Lavoro, maternità e licenziamento

A cura dell’Avv. Chiara Sabino

Lavoro, maternità e licenziamento

Caro Avvocato 

Sono una donna che lavora da giovanissima, sono in attesa del mio primo figlio e vorrei chiederLe se e in che modo per questo motivo posso rischiare un licenziamento.  

Gentile Signora 

La Direttiva UE n. 92/85 prevede una tutela delle lavoratrici madri. La più importante consiste nel divieto di licenziamento. Lo scopo della norma è infatti tutelare la sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere e in allattamento, evitare i rischi per il loro stato psico-fisico e, in primis, che possano scegliere l’aborto per mantenere il loro posto.
Ciò posto l’azienda non può assolutamente intimare il licenziamento: 

  1. Alla lavoratrice madre dall’inizio della gravidanza e sino al compimento di un anno di età del bambino. L’inizio della gestazione si presume avvenuto 300 giorni prima della data presunta del parto indicata nel certificato di gravidanza; 
  1. Apadre lavoratore che fruisce del congedo di paternità, per la durata del congedo stesso e fino al compimento di un anno di età del bambino; 
  1. oppure causato dalla domanda o dalla fruizione dell’astensione facoltativa e del congedo per malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore. 

 

Il licenziamento durante il periodo protetto è nullo e obbliga l’azienda alla reintegrazione sul posto di lavoro e al pagamento delle mensilità arretrate. 

Solo in casi eccezionali l’azienda può provvedere al licenziamento durante il cosiddetto “periodo protetto” e cioè quando si tratti di: licenziamento disciplinare, per colpa grave del lavoratore ma anche qui sarà il Giudice a valutare tra i diversi elementi, oppure in caso di licenziamento collettivo. 

Tale ipotesi, da poco confermata da una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea, avviene quando la cessazione del rapporto di lavoro sia possibile in presenza di avvenimenti eccezionali che non sono affatto connessi allo stato di maternità imminente quindi non inerenti alla persona della lavoratrice e che possono essere invocati nell’ambito dei licenziamenti collettivi.