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Sabato 20 ottobre in largo Ferrandina 1, e precisamente all’indirizzo del nuovissimo showroom targato Sherì è stato fur party! Dalle ore 17 e fino a sera in tantissimi si sono dati appuntamento qui in un contesto super trendy dove protagoniste sono state le pellicce di Oreste Cincini, lunghe e corte, a gilet, giubbotto, cappa, su accessori, borsette, tracolle, secchielli e pochette. Gialle, rosse, fucsia, verdi, azzurro, multicolor. Motivo di tanto clamore? La presentazione ufficiale dei nuovi spazi dello showroom, da qui il titolo dell’evento FUR: FU-TURISTIC R-ESTYLING. In tantissimi hanno dunque ammirato l’indovinato mix di design moderno con elementi storico-architettonici del XVIII secolo, dove convivono pilastri e mattoni vivi a vista in un ambiente futuristico illuminato a giorno. L’evento, a cura di Mila Gambardella e Cristiana Giordano in outfit Blunauta, è stato caratterizzato da tanti volti sorridenti, tutti “immortalati” dalle polaroid scattate agli ospiti sotto la cornice fucsia con gli # dell’evento. Il tocco di colore è stato affidato alle hostess, ciascuna con un modello Sherì, che si mescolavano tra la folla intrattenuta dalla musica del dj Fabio Cincini, degustando prosecco e vino della cantina Carputo e assaggiando le proposte sfiziose del catering di 16 Libbre servito in cortile “a bordo” dell’iconico furgone targato Langoustine Flower Bar di Paola Tursi, vicino di porta di Sherì.  Altro partner dell’evento AG Iannuzzi Hairstylist che nella figura di Rita, Maria, Alessandro e Giuseppe hanno curato le acconciature e il make-up di organizzatrici e hostess. Era presente la famiglia del padrone di casa, la mamma Olimpia Reale e il papà Antonio Cincini, Annamaria Cozzolino, Chiara Cincini, Emanuela Damiano, Patrizia De Boni, Alessandra Cappiello. Tra gli intervenuti, l’attrice Rosalia Porcaro, Simona Keller, Pietro di Nocera, Anna Paola Costabile, Sergio Mazza, Paola Furcolo, Alessio Curatoli, Viviana Racconto, Martina e Marilisa Monti, Havana Alfarano, Marjo Berasategui, Giordana De Cesare, Paola De Simone, Valeria Chianese, Luciana Fiorillo, Melania d’Elia, Ettore Morra, Stefano e Francesca Del Giudice, Gianna Mancino, Chiara Minoja, Chicca Palombo, Flavia Palombo, Tony Costanzo, Claudia Catapano, Luca Tarallo, Valerio e Anna Paola Campobasso, Ivan Papoff, Fabrizia Fusco, Betti Lombardi, Gigliola Pacifico, Gabriella de Georgio, Ivan Russo, Barbara Izzo, Giorgia della Morte, Gloria D’Avino, Donatella Narese.

Finelli: “Combattiamo da 10 anni il razzismo attraverso letture in libertà”

di Francesca Saccenti

Poetè è un ‘luogo immaginario’ fatto di arte e cultura, una rassegna letteraria per lottare contro il razzismo e le discriminazioni attraverso i libri. Il programma della manifestazione, giunta alla decima edizione, è stato presentato stamattina a Napoli presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo e prevede un calendario ricco di ospiti e presentazioni che si svolgeranno ogni giovedì alle 18.30 (ingresso gratuito) nell’elegante cornice del Chiaja Hotel de Charme.

«Quest’anno Poetè spegne dieci candeline e questo rappresenta per noi un grande traguardo, ma soprattutto un punto da cui ripartire per moltiplicare le iniziative che abbiamo in mente – spiega Claudio Finelli direttore artistico e delegato Cultura di Arcigay -. Vogliamo creare una rete di persone che amano la lettura, che combattono per rendere meno buia e meno nera la notte che stiamo vivendo».

