviamo la Cicerata 

Spostandoci nella Ciociaria, nei dintorni di Ceccano, con lo stesso nome degli struffoli napoletani viene indicato il nome di un dolce per Carnevale che corrisponde alle più note Castagnole nel resto dell’Italia.
Infine, a Taranto e nella provincia gli struffoli li chiamano Sannacchiudere, mentre la città di Lecce li indentifica con il nome di Purceduzzi ossia ‘porcellini dolci’.   

Ora però non vi resta che provarli,  miei cari lettori.    

La Top five: 

1 Giovanni Scaturchio:  Pasticceria storica situata nel cuore di Napoli, famosa per i suoi dolci realizzati rispettando l’antica tradizione napoletana.  

ConsigliatoCorno di struffoli.  

2 Attanasio: Pasticceria che non ha bisogno di tante presentazioni. Tappa fissa per turisti e per noi napoletani.  

Consigliato: Torrone con  struffoli e cioccolato.  

3  Alfonso Pepe: Il pasticciere di Sant’Egidio del Monte Albino, tra i pionieri della riscossa del panettone del Sud. Maestro d’innovazione con un pizzico della buona tradizione napoletana.  

Consigliato: Panettone alle albicocche unito agli struffoli classici.  

4 Sal di Riso: Pasticceria innovativa, famosa per i suoi panettoni artigianali. Qualsiasi prodotto produce, diventa un successo.
Consigliato: Struffoli con impasto al cioccolato e granella di pistacchio.   

5 Salvatore Capparelli: Dal centro antico ai Tribunali, il re del babà, famoso per le sue innovazione gastronomiche. 

Consigliato: Vasetto di struffoli al sapore di agrumi.

E l’atmosfera natalizia ha fatto capolino anche da Le Zirre Napoli ®! A celebrarla tra brindisi e auguri scintillanti sono intervenuti ospiti speciali che hanno dato vita ad un private party esclusivo e nello stesso tempo familiare, come vuole la tradizione per questa importante occasione. Il tocco glamour lo hanno dato le borse e gli accessori colorati che hanno fatto da cornice ad un happening che si è ripetuto quest’anno dopo il successo della prima edizione. A varcare la soglia del concept store di via san Pasquale 27 Attori, vip, blogger e personalità vicine al team Le Zirre che hanno ammirato le tantissime novità del brand in versione mini e maxi, una più cool dell’altra! Dal grande sacco di Natale firmato Le Zirre sono spuntati tanti Christmas gifts di ogni pattern e fantasia destinati ad esponenti dell stampa così come a special guest del calibro di Luisa Amatucci, Gioia Spaziani, Samanta Piccinetti, Marjo Berasategui. Ha spopolato il re dei tessuti di questa fredda stagione: il velluto, declinato in tutte le sue varianti cromatiche. Il brand di borse made in Italy ha dedicato a questo materiale un’intera linea, la Velvet appunto, della collezione Fall Winter 2018/19 Cromatismi Napoletani. Una produzione super moderna, colorata e easy to wear che non trascura i colori intensi e accesi: ai tessuti è dato un ruolo importante come ai broccati e appunto ai velluti; il tutto rimanda a proposte urban style di forte richiamo alla città e con la caratteristica inconfondibile del brand made in Italy, il lusso accessibile. Altro must di collezione, la linea Compose realizzata in duplice versione, broccato e velvet. E’ composta da tre borselli di diversa misura, la sua particolarità è che è componibile e personalizzabile a proprio gusto (da qui il termine Compose). Può essere indossata a mano grazie al maxi anello in oro galvanizzato oppure agganciata alla cintura con un anello più piccolo. Non solo borse hanno fatto da cornice all’evento ma anche le proposte fashion su stand e scaffali, dagli avvolgenti capispalla ai capresini, fino ai cappelli e scialli. Per ospiti esclusivi un’anteprima esclusiva: una preview della collezione Pablo, ispirata ad un gattino da poco diventato un membro speciale della famiglia e la cui silhouette è una delle fantasie della Spring Summer collection 2019 che sarà lanciata come di consueto in occasione della fiera Homi Milano a gennaio.

