Il nuovo contratto di governo e il diritto di famiglia

A cura dell’Avv. Antonella Esposito Gagliardi

Il nuovo contratto di governo si propone di intervenire anche sul diritto di famiglia. L’attenzione è appuntata sull’Istituto dell’affido condiviso dei figli, considerato dai più fino ad oggi un punto di arrivo.

La constatazione da cui parte il detto contratto è che l’affido condiviso nella pratica quotidiana non assicura un autentico equilibrio tra le figure genitoriali e pari dignità dei genitori nel loro rapporto con i figli nella fase patologica della famiglia. Pertanto, recita il testo del contratto,…”sarà necessario assicurare la permanenza dei figli con tempi paritari tra i genitori rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale”.

Al di là delle varie appartenenze politiche, il pianeta famiglia dovrebbe interessare tutti con l’uguale e comune obiettivo di assicurare agli adulti e ai figli il massimo della serenità e benessere possibile anche nella fase della disgregazione di una famiglia.

Però sin dalla prima lettura del programma del probabile futuro governo sono sorte delle perplessità.

Queste: “assicurare ai figli tempi paritari” è proponimento lodevole che non può e non deve certo trasformarsi però per questi in un quotidiano ping pong tra due case perché nella pratica il trascorrere tempi paritari con ognuno dei genitori non garantisce ai figli la conservazione di un habitat anche mentale con la necessità e, aggiungerei, lo stress di dover pensare al trasbordo quotidiano da una abitazione all’altra di abiti, libri di studio per lo svolgimento dei compiti per l’indomani, abbigliamento per lo sport.

E ciò perché un rapporto realmente equilibrato tra i genitori danneggia i figli.

Uguale perplessità per il “mantenimento in forma diretta”. Tale modalità di mantenimento per i figli in via teorica risulta egualitaria e soprattutto non punitiva per il coniuge onerato al pagamento del contributo che spesso si convince che il danaro che versa per il  mantenimento del figlio in realtà sia utilizzato per il soddisfacimento delle esigenze del coniuge collocatario dei figli. Però va anche detto che il mantenimento in forma diretta presuppone che nella divisione tra i genitori dei tempi dei figli si calcoli economicamente anche la diversa capacità contributiva dei coniugi come pure è necessario che i coniugi anche nella fase della separazione condividano tutte le spese per i figli, anche quelle quotidiane, spicciole e abitudinarie.

Insomma una chimera foriera di altra, nuova e maggiore conflittualità e malessere della famiglia.

La estrema sintesi del testo allo stato non consente di comprendere come si potrà procedere al raggiungimento di obiettivi che pur lodevoli sul piano dei diritti rischiano nella pratica di trasformarsi in altri e nuovi motivi di disparità e conflittualità familiare.