La rassegna nata nel 2008 dall’incontro tra Finelli, Luciano Correale, grafico pubblicitario e responsabile della comunicazione artistica di Arcigay Napoli e Pietro Fusella, direttore del Chiaja Hotel de Charme, si pone l’obiettivo di raccontare una Napoli diversa, che si schiera contro ogni forma di violenza attraverso la lettura. Numerosi i temi affrontanti dall’omofobia, alla transfobia, dalle inabilità alle difficoltà che sono costretti a vivere i detenuti passando per la lotta alle mafie, sulla scia di un unico filo conduttore: la libertà di espressione. 

La novità di quest’anno, grazie al supporto dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sarà l’evento conclusivo  dell’iniziativa. Il 17 maggio durante la giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia verrà inaugurata la mostra fotografica di Vito Fusco dal titolo Stonewall The Temple, che trae ispirazione dai moti di liberazione del 1969 di New York che hanno dato vita al movimento LGBT in tutto il mondo. 

Durante la conferenza stampa di presentazione di Poetè 10&Lode, moderata da Giuseppe Porcelli, sono intervenuti Gaetano Daniele assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Simona Marino delegata Pari Opportunità, Federico Maria de Luca segretario generale Fondazione Genere Identità Cultura ed Antonello Sannino presidente Arcigay Napoli.

Blunauta in via dei Mille compie un anno e lo festeggia con tante idee moolto kattive! Complice il clima streghesco di Halloween, Claudia Catapano dà appuntamento nel suo store martedì 30 ottobre dalle ore 17.30 a tutte le bad girls che hanno il pallino della moda e che troveranno qui outfit diabolici!

Per l’occasione il negozio avrà un travestimento speciale in tema grazie all’allestimento di palloncini e altri tricks a cura di Cecilia Pezzella.

Ortensia Tropeano si occuperà invece di make-up scenografici per splendenti creature della notte.

Lo stile, si sa, è imprescindibile ma a comandare per questa stagione sarà l’eleganza, delle sete e dei velluti che sono il fiore all’occhiello del guardaroba Blunauta, abbinata alla comodità delle linee e dei modelli in un perfetto urban style….

Non resta che varcare la soglia dello store per trovare proposte di chi in fatto di stile ne sa una più del diavolo o quanto meno tenta di accontentare ogni genere di diavolerie…

Il catering 16 Libbre intratterrà le ospiti con fantasiose degustazioni finger food abbinati al Piedirosso Campli Flegrei D.O.P. della cantina vinicola Carputo.

E allora “tremate tremate, le streghe son tornate… e vi aspettano con tutto il dark team martedì per un party di Halloween in stile Blunauta!

Il Maestro del blues partenopeo In tour con l’ultimo lavoro, Aspettanno ‘o  tiempo, un doppio live-disco che sa di Antologia. 

DI Francesca Marra

Doppio live antologico con i più grandi brani da lui composti e un nuovo tour che fa tappa in tutta Italia per celebrate i primi 50 anni della sua carriera. Il grande artista e musicista partenopeo James Senese si racconta per la prima volta attraverso un lavoro discografico che tiene insieme brani storici come Campagna e Chi tene ‘o mare. Si tratta di un disco che è un po’ un viaggio celebrativo tra le tappe musicali più importanti della sua vita. Il doppio album Aspettanno o’ tiempo, registrato durante il tour invernale del 2017, contiene tutti i suoi grandi  successi oltre due  inediti, lo strumentale  Route  66 e LL’America, quest’ultimo  scritto da Edoardo  Bennato per James, e una rilettura di Manha de Carnaval di Astrud Gilberto e Herb  Otha, qui intitolata Dint’o core.

Sulle note dei suoi indimenticabili brani si ripercorrono i più grandi momenti della storia del rhythm and blues del maestro partenopeo: passando  dagli Showmen, ai  Napoli Centrale (tuttora la formazione che più di ogni altra lo identifica), fino alle memorabili collaborazioni con l’amico Pino Daniele. Nell’antologia c’è il cuore pulsante di Napoli Centrale: Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi de Rienzo al basso, Agostino Marangolo alla batteria, sodali di altissimo livello che sono, non a caso, la  medesima band, Senese compreso, che rese capolavoro Nero a metà di Pino Daniele.