Camminare per le strade di Salerno durante il periodo di Natale è come vedere un film cult: puoi guardarlo tante volte, senza stancarti mai. Perché ogni anno la passeggiata per i vicoli affollati tra le Luci d’Artista è una tappa imperdibile per chi vuole immergersi in un mondo fatato, dove si ritorna bambini respirando atmosfere sempre nuove. L’amore e la valorizzazione di un territorio ricco di storia sono il tema della manifestazione, giunta alla XIII edizione. Non a caso l’evento di quest’anno si chiama Mare, mito e la divina Costiera, un trinomio inscindibile che racconta le eccellenze e le trasforma in un itinerario di luminarie accese fino al 20 gennaio 2019. Che siate fedeli ad un percorso stabilito, che seguiate il flusso o andiate controcorrente, poco importa, quello che conta è perdersi tra le mille sfumature lasciandosi sedurre dal Natale.

IL MAXI ALBERO

Nel centro di Salerno in piazza Portanova, dove un tempo venivano eseguite le condanne capitali, c’è un maxi albero di Natale di venticinque metri di altezza che svetta sul corso Vittorio Emanuele e via Mercanti. La sua base è caratterizzata da un tunnel di 10 metri nel quale potrete entrare e toccare con mano l’installazione interattiva. A rendere l’albero così luccicante sono 280mila luci al led a basso consumo energetico disposte su un chilometro e mezzo di filari, 60 ghirlande e 48 sfere dorate. Tra uno sguardo alle luminarie ed uno all’architettura da non perdere il dipinto murale di fine Seicento, la cosiddetta Madonna delle Grazie, un’edicola votiva dove sostavano i condannati per l’ultima preghiera.

TEMPIO DI POSEIDONE

Presso piazza Flavio Gioia che insieme a Portanova in passato costituivano un luogo unico e attiravano nel Medioevo mercanti da tutto il Sud, esiste ancora oggi la Porta Nuova realizzata nel 1754 dal maestro Ragozzino, alla sua sommità è collocata una statua raffigurante San Matteo, patrono e protettore della città dell’artista Francesco Pagano (1756). In quella che viene definita La Rotonda dominata da una scultura raffigurante due delfini di Riccardo Dalisi, ad accogliere i passanti, durante il periodo natalizio, è il gigantesco Tempio di Poseidone, uno spettacolo di luci che descrive il passato attraverso l’arte. Lungo il corso Vittorio Emanuele invece c’è un’opera che rievoca il profumo dei limoni della Costa d’Amalfi, mentre una cascata di perle rende prezioso Largo Sedile del Campo, attorno alla Cattedrale di San Matteo invece troverete angeli e presepi luminosi.

ATTIVITA’

  • Una delle attrazioni più spettacolari di Luci d’Artista èGiant Wheel, la ruota panoramica che si trova in Piazza della Concordia. È possibile salire su una delle quarantadue gondole chiuse e climatizzate, ciascuna con una capienza di otto persone e guardare dall’alto uno spettacolo di colori.
  • Per gli amanti dei presepi da non perdere quello realizzato con la sabbia, che si trova proprio sotto la ruota panoramica illuminata.
  • Per i più piccini presso il Parco dell’Irno è stato allestito fino al 6 gennaio il Villaggio di Santa Claus, un mondo magico pieno di giochi, balocchi e allegria. I più grandi potranno divertirsi sulla pista di pattinaggio, scattarsi selfie nel globo illuminato della Lapponia o degustare prelibatezze gastronomiche.

DOVE MANGIARE

Botte Pazza è un piccolo angolo del gusto che si trova nel cuore della movida salernitana (Via Giovanni Ruggi D’Aragona, n.1), dove a fare da padrone è il dio Bacco. All’interno della sala che ricorda il centro di una piazza, ci sono delle fontane dove zampilla il vino che viene offerto ai commensali. Perché il proprietario Alfredo Favero ci tiene che l’ospite si senta a casa e che tra una portata e l’altra si diverta a gustare del buon cibo, a cantare e perché no a suonare uno degli strumenti appesi al muro del locale. Qui si respira aria di tradizione anche in tavola: da non perdere il re della casa l’antipasto Spuzzuliàcomposto da salumi e formaggi come la scamorza di Agerola in foglia di limone, la parmigiana di melanzane e le frittelle artigianali. Se invece avete voglia di assaporare una cucina a base di prodotti del mare a due passi c’è Pazza Marea (vicolo Giovanni Ruggi D’Aragona,n.3)dove i piatti di Ferdinando Cuomosi fondono con una cornice calda e accogliente arredata con reti di pescatori e ceramiche di Vietri. Si inizia con cartoccio di tonno marinato, alici fritte con salsa alle cipolle di Montoro, zuppetta di cozze, il tutto annaffiato da fiumi di vino gratis secondo le regole dell’all you can drink.

© Massimo Pica

di Francesca Saccenti