Noisy Naples All’Arena Flegrea, il mondo va in scena a Napoli

Noisy Naples All’Arena Flegrea, il mondo va in scena a Napoli

Claudio de Magistris è il nuovo deus ex machina dell’Arena Flegrea che con Noisy Naples 2018 ha letteralmente rivoluzionato le notti d’estate della mostra d’Oltremare. 

Un cartellone ricco di eventi, concerti dai grandi nomi della musica nazionale e internazionale, primo tra tutti Sting, non proprio uno qualunque insomma, ma per de Magistris l’idea di aver trasformato l’Arena Flegrea in uno dei più importanti palcoscenici nazionali e internazionali non sembra un fatto così eccezionale. 

Eppure i numeri gli stanno dando ragione: l’Arena in questa stagione ha fatto registrare pubblici da record per Noel Gallagher degli Oasis, CoezKasabian e per l’apertura affidata a tre artisti napoletani: Enzo Avitabile, James Senese e Luchè. Seimila posti sono tanti ma quando durante le notti di musica quelle enormi gradinate di marmo si riempiono di spettatori si assiste a un doppio spettacolo, uno sul palco e l’altro sugli spalti. 

«E già stiamo lavorando al cartellone estivo del prossimo anno» ci racconta de Magistris, classe ’72, una compagna da venti anni e due figli, Marzia di dodici anni e Luca di sei che lo seguono durante i concerti. 

«Gli obiettivi raggiunti nel 2018 sono un punto di partenza importante, ma stiamo già lavorando per la prossima edizione e per un programma più fitto. L’Arena Flegrea si presta anche ai musical, al teatro, alla musica classica, al balletto. In più, d’inverno, il foyer potrà ospitare mostre, concerti, incontri, dibattiti e serate tematiche». 

Da organizzatore di eventi a spin doctor, da politico a “ristoratore”, approda così all’Arena Flegrea. Ci racconta quante vite ha? 

Vado dove mi portano le passioni. Quella del bistrò dell’arte è un’idea nata con tre amici al bar. Abbiamo immaginato di trasformare una galleria d’arte di un palazzo storico di Napoli in un luogo dove abbinare arte e cultura alla gastronomia. L’approdo come direttore generale dell’Arena Flegrea va in continuità con un percorso di passione e professionalità che prosegue da più di venticinque anni: musica, eventi e comunicazione. 

Non si può prescindere dal suo ruolo politico. Ha lavorato accanto al Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, per tre tornate elettorali. Come ha conciliato la sua esperienza professionale con la politica? 

Ho messo le mie competenze nell’organizzazione e nella comunicazione a supporto dell’avventura politica di mio fratello, prima per la candidatura al Parlamento Europeo e poi per quella a Sindaco di Napoli. La prima campagna elettorale a Sindaco ha avuto una strategia ben precisa, un programma di cambiamento, contatto costante con i cittadini strada per strada, fino agli eventi in piazza con artisti del calibro di Roberto Vecchioni, Eugenio e Edoardo Bennato, i 99 PosseEnzo Grananiello, i Foja, Lina Sastri, Avitabile, Horacio Duran degli Inti-Illimani, Clementino e tantissimi altri. Durante la seconda campagna invece abbiamo aperto l’Agorà al centro storico, un luogo di eventi, incontri e confronto, con tre mesi di programmazione e frequentato da attivisti e tanti giovani. L’Agorà è diventata così un luogo di socializzazione e una scuola di formazione politica. E poi per me fare cultura, aggregazione sociale, rivitalizzare spazi o comunicare le meraviglie della propria città significa anche fare utile pratica politica. 

Lei ha avuto in passato l’incarico dal Comune per Eventi Internazionali e per l’immagine della città. In cosa gli eventi possono contribuire per lo sviluppo o l’immagine di Napoli? 

Le faccio un esempio. Dopo i primi mesi del primo mandato, superata l’emergenza rifiuti, era indispensabile far vedere subito, e senza la possibilità economica per campagne pubblicitarie, una Napoli pulita e libera dai sacchetti dell’immondizia. Lo abbiamo fatto anche grazie a una stagione mediaticamente potente fatta di grandi eventi culturali, spettacolari e sportivi: il ritorno dei concerti in piazza del Plebiscito e allo stadio, il lungomare liberato e occupato dai cittadini, ma anche dalla Coppa Davis, dagli internazionali di beach volley, l’American’s Cup, il Giro d’Italia, la lunga notte del capodanno e tanto altro. 

Quindi la politica è sempre presente anche nella sua nuova veste di direttore generale dell’Arena Flegrea? 

Questo è un tipo di lavoro diverso, lo svolgo con piacere perché mi permette di unire passione e professionalità. E il cognome non c’entra nulla. Ho accettato questa sfida anche convinto dalla seria progettualità a lungo termine messa in campo da Mario e Francesco Floro Flores. Inoltre a loro va riconosciuto l’ottimo lavoro svolto per la parte strutturale e per la tutela di un patrimonio della nostra città.

 Una Napoli che si candida nuovamente a diventare palcoscenico internazionale per grandi artisti nel prossimo futuro. La città come sta rispondendo? 

Si è scelto di fare eventi così importanti proprio per posizionare l’Arena in un circuito nazionale e internazionale e farla diventare il punto di riferimento assoluto per lo spettacolo e la musica del sud Italia. Abbiamo dimostrato che anche a Napoli questi eventi si possono fare e il pubblico sta rispondendo bene. Le persone arrivano da tante parti d’Italia: dalla Puglia, dalla Calabria, dalla Sicilia e anche dal centro Italia. 

Il suo rapporto con la città: se dovesse paragonarsi a una zona di Napoli quale sarebbe? 

Il Petraio, dove vivo oggi. A metà strada tra il Vomero, dove sono nato e cresciuto, e il centro città. È un posto straordinario che congiunge solo con scale Castel Sant’Elmo a corso Vittorio Emanuele. Non è comodissimo ma si viene ripagati dalla bellezza del luogo, dalla tranquillità e dal panorama.