All’interno di Aspttanno o’ tiempo c’è tutto il mondo musicale di Senese, ampissimo e trasversale, fonte d’ispirazione della nuova generazione di musicisti partenopei ammaliati e affascinati dalle note del magico sax di James Senese che a 73 anni compiuti detta ancora la linea musicale per tutti quei compositori che vogliono fare della coerenza e del bisogno espressivo i propri riferimenti musicali.

«I brani che ho scelto sono quelli più rappresentativi della mia vita, che negli anni ‘70 non venivano capiti, ma che oggi sono attualissimi perché parlano di un popolo represso che vuole sollevare la testa».

La vivacità degli anni ‘60 e ‘70 Senese non l’ha mai persa nonostante le nuove generazioni viaggino su ritmi già molto diversi. «Io non mi sono mai fermato, vado a mille all’ora per non perdermi e per non perdere mai la passione e l’orecchio». Quell’ispirazione che lo ha portato a diventare non solo il punto di riferimento per i musicisti partenopei, ma anche maestro indiscusso di molti grandi esponenti del panorama musicale nazionale e internazionale, che al suo blues hanno sempre guardato con rispetto e ammirazione.

È da sempre stato il narratore di una Napoli diversa e multietnica, James Senese, figlio della guerra, come si diceva di quelli nati a cavallo tra il ‘43 e il ‘45, da padre americano e madre napoletana, nelle sue vene ha il ritmo dei neri d’America e le melodie contaminate e contaminanti dei vicoli di Napoli.

«Sin da piccolo ho combattuto contro ciò che ritenevo ingiusto, prima tra tutti il pregiudizio. È chiaro che il colore della mia pelle ha contribuito a sviluppare questo sentimento». James Senese ricorda spesso la sua adolescenza nella Napoli degli anni ’60. «A 15 anni mi guardavo allo specchio e mi vedevo diverso dai miei coetanei che non mancavano di farmi sentire ‘straniero’ nella mia terra». Poi ha scoperto la musica e ha trovato il posto più adatto per esprimere al meglio quella diversità. «Il saxofono ha cambiato per sempre la mia vita. Lì ho condensato tutte le mie angosce, le mie paure, soffiandole via, letteralmente. Ho capito che potevo liberarmi di tutti i problemi, che potevo scacciare i timori che attanagliavano la mia anima».

James Senese è diventato così il cantore degli ultimi, «di quella parte di popolo che  vive a testa bassa per portare a casa la pagnotta – racconta con un po’ di rammarico – ma avrei anche voluto parlare di amore e rispetto per le persone».

Questa nota malinconica emerge in ogni sua canzone, il sax di Senese, quando comincia a vibrare fa emergere tutto il fuoco delle viscere dei quartieri di Napoli e allo stesso tempo regala quel senso di libertà simile all’orizzonte del mare che bagna la città.

Dopo il successo del concerto di apertura della kermesse Noisy Naples 2018 organizzata all’Arena Flegrea, Senese sarà in tour per tutta l’estate. Tra le prossime date campane: il 21 luglio tappa al Gaeta Jazz e il 6 agosto a Cava de’ Tirreni, il 2 settembre sarà al Pomodoria Festival di Angri.

Di Rosaria La Rocca

Il campano Michele Baldassi conquista l’oro in Russia e trionfa ai campionati europei junior di pugilato di Anapa. Nella categoria 50 kg, dopo l’ultimo scontro con il georgiano Luka Nikabadze, Michele Baldassi è stato insignito del titolo di campione europeo con la sua medaglia d’oro. Alle spalle una carriera sportiva appena iniziata ma già molto promettente. Di Torre Annunziata, ha quasi 16 anni ma la sua giovane età  non gli ha impedito, anche questa volta, di mostrare sul ring la sua determinazione e la sua tenacia.

«È un ragazzo dolce – raccontano i suoi genitori, Ciro e Annachiara Baldassi – ma durante gli incontri si trasforma. Diventa un drago».

Il Drago, allora, diventa presto il suo soprannome sportivo. Così lo chiamano affettuosamente in  famiglia, i maestri Lucio e Biagio Zurlo e il suo mentore Raffaele Pagano, e proprio come un drago Michele nei match esibisce un susseguirsi di movimenti da cui trasuda tecnicismo ma tanta forza ed eleganza.

