Amore e magia nel misterioso Tunnel dei Borbone

Amore e magia nel misterioso Tunnel dei Borbone

Ancora oggi, per chi è dotato di occhi attenti e orecchie acute, si possono udire distintamente i chiacchiericci e le voci stridule di un personaggio poco affidabile vissuto nel 1847. La Galleria Borbonica di Napolisituata nel cuore della città prende il nome da Re Ferdinando II di Borbone. I lavori della galleria, progettata per collegare il Palazzo Reale di Napoli e Piazza Vittoria, cominciano nel 1853, terminati in tempo record di tre anni, peccato che l’apertura durò poco.. Fu chiusa, infatti, dopo soli tre giorni. Ma cosa si cela dietro le mura e dentro i sotterranei? 

 

Una storia di amore e magia. La donna che fece innamorare perdutamente Re Ferdinando non è conosciuta e su di lei non esistono scritti o racconti, solo una testimonianza arrivata da un altro mondo per darci un taglio differente di come andò la vicenda. L’ammaliatrice che rubò il cuore del Re, era povera di denari ma ricca di ambizioni. Proveniva da una famiglia povera del Beneventano, ma da sempre sognava una vita sontuosa e ricca di possedimenti, per questo il Re aveva fatto costruire per lei una dimora segreta a palazzo Vittoria  dove potevano consumare le loro passioni lontani da occhi indiscreti. L’avidità del loro amore crebbe al punto che la giovane donna non si accontentò più della dimora a lei riservata ma fece l’impossibile per fare in modo che il Re mettesse a punto un passaggio che collegasse il palazzo alla sua casa, convincendolo del fatto che anche lei in quanto “suo vero e indiscusso amore” volesse far parte del suo regno, sebbene celandolo al mondo intero. E così fu..  

 

La giovane donna vestiva i panni della povera amante nascosta ma i suoi progetti erano ben altri, in realtà lei era la sacerdotessa delle Janare di Benevento, l’obiettivo era accrescere la sua magia e riuscire a regnare sul popolo accanto al Re. Bramosa di fama e di ricchezza, durante la lavorazione al tunnel continuò la sua spasmodica lotta all’amore del Re che, completamente annebbiato dagli incantesimi della Janara, divenne suo schiavo. Il tunnel parla ancora dei riti magici fatti in quei tre anni e di come quei lavori finirono così celermente. Non era solo per la bravura degli operai, ma senza dubbio vi era lo zampino della potente magia della sacerdotessa. I riti propiziatori di abbondanza, ricchezza, felicità e prosperità non hanno mai lasciato quelle mura. Solo l’urlo soffocante della Janara si può sentire ancora.  

Quando il Re scopri d’essere stato ingannato, la fece morire bruciata viva.. Lei non fece certo in tempo a maledire nè il Re nè le mura, che conservano ancora oggi gli incantesimi benefici della Janara. Chiunque abbia la fortuna di  godere di un po’ del suo tempo in quelle misteriose cavità sotterranee, nell’Agorà Morelli, certamente godrà di buona sorte, ereditata dalla prima Janara di Benevento.  

Bisogna solo prestare attenzione a non incontrarla in sogno, poiché potrebbe ancora oggi ammaliare le anime di chi la riceve e in qualche modo creare un ponte tra la vita e la morte…