Dieci anni di AVEP, un presidio itinerante di solidarieta’

L’associazione presieduta da Francesco Orefice, e che a settembre festeggia un decennio dalla nascita, collabora con il Pascale e permette ai pazienti di continuare la terapia emato-oncologica a casa 

Di Vincenzo Sbrizzi

Esiste qualcosa di più brutto che ammalarsi di cancro? Per coloro che l’hanno subito sì ed è la solitudine delle cure in reparto. Qualcosa che ti segna a vita e ti debilita più della malattia. «Io non conosco il carcere ma vi assicuro che la terapia per una leucemia rara è molto peggio». A parlare è Francesco Orefice, commercialista napoletano, che ha fatto diventare un’esperienza drammatica della propria vita il carburante per dare una mano a chi ha sofferto come lui. Il motore si chiama Avep (Associazione Volontari Ematologia Pascale) ed è una perla rara nel mondo della sanità italiana. Si tratta di un’associazione che fornisce assistenza domiciliare ai malati emato-oncologici, in qualsiasi stato essi siano. Grazie alla loro opera, riescono a portare il reparto fuori dall’ospedale, a casa delle persone dove hanno il conforto dei propri affetti e del proprio mondo.

«L’associazione è nata circa dieci anni fa, nell’aprile 2009. Ero appena uscito da tre anni di cure per una rara forma di leucemia. Tre anni che, come è facile immaginare, sono stati drammatici, ma che mi hanno permesso di scoprire un mondo fatto di eccellenze. Ero ricoverato nel reparto emato-oncologico dell’ospedale Pascale di Napoli e tra quelle corsie ho scoperto una realtà sorprendente. A curarmi era Ferdinando Frigeri, attualmente primario a Caserta, e tutto lo staff del reparto che rappresenta un punto di riferimento europeo come centro sperimentale di nuove terapie. Nonostante le loro capacità, che mi hanno salvato la vita, il decorso di un malato emato-oncologico è un vero e proprio calvario che, spesso, si è costretti ad affrontare da soli, anche perché ogni ospedale, compreso il Pascale, ha dei posti letto limitati e la permanenza prolungata in ospedale di un paziente potrebbe significare un ritardo letale per le cure di un altro».

Di qui l’idea. «Quando sono uscito vivo da questa esperienza ho deciso di dare corso a un’idea di Frigeri: portare l’assistenza, medici ed infermieri, a casa dei pazienti».

Così è nata l’Avep che in questi anni è diventata un punto di riferimento per i malati oncologici. Ad oggi ha raccolto circa 800mila euro e in dieci anni è riuscita a fornire un totale di 1883 prestazioni domiciliari gratuite, ha donato macchinari medici e attrezzature al Pascale così come ha dotato tutte le stanze di un televisore con abbonamento Sky. Un piccolo momento di sollievo per quegli ammalati la cui situazione psicologica è fondamentale per affrontare la malattia. «Quando ci sono le partite del Napoli, i degenti dagli altri reparti vanno in ematologia a guardarla e così passano due ore in compagnia – continua a raccontare soddisfatto Orefice –. Adesso abbiamo intenzione di acquistare dei frigo per le stanze oltre che rinnovare il parco attrezzature del reparto». Reparto che è diretto da Antonello Pinto, considerato uno dei 100 migliori medici nel campo della ricerca.

L’associazione lavora con il Pascale in regime di convenzione e fa delle donazioni il principale strumento di sostentamento. «Le persone ci premiano, oltre che per quello che facciamo, anche per la nostra trasparenza. I nostri bilanci sono pubblici ed è possibili andare sul nostro sito e consultarli in tempo reale, anche quelli dell’anno in corso. Una rarità che però invoglia le persone a darci fiducia. Il resto riusciamo a farlo anche grazie a diverse company amiche che ci supportano in ogni modo». Il prossimo 28 settembre sarà un’occasione importante per raccogliere fondi per l’associazione. Si festeggerà il decennale della nascita con un grande festa all’Arena Flegrea. Il ricavato della vendita dei biglietti verrà devoluto alle iniziative dell’Avep che crescono giorno dopo giorno. «Il nostro prossimo passo è quello di far nascere un ufficio dell’Avep direttamente nel reparto così da dare tutto il supporto informativo alle persone. Ci è stata già concessa una stanza. Poi continueremo con l’assistenza e la nostra speranza è quella di crescere. Potremo farlo solo grazie alla solidarietà delle persone».