«Michele – aggiunge la mamma – balla sul ring. Non è un picchiatore. Negli incontri non si butta per fare male ai suoi avversari, ma cerca di schivare». Vincere gli Europei giovanili di boxe 2018 ad Anapa è un traguardo importante per il giovane Michele Baldassi che vede ripagati i tanti sacrifici che ogni giorno compie per la passione della sua vita. Tanta è la soddisfazione anche dei genitori e degli allenatori. Dopo questa vittoria, Torre Annunziata ma in particolare tutto il Rione Provolera, da cui proviene anche Irma Testa, un’altra giovane promessa del pugile femminile italiano, scende in piazza per festeggiare il nuovo campione. Seppur è ancora solo agli esordi, la promessa che ci fa Michele è quella di impegnarsi tanto anche ai prossimi campionati italiani che si terranno dal 2 al 4 novembre a Roma. Noi tifiamo per lui, per il Drago di Torre Annunziata!

Una collezione complessa, elaborata e mai scontata, in tre parole Mix and Match. E’ la sfida artistica che Roberta Bacarelli ha deciso di raccogliere per la stagione Autunno Inverno 2018/19 e che presenterà ufficialmente mercoledì 24 ottobre alle ore 19 all’HBTOO.  Sfileranno in passerella mood diversi proposti nello stesso outfit, in cui sono combinati ad arte materiali, forme e colori differenti che mirano ad infrangere le regole del buon gusto a beneficio dell’effetto sorpresa come è nelle corde della stilista napoletana.

La formula dello stile secondo Roberta Bacarelli è: più gli abbinamenti sono in contrasto tra loro e più si è à la page.

Un vero e proprio manifesto di libertà dove la regola è “trasgredire le regole”; quindi vedremo capi dalle textures diverse, stampe floreali sposate con rigati geometrici, fantasie barocche abbinate a temi animalier. Non sono da meno gli accessori che contribuiscono a spiazzare con il gioco del mix and match dando un tocco ancora più cool al look, tra cui maxi orecchini a forma di fiore, cappelli a falda larga, cruissard indossati sotto abiti lunghi, cinture evidenti a sottolineare il punto vita. L’ingrediente finale spetta a chi indossa l’outfit, alla sua personalità che mai come in questa stagione va di moda e deve assolutamente predominare.

Questi diktat di moda rappresentano il passaporto per un viaggio favoloso in cui Roberta Bacareli ci trasporta direttamente ai mitici anni ‘60/’70 in cui convivono il bon ton dei primi con la modernità dei secondi. Sono anni in cui cominciano le rivoluzioni, emerge una forte identità personale, di riscoperta del contatto con la natura, veicolando un messaggio di pace e di condivisione.

La sfilata di mercoledì sarà ambientata in un’atmosfera d’impronta “naturalistica” e le modelle sfileranno su un prato circondate da alberi per esprimere al meglio questo fondamentale concetto di  natura e libertà.

Sabato 20 ottobre segna il passaggio ufficiale alla stagione più cool, sia dal punto di vista climatico e sia per gli outfit che indosseremo… vedi alla voce pelliccia! Sherì lo festeggia con l’inaugurazione del nuovissimo show-room a Largo Ferrandina 1, all’interno dello storico Palazzo Caracciolo di Torella. I nuovi spazi dove spiccano le creazioni in pelliccia di Oreste Cincini sono il risultato di una felice commistione tra design moderno ed elementi storico-architettonici del XVIII secolo. Così, pilastri e mattoni vivi a vista fanno da cornice ad un ambiente futuristico illuminato a giorno dalla luce e dai colori delle pellicce declinate in tantissime proposte colorate e di vario pelo, tra cui visoni, volpi, cincillà ecc.

