Quando la paura dell’incertezza della vita ci abitua al dolore

Se c’è una cosa che può costantemente bloccarci dall’ottenere quello che si vuole nella vita è l’incertezza. Non sapere cosa succederà, terrorizza. Tutti noi vogliamo sapere se le cose succederanno, come accadranno e quando. Siamo affezionati all’idea di poter predire con esattezza come le cose si evolveranno in ogni aspetto, come se cercassimo una verità assoluta, in un certo senso.   

Se per alcune persone un evento sociale può esser sufficiente ad innescare la paura dell’incertezza, per altri cercare di ottenere il lavoro dei sogni, intraprendere un nuovo sport, mostrarsi vulnerabili in una relazione, interagire con persone sconosciute, potrebbero essere fattori di spavento.  

In fondo, se andiamo a smascherare le nostre più grandi paure, non è insolito, sotto molti strati, trovare un nucleo di incertezza. Quello che non conosciamo è connotato automaticamente dentro di noi come un pericolo, piuttosto che come una novità. Secondo P. Levine, medico e psicologo tra i maggiori esperti mondiali nel trattamento dei traumi, quello che evitiamo viene registrato dal nostro sistema nervoso come una minaccia. A prescindere da cosa stiamo evitando, il nostro cervello innesca una reazione difensiva di attacco-fuga, che si attiva anche se semplicemente immaginiamo la situazione.   

Così, per avere l’illusione di poter avere un controllo, di rendere le cose sicure, certe; ci adattiamo ad abitudini frustranti, perché familiari, ci adattiamo al dolore. Nell’illusione di non soffrire, siamo disponibili a trascorrere buona parte della vita cercando, disperatamente, di controllare ciò che in realtà è fuori dal nostro controllo. La realtà è che la vita è incerta. Ci sono un sacco di cose su cui abbiamo una certa dose di influenza all’interno delle nostre vite, ma ci saranno sempre altre cose su cui non avremo il minimo controllo.   

Se guardiamo bene, non è l’incertezza il problema. È il nostro modo di relazionarci che cambia le cose, la nostra resistenza al concetto di non sapere che ci causa sofferenza. La salute psicologica  richiede di riconoscere e accogliere l’incertezza della vita, l’impermanenza delle cose.  Si rischia di fallire o di essere rifiutati; ma senza rischi non possiamo crescere. Si resta con la sofferenza, che è familiare (ed in un certo senso comoda), come cantano gli Afterhours : «Ma tu hai imparato ad amare il tuo dolore, senza comprendere che se aspettiamo di essere pronti per un nuovo lavoro, una nuova relazione, un trasferimento, probabilmente aspetteremo per tutta la vita».    

PAOLA DEI MEDICI Psicologa e psicoterapeuta, docente presso l’IACP (Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona), sede di Napoli. Si occupa di consulenze psicologiche, psicoterapie individuali, per la coppia e la famiglia. «Quando mi chiedono che cosa faccia nel mio lavoro, talvolta dico che mi occupo di prendere in mano, insieme con la persona, i pezzi della coperta della sua vita per provare a ricucirli in modo che possa essere più comoda. Il mio lavoro mi dà la possibilità di sperimentare sulla mia pelle, attraverso i cambiamenti dei miei clienti, come la relazione possa avere un potere enorme: quello di permetterci di rimboccare la strada quando sembra smarrita».
Per contatti: 347 8708937; Ricevo a Napoli in Via Bellini n°49, e ad Avellino, Via Piave n°210 A.