I Tatafiore dell’arte a 1Opera

I Tatafiore dell’arte a 1Opera.

Tatafiore a Napoli’ è la mostra di uno dei protagonisti della Transavanguardia, allestita dal figlio Pietro nello spazio espositivo da lui ideato. «Curare la personale di mio padre? Il mio sogno da bambino»

Di Rosaria La Rocca

Nella vita sono padre e figlio che da sempre condividono una passione incondizionata per l’arte. Un amore che, se da un lato ha spinto Ernesto e Pietro Tatafiore ad “unirsi” nella vita professionale, dall’altro ha creato un capovolgimento di ruoli. «Assistiamo ad un’inversione – spiega Ernesto Tatafiore – perché solitamente sono i padri che ospitano i figli, qui, invece è il figlio che ospita il padre».

Classe 1945 Ernesto Tatafiore, insieme a Lucio Amelio e ad altri artisti, è stato uno dei pionieri della Transavanguardia. Pietro, seguendo i passi del padre, ha ben presto imparato a muoversi nel mondo dell’arte, credendo nella sua forza motrice.

Insieme ci accolgono nella galleria 1Opera aperta da Pietro nel 2012, dove dal 13 Aprile fino al 3 Giungo ha ospitato la mostra Tatafiore a Napoli, una personale di lavori inediti che illustrano un viaggio nei temi cari alla filosofia pittorica di Ernesto Tatafiore.

Da perfetto padrone di casa Pietro ci guida in un tour all’interno del suo spazio e della sua vita, ricordando un’infanzia trascorsa ad assorbire i “profumi dell’arte.

Pietro quando inizia la sua avventura con la galleria 1Opera?

Tutto è iniziato con il progetto Largo Baracche, quando nel 2005 con l’associazione Sabu abbiamo ottenuto in comodato d’uso dal Comune un vecchio rifugio antiaereo. Con dedizione e non pochi sacrifici riuscimmo a riqualificare un edificio abbandonato in un’area espositiva. Contemporaneamente prendemmo un piccolo spazio nei pressi di piazza Bellini dove nacque 1Opera, ispirandoci al concept di una gallerista francese, in soli dieci metri quadrati esponevamo una sola opera. Successivamente arrivò la scelta di continuare da solo l’avventura di costruire una vetrina per l’arte contemporanea, e nello storico Palazzo Diomede Carafa, in via San Biagio dei Librai, nel cuore di Napoli, intravidi la possibilità di trasferire 1Opera.

Ernesto lei si laurea in medicina e poi si specializza in psichiatria, quando la pittura entra a far parte della sua vita?

Credo di vivere nell’arte da quando ero un bambino perché mio padre, ma prima di lui mio nonno, il pittore Ernesto Tatafiore, amavano dipingere. La mia ricerca mi ha spinto, poi con una certa ambivalenza ad avvicinarmi alla poetica della Transavanguardia, condividendo con altri artisti la necessità di recuperare la purezza espressiva della pittura. In seguito ci sono stati degli allontanamenti e poi dei riavvicinamenti, e la mostra Tatafiore a Napoli è uno di essi. In quest’esposizione curata da Pietro che ha scelto personalmente ogni singola opera vengono recuperati alcuni temi di quegli anni. In primis il concetto del capovolgimento, ripreso attraverso un rovesciamento del numero uno, che ci sembrava in linea con la realtà in cui viviamo. Oggi assistiamo ad un susseguirsi veloce di momenti che, se da un lato protendono verso l’avanzamento, dall’altro ci conducono verso l’involuzione.

Pietro oggi lei è un gallerista che ospita le opere di suo padre, Ernesto Tatafiore. Com’è lavorare con lui?

La mostra Tatafiore a Napoli è stata curata unicamente da me e dalla mia galleria. Per la prima volta i due Tatafiore hanno collaborato insieme. In passato, però, ci sono state altre occasioni e questo ci ha permesso oggi di sentirci ben rodati. Il passaggio da padre/figlio a quello lavorativo è stato strano ma probabilmente anche molto naturale: da piccolo immaginavo di organizzare delle mostre e di vendere le opere di mio padre. E forse oggi, sono riuscito a trasformare quel gioco che facevo da bambino in quello della mia vita.

Ernesto lei è stato legato alla galleria di Lucio Amelio e al filone della Transavanguardia, ha scritto una pagina della storia dell’arte, secondo lei oggi che periodo vive Napoli ?

Napoli gode di un passato artistico considerevole e il contributo di Lucio Amelio è stato determinate. Richiamò a sé il meglio dell’arte contemporanea trasformando questa città in una delle piazze di spicco per la produzione artistica di quegli anni. Creò dei momenti forse irripetibili, che per fortuna furono vissuti. Però con questo non voglio dire che oggi non esistano altri Lucio Amelio, ma semplicemente che forse Napoli vive una fase di rallentamento.

Pietro può svelarci alcuni progetti che ha in serbo nei prossimi mesi per 1Opera?

Dopo il 3 Giugno, data in cui si conclude Tatafiore a Napoli, dal 12 Giugno fino alla fine di Luglio la galleria 1Opera ospiterà una mostra dedicata ai lavori di Alan Jhonson. In contemporanea lavoro ad altri progetti che forse mi porteranno fuori dal mio contesto territoriale ma che come sempre arricchiranno il mio bagaglio professionale di un forte respiro internazionale. La mia promessa sarà sempre quella di proporre una proposta interessante fatta di cose nuove e mai viste!