Dalle ore 17.00 amiche e clienti parteciperanno all’evento FUR: FU-TURISTIC R-ESTYLING e potranno ammirare le collezioni del brand che vanta un’esperienza trentennale nel settore della pellicceria italiana, portando con sé l’eredità della storica tradizione partenopea legata alla famiglia e al marchio Cincini, nonché alle abilità dei migliori artigiani napoletani, noti per aver esportato attraverso il proprio estro il made in Italy in tutto il mondo.  Un’eccellenza nella produzione delle pellicce italiane, capace di fondere stili classici e moderni nella realizzazione di capi di primissima scelta. Durante l’evento ci sarà una  mini sfiata con le proposte della collezione Fall Winter 2018/19 che s’identifica in capi esclusivi, pezzi unici. Un opening dunque celebrato in grande stile e “fotografato” con tante polaroid che immortaleranno le ospiti davanti ad un maxi cartello fucsia in Instagram style lasciando così un cadeau-ricordo dell’evento a ciascuna di loro. L’atmosfera sarà resa speciale anche dalla selezione musicale del dj Fabio Cincini. Sabato sarà fur-mania! Vietato mancare!

 

Nel chiostro di Made in Cloister l’installazione dell’artista che anticipa il progetto di mensa sociale dello chef stellato Bottura. Paladino: «Il pane come bisogno, l’oro come sogno, insieme sinonimi di comunione»  

Di Francesca Saccenti  

Il Treno accompagna i passeggeri durante un lungo viaggio. Un viaggio che non ha né un inizio, né una fine, che porta l’essere umano a comprendere il valore dell’ospitalità e della comunione. La mostra dell’artista campano Mimmo Paladino,Pane e Oro,curata da Flavio Arensi, al Chiostro di Santa Caterina a Formiello di Napoli (piazza Enrico De Nicola, n.48) che apre la nuova programmazione della Fondazione Made in Cloister, narra di una dimensione sospesa e misteriosa in cui il ristoro ed il riposo si impossessano dello spazio. Vicino a queste figure dormienti, che ricordano i calchi rinvenuti a Pompei e che si ispirano alle opere dello scultore britannico Henry Moore, ciotole, scarpe e forme di pane diventano protagonisti della scena: elementi di uso quotidiano, distribuiti in un disordine sparso e vissuto per raccontare attraverso le sculture la fine di un pranzo, la siesta dopo una festa tra amici. «Il Treno nasce dalla mia curiosità per la terracotta, un materiale che è realizzato allo stesso modo del pane, con acqua e fuoco, ma con l’aggiunta dell’argilla e che veniva usato per plasmare scodelle dove era conservato il cibo – spiega Mimmo Paladino -. Voglio raccontare un universo fatto di frammenti umani e concreti che rimandano al tema della convivialità. Le tegole delle case, il cappello con cui il contadino si copre, le scarpe che indossa descrivono gesti semplici e comuni. Il mio è Il Treno della quotidianità». 

Al centro del Chiostro cinquecentesco di Santa Caterina a Formiello, tornato a nuova vita nel 2016 dopo il restauro intrapreso dalla Fondazione, ormai esempio di rigenerazione urbana, invade lo spazio una grande tela realizzata nel 1995 dal titolo Pane e oro, ideale prosieguo de Il Silenzio del Pane di sei anni prima. In cima all’opera ci sono un paio di scarpe rosse, forse di un viaggiatore in cerca di pace e di ristoro, mentre cadono dal cielo come comete, meteore di pane. Il tempo non esiste più, il passato si confonde con il presente per dare vita ad una dimensione dove regnano magia e alchimia. Dove scintille d’oro accarezzano l’idea di un mondo sospeso tra arte e bisogno. «Pane e oro per me hanno un duplice ruolo, arcaico ed alchemico – descrive l’artista -. Sono due elementi molto concreti che fanno parte di radici lontane. Perché il pane come bisogno e l’oro come sogno, insieme sono sinonimi di comunione, ospitalità e favoriscono l’idea del cibo visto come rito collettivo».  

Di fronte al celebre dipinto un grande tavolo in legno con inserti di disegni su carta che ricordano il desco de IlCenacolo di Leonardo da Vinci. Carte napoletane, fiori, cavalli e croci rappresentano dei simboli culturali ai quali siamo profondamente legati. Una piccola montagna di pane in terracotta, viene inserita in uno spazio che ricorda una edicola votiva, diventando così una effige sacra, che domina e brilla di luce propria, come un gioiello. Come i Lari, statue che rievocavano gli spiriti degli antenati defunti nelle case degli antichi Romani, il pane veglia sui visitatori del Chiostro nei pressi di Porta Capuana. Diventa un santo protettore.  

