Kbirr, la birra che ha il sapore di Napoli

Kbirr, la birra che ha il sapore di Napoli

Da un’idea di Fabio Ditto il marchio della birra prodotta in Campania rimanda a un’esclamazione di stupore detta alla napoletana. «Un simbolo identitario evidente fin dal nome».

Di Valeria Sannino

KBirr potrebbe essere semplicemente un’ esclamazione positiva per dire alla napoletana ‘Wow che birra!’ è invece è anche il nome di una birra prodotta a Napoli da un’idea di Fabio Ditto, patron e general manager del marchio che, nel 2015, ha l’intuizione di introdurre sul mercato un prodotto che, al pari della pizza, fosse fortemente identitario.

«La mia è una passione che diventa lavoro- spiega Fabio Ditto -. Appena maggiorenne ho viaggiato in Germania e Baviera, guardandole con gli occhi di un ragazzino e sono rimasto affascinato dal mondo birraio. Il mio primo Oktober Fest d’altra parte risale a quando avevo appena otto anni. Da lì ho deciso che avrei voluto importare birra e venderla».

Non una birra qualunque, però, ma una in cui ci si potesse identificare. Di qui la scelta del nome del marchio. «Kbirr nasce da un’esclamazione positiva tipo ‘mamma mia che birra eccezionale!’. È il giudizio che abbiamo dato alla nostra birra dopo averla assaggiata ed è così che abbiamo deciso di chiamare il nostro marchio» spiega Fabio.

Il gusto è quello di “una birra eccezionale” ma le varietà sono diverse. Quattro per la precisione.

«Natavot è una lager e ti fa venir voglia di berla e riberla ancora, sulla sua etichetta c’è San Gennaro al quale ogni anno chiediamo un’altra volta il miracolo. Jattura è una Scotch ale ed è fatta con il malto di whisky torbato, sulla sua etichetta c’è un corno che fa da anti-jella. Un mastino napoletano invece è l’icona della nostra Paliata, un’Imperial stout talmente facile da bere che ti accorgi solo dopo che, avendo una gradazione alcolica molto alta, è come se ti avesse picchiato. Cuore di Napoli invece nasce dalla collaborazione con l’Accademia delle belle Arti di Napoli, è una American pale ale ed è fatta con un luppolo americano, sull’etichetta c’è il famoso cuore rosso pixellato».

Ogni birra ha il suo carattere, complementare ad una pietanza partenopea. «Consiglio ad esempio di abbinare la nostra Paliata col cioccolato al caffè o anche con le ostriche. Abbinamenti inaspettati ma buonissimi».

Oltre alla sostanza c’è però la forma che è quella tradizione rivisitata in chiave originale. Le icone delle birra rimandano all’universo semantico partenopeo. E anche la produzione stessa è tuta made in Campania. «Le birre vengono prodotte a Crispano, in provincia di Napoli e sono distribuite sull’intero territorio italiano. Abbiamo anche clienti a Nizza ed in Polonia e stiamo aspettando le autorizzazioni per ingrandire gli stabilimenti di produzione. Al momento siamo ad una produzione di 800 ettolitri».

Non solo. A Torre del Greco è nata Casa Kbirr. «Questo spazio nasce per far incontrare il grande pubblico col nostro format che vuole essere napoletano, parlare napoletano e bere napoletano. La birra napoletana accompagna la tradizionale cucina napoletana. La genovese, la pasta e patate con la provola, la parmigiana, gli spaghettoni con il soffritto…i piatti tipici che renderebbero orgogliosi i nostri nonni».

Il progetto d’altra parte è uno di quelli a 360 gradi. «Noi abbiamo agito su tre leve: la prima è stata quella di creare un marketing preciso fatto da slang e slogan napoletani; in secondo luogo abbiamo agito sull’accostamento tra birra e cibo e possiamo affermare che la nostra birra è una delle poche a poter accompagnare un intero pasto; in terzo luogo ci siamo avvicinati ad artisti napoletani sovvenzionando dei loro progetti o acquistando delle loro opere».

Box: Le birre

  • Natavot : Lager non filtrata e non pastorizzata. L’etichetta rappresenta l’immagine stilizzata di San Gennaro e nel nome rimanda al miracolo che si rinnova ogni anno, un’altra volta (natavot).
  • Jattura : Scotch Ale realizzata che riporta sull’etichetta il simbolo tutto partenopeo di un corno stilizzato, portafortuna appunto contro la Jattura (sfortuna), archetipo della scaramanzia, simbolo apotropaico per eccellenza.
  • Paliat : Imperial Stout dall’elevata gradazione alcolica di oltre 9° che scuote piacevolmente, ma intensamente, chi la degusta. Paliat, nel dialetto napoletano, si traduce in solenne bastonata, picchiare con forza. Nell’etichetta è raffigurato un mastino napoletano.
  • Cuore di Napoli : American Pale Ale in edizione limitata che porta in etichetta il cuore pixellato, simbolo dell’omonima installazione luminosa realizzata dagli studenti dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.