Pane e Oro. L’arte umana di Mimmo Paladino

Nel chiostro di Made in Cloister l’installazione dell’artista che anticipa il progetto di mensa sociale dello chef stellato Bottura. Paladino: «Il pane come bisogno, l’oro come sogno, insieme sinonimi di comunione»  

Di Francesca Saccenti  

Il Treno accompagna i passeggeri durante un lungo viaggio. Un viaggio che non ha né un inizio, né una fine, che porta l’essere umano a comprendere il valore dell’ospitalità e della comunione. La mostra dell’artista campano Mimmo Paladino,Pane e Oro,curata da Flavio Arensi, al Chiostro di Santa Caterina a Formiello di Napoli (piazza Enrico De Nicola, n.48) che apre la nuova programmazione della Fondazione Made in Cloister, narra di una dimensione sospesa e misteriosa in cui il ristoro ed il riposo si impossessano dello spazio. Vicino a queste figure dormienti, che ricordano i calchi rinvenuti a Pompei e che si ispirano alle opere dello scultore britannico Henry Moore, ciotole, scarpe e forme di pane diventano protagonisti della scena: elementi di uso quotidiano, distribuiti in un disordine sparso e vissuto per raccontare attraverso le sculture la fine di un pranzo, la siesta dopo una festa tra amici. «Il Treno nasce dalla mia curiosità per la terracotta, un materiale che è realizzato allo stesso modo del pane, con acqua e fuoco, ma con l’aggiunta dell’argilla e che veniva usato per plasmare scodelle dove era conservato il cibo – spiega Mimmo Paladino -. Voglio raccontare un universo fatto di frammenti umani e concreti che rimandano al tema della convivialità. Le tegole delle case, il cappello con cui il contadino si copre, le scarpe che indossa descrivono gesti semplici e comuni. Il mio è Il Treno della quotidianità». 

Al centro del Chiostro cinquecentesco di Santa Caterina a Formiello, tornato a nuova vita nel 2016 dopo il restauro intrapreso dalla Fondazione, ormai esempio di rigenerazione urbana, invade lo spazio una grande tela realizzata nel 1995 dal titolo Pane e oro, ideale prosieguo de Il Silenzio del Pane di sei anni prima. In cima all’opera ci sono un paio di scarpe rosse, forse di un viaggiatore in cerca di pace e di ristoro, mentre cadono dal cielo come comete, meteore di pane. Il tempo non esiste più, il passato si confonde con il presente per dare vita ad una dimensione dove regnano magia e alchimia. Dove scintille d’oro accarezzano l’idea di un mondo sospeso tra arte e bisogno. «Pane e oro per me hanno un duplice ruolo, arcaico ed alchemico – descrive l’artista -. Sono due elementi molto concreti che fanno parte di radici lontane. Perché il pane come bisogno e l’oro come sogno, insieme sono sinonimi di comunione, ospitalità e favoriscono l’idea del cibo visto come rito collettivo».  

Di fronte al celebre dipinto un grande tavolo in legno con inserti di disegni su carta che ricordano il desco de IlCenacolo di Leonardo da Vinci. Carte napoletane, fiori, cavalli e croci rappresentano dei simboli culturali ai quali siamo profondamente legati. Una piccola montagna di pane in terracotta, viene inserita in uno spazio che ricorda una edicola votiva, diventando così una effige sacra, che domina e brilla di luce propria, come un gioiello. Come i Lari, statue che rievocavano gli spiriti degli antenati defunti nelle case degli antichi Romani, il pane veglia sui visitatori del Chiostro nei pressi di Porta Capuana. Diventa un santo protettore.  

La mostra infatti fa anche da prologo al progetto di mensa sociale che – a fine settembre 2018 – la Fondazione Made in Cloister di Rosalba ImprontaDavide e Ferdinando De Blasio, avvierà proprio nella struttura in collaborazione con Massimo Bottura. Lo chef modenese, patron de L’Osteria francescana tre stelle Michelin, dallo scorso anno ha dato vita a Milano ed in altre città del mondo a Food for Soul, l’apertura di refettori per i meno abbienti in luoghi d’arte. Una iniziativa solidale, per dire no agli sprechi alimentari. «Ho già collaborato con Bottura realizzando il portale del Refettorio Ambrosiano al tempo dell’Expò. – racconta Paladino -. L’obiettivo di questo progetto, non è solo quello di dare vita ad uno spazio che offra buon cibo per coloro che ne hanno bisogno, ma di unire la qualità con l’arte. Perché la ricerca della bellezza è il fine al quale bisogna aspirare».