La mostra infatti fa anche da prologo al progetto di mensa sociale che – a fine settembre 2018 – la Fondazione Made in Cloister di Rosalba ImprontaDavide e Ferdinando De Blasio, avvierà proprio nella struttura in collaborazione con Massimo Bottura. Lo chef modenese, patron de L’Osteria francescana tre stelle Michelin, dallo scorso anno ha dato vita a Milano ed in altre città del mondo a Food for Soul, l’apertura di refettori per i meno abbienti in luoghi d’arte. Una iniziativa solidale, per dire no agli sprechi alimentari. «Ho già collaborato con Bottura realizzando il portale del Refettorio Ambrosiano al tempo dell’Expò. – racconta Paladino -. L’obiettivo di questo progetto, non è solo quello di dare vita ad uno spazio che offra buon cibo per coloro che ne hanno bisogno, ma di unire la qualità con l’arte. Perché la ricerca della bellezza è il fine al quale bisogna aspirare». 

Grande successo per il brand della moda made in Italy che ha inaugurato ieri lo store di Napoli in corso Umberto I

Le donne ora lo sanno che a Napoli Sandro Ferrone ha finalmente il suo monomarca…

Parafrasando il claim del brand di abbigliamento made in Italy, “le donne lo sanno”, la notizia dell’inaugurazione del nuovo store ha fatto il giro della città e in tantissime ieri hanno varcato la soglia di Corso Umberto I n. 70-72 partecipando ad un happening allegro e colorato che ha visto in prima linea le tante proposte fashion della nuova collezione. Un importante traguardo per l’azienda romana che ha così accontentato i desideri di tante fedeli followers partenopee a caccia di shopping di qualità per outfit che spaziano dal quotidiano alle occasioni speciali. Grande merito va a Marco Bernardi e Simona Mazza, figlia di Carla e Antonio Mazza nonché celebri commercianti dell’elegante zona di Chiaia che hanno accolto insieme a Sasà Ferrone, figlia dello stilista, il folto pubblico brindando insieme nei nuovi spazi dal design moderno e accattivante. Impossibile mancare per Elena Santarelli che in qualità di testimonial del brand ha presenziato in una splendida mise della nuova collezione facendo foto e confondendosi allegramente tra la folla e gli allestimenti composti da palloncini e iniziali SF. L’evento è proseguito poi sulle note musicali proposte dalla dj Efee e con degustazione degli  sfizi a cura di 16 Libbre e drink proposti dalla cantina vinicola Carputo. Tra i presenti, Ivana Visconti, Katia Finizio, Valeria Gargiulo, Veronica e Federico Manna consigliere comunale di Chiaja, Francesca e Simone D’Aniello, Annamaria Donnarumma, Federica Bianco, Ilaria Guerra e Guido Gallichi, Agnese Roberti, Enzo Agliardi, Lula Carratelli, Federica Riccio, Chiara Minoja, Gloria d’Avino, Marilisa Monti, Maria Vittoria Salvati, Cecilia Pezzella, Alessandra Di Giacomo, Veronica Ummarino, Caterina Ummarino.

Il giovane talento comico dei The Jackal si racconta tra esperienze formative e professionali. «La mia comicità? È un’indagine della fragilità»

di Giulia Savignano

Per tutti è il personaggio sventurato e impacciato delle esilaranti parodie virali dei The Jackal. Ma dietro quell’irresistibile atteggiamento che lo avvicina particolarmente alla comicità di Massimo TroisiFabio Balsamo nasconde un ricco bagaglio di esperienze formative e professionali teatrali. Classe 1989, originario di Casalnuovo, l’attore è uno dei giovani più promettenti del panorama artistico campano.

 

Quando ha mosso i primi passi nel mondo della recitazione?

