Caruso Place: qui la musica si fa accoglienza

La tradizione melodica partenopea è la prima ‘ospite’ del boutique hotel nato da un’idea di Manuela Cicala.  «Il tempo nella struttura è scandito dalle note dei 78 giri di mio nonno. Sogno di un museo della musica nella mia città».

Di Vincenzo Sbrizzi 

Caruso come il nome del grande tenore partenopeo. Il primo a incidere dischi e a scrivere in note la storia della canzone napoletana.

Caruso, come  il nome di un albergo che celebra la passione per la musica. Una casa più che un hotel. Quella che Manuela Cicala, general manager del Caruso Place – Boutique & Wellness suites di via Toledo, condivide con i suoi ospiti.

Qui, nei meandri delle strade dello shopping napoletano, cultura e tradizione sono a

sono alla base del concetto di accoglienza turistica.

«L’intero albergo è basato sulla narrazione della tradizione musicale napoletana – spiega Manuela -. L’idea affonda le radici nella mia infanzia. Mio padre Teodoro è un avvocato con una grande passione per la musica classica napoletana. Passione che negli anni l’ha reso il più grande collezionista di 78 giri in Italia. Ha una collezione di 10mila pezzi, alcuni dei quali fanno parte della fonoteca dell’albergo. Quand’ero piccola, lo sentivo ascoltare i dischi con il grammofono fino a tarda notte. Il volume della tromba del grammofono non si può regolare e tutti i miei ricordi sono accompagnati dalla musica napoletana».

Ricordi ma anche sogni. «Anch’io sono diventata avvocato come lui ma poi ho sentito dentro di me la voglia di dedicarmi a questa mia nuova grande passione: l’accoglienza. E ho deciso di inseguire il mio sogno all’insegna di questo fil rouge». Tutto lo storytelling dell’albergo, infatti,  è legato alla musica e alla tradizione partenopea. Dai 78 giri che gli ospiti possono ascoltare nella sala living dell’albergo, fino alle citazioni dei classici sui muri o i numeri delle stanze a forma di disco.

Qui tutto trasuda di tradizione. L’arredamento, curato da Alberta Saladino, è stato scelto per ricostruire l’atmosfera di una casa napoletana degli anni ’30 e ’40 con pezzi originali dell’epoca. «L’albergo è il frutto di una storia familiare. Ci sono gli attimi di dolcezza dell’infanzia che si uniscono all’età adulta quando ho sposato mio marito. Lui appartiene alla famiglia Aloschi, da tre generazioni leader nel settore turistico. Così è stato naturale unire le mie passioni alle sue e pensare a un contenitore che facesse vivere ai turisti prima di tutto un’esperienza».

Un’esperienza che poggia le sue fondamenta sulla storia della città. Non a caso il palazzo dove ha sede l’albergo è Palazzo Berio, progettato da Luigi Vanvitelli, e che in passato ha ospitato la statua di Amore e Psiche di Canova, tanto che Ferdinando di Borbone esentava il proprietario dello stabile dal pagamento delle tasse per il dono di bellezza che faceva alla città.

Al piano superiore, rispetto all’albergo, è nato il primo caffè chantant con lo storico primo teatrino. Un pozzo di storia in cui i turisti possono immergersi. E possono farlo in totale relax e coccolati dalle tante comodità che la struttura offre. A cominciare dalla cromoterapia di cui sono dotati tutti i bagni in camera della struttura.

Infatti pur non essendo pensata per accogliere una spa, l’albergo dedica gran parte delle proprie comodità al benessere. Molte camere sono dotate di jacuzzi, in tutte è possibile effettuare messaggi personalizzati mentre per chi vuole deliziare il palato è possibile degustare un calide di Lacrima Christi di Gianni Russo delle Cantine del Vesuvio o fare colazione con l’eccellenza della pasticceria napoletana, il tutto tra le opere dell’artista Gennaro Regina, come i famigerati Vesuvio.

Ad un anno dall’apertura, l’albergo che celebra la bellezza e la tradizione partenopea ha già avuto un grande successo nella clientela soprattutto internazionale che è valsa una citazione sulla rivista di settore Dove e la partecipazione al Wine and city, la kermesse annuale.

Un successo che autorizza a pensare già al futuro. «Sarebbe bello vedere altri Caruso in giro per il mondo. Un mio grande sogno sarebbe dare il giusto lustro alla musica napoletana con la creazione di un museo che valorizzi l’enorme collezione di mio padre. Non è possibile che l’unico museo della musica napoletana sia a Tokyo» conclude Manuela con gli occhi sognanti e le orecchie protese verso nuove note.