Tutto è cominciato nella parrocchia del quartiere, in un contesto di beneficienza. Avevo tredici anni quando riunii un gruppo di ragazzi con problematiche. Per me il teatro è motivo di aggregazione ma soprattutto espressione di esigenze interne. Dopo la maturità ho conseguito la laurea all’Università Popolare dello Spettacolo a Napoli, poi mi sono specializzato con un master a Roma, dove ho studiato anche doppiaggio e canto con i grandi maestri. La tappa più significativa è stata l’Accademia, che ha segnato il passaggio alla forma più classica di teatro, quella dei grandi autori come Ibsen e Pirandello. La mia esigenza era di crearmi ‘interprete’.

 

Si definirebbe più interprete comico o drammatico?

Non ho mai amato la distinzione tra attore comico e drammatico. Credo che siano il testo e la regia a fare questa distinzione, ma un attore, in quanto ‘colui che fa’ deve saper interpretare tutto, pur non escludendo una predisposizione. Io mi sento più drammatico, nonostante la comicità, per quanto strutturalmente più elaborata, mi venga più naturale e istintiva.

 

In che senso?

Credo che questo sia legato al mio modo di concepire la comicità: come indagine delle fragilità. L’attore che svela al pubblico il suo mondo interiore, senza gli artifizi e le tecniche che ha appreso, suscita un’immediata empatia per cui chiunque si riconosce nella persona fragile, quasi nessuno nel supereroe. Questa è la mia cifra stilistica. Tuttavia, nel mio piccolo, cerco per quanto possibile di conciliare progetti comici e drammatici. A breve, ad esempio, uscirà Beagle, un corto sul traffico d’organi dei bambini in cui interpreto un musulmano. Ma questo non mi impedisce di dedicarmi alla comicità con i The Jackal, il progetto che ho sposato a vita, perché la parodia, in fin dei conti, è sempre analisi profonda di un fenomeno sociale, rappresentato per iperbole in maniera grottesca.

In questo senso, con i ragazzi ho trovato il connubio perfetto umanamente e professionalmente. Però il teatro resterà sempre il mio primo amore.

 

Web, cinema e teatro. In quale forma artistica, dunque, si sente più a suo agio?

Io sono particolarmente legato alla recitazione legata all’elaborazione e all’esplosione, tipiche del teatro. Il cinema è piuttosto implosione interna, dove c’è la telecamera ad accoglierti dall’esterno. Mi trovo ancora in uno stadio iniziale del mio percorso di formazione, quindi non saprei collocarmi. Quello che so è che le tecniche sono differenti, ma di fondo c’è sempre la recitazione. Non disdegno neanche altri campi come quello del doppiaggio, prestando la mia voce al personaggio di un pizzaiolo nel cartone animato Supermonsters. Certo è che l’attività che mi sta dando grandi soddisfazioni è quella dell’insegnamento in una piccola scuola di Casalnuovo, grazie alla quale ricevo feedback estremamente interessanti dai bambini e dagli adulti che si avvicinano a questo meraviglioso mestiere dell’attore.

 

Il suo approccio alla recitazione è universale a prescindere dal mezzo, che si tratti di teatro, cinema o web series?

Assolutamente sì. Approfondire gli strumenti interpretativi del teatro mi conduce nella tessitura più intensa della drammaturgia e questo mi permette di essere più duttile. Non credo esistano mezzi di comunicazione inferiori ad altri, così come non esistono generi inferiori ad altri. Il mio approccio è sempre lo stesso, di analisi psicologica e caratterizzazione fisica. La differenza la fa il micromondo, il dettaglio. Come dico sempre ai ragazzi: «Immaginate un mostro. Non vi spaventa? Provate a dargli mille dettagli e vedrete come questo mostro comincerà a suggestionarvi». Il mio compito è quello di creare dei mondi interni dei singoli personaggi, che poi siano destinati al teatro, al cinema o alla televisione poco importa. Ad esempio, nel piccolo cammeo del tassista nella fiction Sirene, ho applicato questo suggerimento. La forza del personaggio è data dal suo mondo interno. Un attore deve preoccuparsi principalmente di creare il suo mondo interiore ed esternarlo come sua esigenza. Il giorno in cui non avrò più nulla da dire non salirò più sul palco, perché questo non è un semplice lavoro. Se non si ha nulla da trasmettere, meglio starsene in disparte.